La commissione agli agenti è una vergogna. Per De Ligt, Raiola ha guadagnato 10mln!

21.07.2019 23:53 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
La commissione agli agenti è una vergogna. Per De Ligt, Raiola ha guadagnato 10mln!

Quanto è costato l’acquisto di De Ligt alla Juventus? 75 milioni. Anzi no: 85,5. I 10,5 milioni di differenza sono i cosiddetti «oneri accessori», cioè la commissione pagata all’agente del calciatore, Mino Raiola, per l’intermediazione nell’affare. Così il colpo che, dopo Ronaldo, rappresenta un ulteriore salto di qualità del club bianconero nel processo di espansione globale, è anche l’occasione per tornare a parlare di un fenomeno figlio del calcio business: lo strapotere dei procuratori. La Juve fa da «cavia» semplicemente perché è l’unica società italiana, per doveri di trasparenza nei confronti del mercato borsistico, a divulgare l’entità delle commissioni delle singole operazioni: non lo comunica nessun’altra, nemmeno le altre due quotate a Piazza Affari. Ma non significa che solo i bianconeri paghino i procuratori così profumatamente, tutt’altro. Basta scorrere l’elenco dei compensi annuali agli agenti, diffuso dalla Figc: nell’anno solare 2018 l’Inter è quella che ha sborsato di più in Serie A, 24,9 milioni, poi la Juve a quota 24,3, quindi la Roma a 23, il Milan a 16,7, il Napoli a 14,2 e via via tutte le altre. Complessivamente i club del massimo campionato hanno speso 172 milioni nel 2018 (erano 138 nel 2017).

Un fenomeno globale

In realtà gli enormi guadagni dei procuratori sono un fenomeno globale, come documenta il report della Fifa «Intermediaries in international transfers 2018». Negli ultimi cinque anni sono stati spesi quasi 2 miliardi di dollari per le commissioni agli agenti nell’ambito dei trasferimenti dei calciatori, con una preoccupante escalation dai 241 milioni del 2014 ai 548 del 2018. E stiamo parlando soltanto dei trasferimenti internazionali, monitorati dalla Fifa attraverso il Tms (Transfer Matching System) che impone ai club di fornire informazioni riguardanti gli intermediari utilizzati per le operazioni di compravendita con l’estero. Il 19,5% di tali operazioni, a partire dal 2013, è avvenuto alla presenza di almeno un mediatore. Bene, i quasi 2 miliardi di dollari citati prima sono finiti fuori dal sistema, senza alcun reinvestimento all’interno della famiglia calcistica: dalle casse delle società alle tasche degli intermediari.

Il meccanismo

Formalmente, tre parti sono coinvolte nella negoziazione di un trasferimento: il calciatore, il club acquirente e – se l’atleta è ancora sotto contratto – il club venditore. Ciascuna parte può scegliere di impiegare uno o più intermediari, che per i loro servizi percepiscono una commissione. La deregulation varata dalla Fifa di Blatter nel 2015 ha reso il mercato una vera e propria giungla: niente più albi, con la conseguenza che chiunque può improvvisarsi procuratore a patto di assicurare di avere una reputazione impeccabile (in Italia, nel frattempo, è sopraggiunta una legge dello Stato); nessun limite di mandato, per cui l’intermediario può trattare per conto di chi vende, di compra, dello stesso oggetto della compravendita, in barba ai conflitti di interesse; niente tetto alle commissioni, con una semplice «raccomandazione» di limitarle al 3% dello stipendio lordo del giocatore o del prezzo del trasferimento. In questo modo, i procuratori fanno molti più soldi sedendo al tavolo delle trattative di una compravendita che non assistendo l’atleta per la sottoscrizione (o il rinnovo) di un contratto.

Le distorsioni

«Tutte le società sono sotto scacco. Sarebbe ora di porre fine a questo malcostume», ammette il dirigente di un club di Serie A che preferisce l’anonimato. Ci sono super-agenti in grado di influire sulle scelte di una società e sui destini di un calciatore, esercitando in qualche modo un diritto di proprietà sullo stesso, sebbene le Third Party Ownership (Tpo) siano state messe al bando. Ma è un sistema che, spesso, fa comodo agli stessi club. È il caso, per esempio, delle convenienti operazioni a parametro zero: trovo mesi prima l’accordo col calciatore in vista della scadenza, risparmio sul costo del «cartellino» e sono ben contento di riconoscere una commissione all’agente. Per non parlare di situazioni di necessità: sono costretto a cedere un calciatore entro una certa data per motivi di bilancio, o voglio semplicemente disfarmene perché non rientra più nei piani tecnici, e do al procuratore il mandato a vendere sfruttando la sua rete di relazioni. Di sicuro, le regole vanno riscritte ed è ciò che sta provando a fare la Fifa di Infantino, con l’annunciata riforma che dovrà entrare nel 2020. Le ipotesi allo studio? Nuovo albo per gli agenti, tetto ai compensi, pubblicazione delle cifre di ogni operazione, divieto di doppia rappresentanza. Basteranno?