Anna Frank: le solite pagliacciate inutili, c'è solo una soluzione efficace. Paese di giullari, simboli, manifestazioni, lenzuolate, girotondi. Mille codici, ma mancano quelli essenziali. Lotito vuole evitare la squalifica del campo.

 di Luca Ronchi  articolo letto 1380 volte
Anna Frank: le solite pagliacciate inutili, c'è solo una soluzione efficace. Paese di giullari, simboli, manifestazioni, lenzuolate, girotondi. Mille codici, ma mancano quelli essenziali. Lotito vuole evitare la squalifica del campo.

Saprete tutti ciò che è successo allo stadio Olimpico, non voglio nemmeno star qui a capire i motivi di certe azioni fatte da cervelli risucchiati dal nulla, sarà compito della giustizia a ridare (si spera), un neurone funzionante a questi ologrammi della vita che senza calcio, nuoterebbero nell'umido. 

PIUTTOSTO MI MERAVIGLIO DI QUESTA GRANDE SOLERZIA nell'individuare i responsabili (ce lo chiede la Germania o l'Europa per lavarsi la coscienza da periodi storici nefasti?), mentre quando accadono episodi di violenza (il male fisico conta meno di quello dell'anima?), si girano tutti dall'altra parte da 30 anni.

E' indubbio che il tema "razzismo", solleva indignazioni quasi spropositate, forse per per farsi propaganda, per mettersi al sole più di altri, cavalcando argomenti che tutti condannano senza colore di partito, mentre altri fattori che rovinano davvero il prodotto calcio, vengono passati in cavalleria dopo 3 giorni. Nessuno ha mai veramente combattuto il malaffare, le combine, le violenze ultras, il doping finanziario etc etc. E' chiaro che certi poteri forti, vanno difesi e tutelati, sennò non si spiegherebbe tutto questo clamore mediatico per dei "buuu", dei cori ai napoletani e degli adesivi appiccicati da 15 figli della merda. 

Lo Stadio Olimpico ha telecamere a ogni angolo e un sistema di rilevamento biometrico ai tornelli d’accesso che nemmeno il Pentagono o Alcatraz. Delinquere a volto scoperto e rimanere impuniti in quel catino da ottantamila posti è praticamente impossibile. E infatti i quindici tifosi laziali colpevoli di aver incollato nella curva sud dei romanisti degli adesivi che ritraggono Anna Frank con la maglia giallorossa - un modo come un altro per dire “romanisti ebrei“, accostamento che evidentemente entrambe le tifoserie ritengono offensivo - sono stati immediatamente identificati. Uno di loro, è un 13enne accompagnato con dal "padre". Mi aspetto gli venga immediatamente tolta la patria potestà a questo inetto. 

NON ESISTE UNA LEGGE- In un Paese serio si piglierebbe il codice penale per stabilire una pena proporzionata al reato, ammesso che ci sia. Il reato di antisemitismo qui non esiste, tanto per dire. C’è l’istigazione all’odio, c’è discriminazione razziale (forse), c’è apologia del fascismo (per interposto nazismo, forse), c’è magari pure un po’ di negazionismo. Ci sia quel che ci sia, i nostri quindi simpatici Irriducibili si piglierebbero la pena che si meritano, nel Paese serio, e tanti saluti. Fine delle trasmissioni.

PAGLIACCIATE INUTILI- In Italia no. In Italia del codice penale e della responsabilità personale dei quindici non gliene frega niente a nessuno. In Italia bisogna lanciare messaggi - “siamo tutti Anna Frank”, ad esempio, come da editoriale del direttore di Repubblica - mandare segnali - “dedicarle strade, piazze, biblioteche” - comminare punizioni esemplari. E infatti immediatamente il presidente della Lazio Claudio Lotito si reca alla sinagoga di Roma per chiedere scusa e deporre corone di fiori e annunciare urbi et orbi che la Lazio scenderà in campo (per il riscaldamento) con una maglietta dedicata ad Anna Frank, e che ogni anno 200 tifosi laziali saranno spediti ad Auschwitz - scelti tra chi, con che criterio, con quale potere d’arbitrio: boh - per riflettere sulle loro idee.

Peccato poi che venga pizzicato un audio, in cui LO STESSO PRESIDENTE definisce la cosa una sceneggiata inutile. L'HA FATTO CHIARAMENTE PER EVITARE LA SQUALIFICA DEL CAMPO, MA CHE CAZZO VOLETE CHE GLI FREGHI DI ANNA FRANK E DEGLI ADESIVI IGNOBILI?

Nemmeno fa in tempo ad annunciare queste misure necessarie per dare un segnale che Matteo Renzi lo supera con un colpo da maestro e la spara ancora più grossa: la Lazio scenda in campo con la stella di Davide sul petto - al posto dello sponsor - per spiegare “ai ragazzi delle curve perché quando pronuncio il nome di Anna Frank mi vengono i brividi”. Subito risponde la Lega Calcio, con un bel minuto di silenzio con annessa lettura di brandi del Diario e consegna del libro ai bambini.

Fosse solo per l’antisemitismo, o per il calcio. Funziona così in Italia. La battaglia o è simbolica o non è. Da noi si combatte la mafia con i lenzuoli bianchi alle finestre, l’odio contro i gay con un drappo arcobaleno sul palco di Sanremo (mentre la legge sull’omofobia è ferma in Senato dal 19 settembre 2013, giorno in cui la Camera diede il suo ok). E ancora, la disuguaglianza tra uomini e donne con uno sciopero delle donne - simbolico - l’8 marzo il giorno della festa - simbolica - delle donne. Il tutto mentre in Islanda è fissata per legge la parità salariale di genere, per sradicare il genere pay gap entro il 2020. Da noi si combattono gli incidenti sul lavoro mettendo un operaio scampato al rogo della Thyssen capolista alle elezioni politiche, il razzismo mettendo un ministro nero all’integrazione, la questione generazionale infilando un po’ di millenials a caso sul treno o sul palco, alle spalle del Segretario.

Segnali, simboli che regalano titoli, fanno fare splendide fotografie, magari regalano pure vetrine insperate oltre confine. Ma che non servono a nulla, o addirittura finiscono per complicare le cose. Perché alla prima occasione, una volta che i riflettori si spegneranno sull’Olimpico, i tifosi della Lazio la faranno pagare a Lotito e alla squadra. Perché l’antisemitismo nelle curve troverà terreno fertile nella lotta contro il politicamente corretto, il pensiero unico, il reato d’opinione. Perché si consoliderà la consapevolezza che la politica è sostanzialmente innocua, capace solo di fare ammuina e di spararla più alta possibile, per il titolo del giorno dopo. Perché fino al prossimo moto d’indignazione generale, non gliene fregherà più nulla a nessuno.

Arrestateli, fategli pagare quel che meritano di pagare, invece. Inchiodateli alle loro responsabilità individuali, senza troppi titoloni. Scommettete che la smettono?