La Juve fiuta il pacco e abbandona la pista Cristante. Fiorentina-Atalanta due piazze simili, umori opposti, l'Udinese lo spauracchio. Un dirigente svela un aneddoto pre Napoli.

 di Luca Ronchi  articolo letto 2812 volte
La Juve fiuta il pacco e abbandona la pista Cristante. Fiorentina-Atalanta due piazze simili, umori opposti, l'Udinese lo spauracchio. Un dirigente svela un aneddoto pre Napoli.

Che bella la calma piatta: zero polemiche, zero mal di pancia, vittimismo, "gomblottismo", piangina, insulti social etc etc, situazione ideale per fare qualche riflessione da portare negli uffici, scuole, palestra, in piazza senza per forza urlare pensando di avere più ragione di altri.

MERCATO- Partiamo dal mercato. La Juve sembrava in pole per Bryan Cristante, ma con il passare delle settimane, considerato anche il prezzo folle di 30mln fissato da Percassi, i bianconeri sembrano aver abbandonato, senza troppi problemi, la pista per il centrocampista nerazzurro.

A Torino non sono scemi, se vedono un giocatore di prospettiva, vengono in largo anticipo e chiudono l'affare come è successo con Caldara, se per contro si dimostrano titubanti, il più delle volte, lasciano il giocatore ad altri club e alla fine spesso hanno ragione loro: vedi Gagliardini, Kessie (forte ma non vale certo 30mln al momento), Conti lo vedremo, per restare negli affari che riguardano i giocatori nerazzurri. Mentre da tempo ritengo Caldara quello più pronto, da Juve e vale il prezzo pagato. 

FIORE-ATALANTA-UDINESE- Leggevo in queste ore, della contestazione che i tifosi della Fiorentina continuano a portare avanti nei confronti delle proprietà dei Della Valle, ma guardando i risultati degli ultimi anni, vedo che la Fiorentina, bene o male, è sempre entrata in Europa o ha lottato fino alla fine del campionato per entrarci. Insomma, risultati che a Bergamo verrebbero presi come miracolosi, a Firenze fanno girare i coglioni.

Dove voglio arrivare? A Bergamo ci si sente già una medio grande o lo si vuole diventare a parole, ma a livello mentale, culturale, si è rimasti provincialotti sotto tutti i punti di vista. Negli alibi, nelle scuse sull'arbitro, sul Var, nell'interpretazione delle partite e dei risultati. A Firenze, un campionato come quello che sta disputando l'Atalanta, verrebbe preso come normale se non addirittura un po' deludente, a  Bergamo con entusiasmo pazzesco. 

Non voglio arrivare a nessuna conclusione, era una semplice analisi che lascio completare a voi, quando la vostra fidanzata o moglie, vi scartavetrerà i coglioni con Sanremo e il disturbatore, pagato pure lui con il Canone Rai degli italiani.

UDINESE- Però, attenzione alla parabola Udinese. Preferite fare come la Fiorentina che arriva sempre nella zona sinistra della classifica o come l'Udinese che dopo 2 qualificazioni Champions, a momenti rischiava di retrocedere e ora, solo con l'arrivo di Oddo si sta risollevando? 

I Pozzo hanno dovuto investire nello stadio, trascurando la parte tecnica, hanno puntato tutto sul Watford, dove la Premier da 100 volte di più a livello economico della serie A e da regina delle piccole, con ambizioni da grande, oggi rischia di tornare nel calderone delle squadre in lotta per la salvezza come obiettivo primario del campionato. 

Insomma, l'Atalanta potrà diventare una forte Fiorentina o una normalissima Udinese. Questo lo scopriremo negli anni, ma chi dice come Gasperini che bisogna alzare l'asticella acquistando 4 big, pensando al giorno dopo e non a lungo termine, è un incosciente. A parole tutti dicono di avere un progetto serio, tutti sono convinti di raggiungere i loro obiettivi pre fissati ad inizio stagione, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il campo, la mentalità, i giocatori, gli uomini, i loro umori e rapporti personali famigliari, i tifosi, la piazza, le istituzioni, il fenomeno che nessuno può acquistare sul mercato Kulovic etc etc. Variabili che uno può considerare trascurabili se presa una a una, ma se prese insieme possono fare la differenza tra una qualificazione in Europa e una retrocessione.

ANEDDOTO- Chiudiamo con un piccolo aneddoto raccontato da un noto dirigente nerazzurro a microfoni spenti. "Nella partita in Coppa Italia, ho visto i giocatori del Napoli che ridevano, scherzavano, sembravano quasi data per vinta la partita solo perchè si chiamavano Napoli. Mentre al ritorno, fin dal loro arrivo allo stadio, nessuno fiatava, sguardo basso, massima concentrazione, sono venuti a Bergamo volendo vincere già nel tunnel che porta al campo e hanno meritato di vincere, hanno giocato con grande umiltà e concretezza"