La parabola Udinese da tenere sul comodino: Il primo club italiano a globalizzarsi, oggi paga la globalizzazione. Cinque tecnici in due stagioni, la crisi del modello Udinese

27.03.2019 14:00 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
La parabola Udinese da tenere sul comodino: Il primo club italiano a globalizzarsi, oggi paga la globalizzazione. Cinque tecnici in due stagioni, la crisi del modello Udinese

Più volte ho invitato gli atalantini a tenere sul comodino una foto dell'udinese, modello invidiato da tutti qualche anno fa, ora finito quasi in disgrazia nonostante lo stadio nuovo. La Gazzetta fa una fotografia molto nitiida di questo declino in pochi anni. 

L’Udinese, nelle ultime due stagioni, ha ruotato cinque allenatori. Nel 2017-18 ha avuto in panchina Delneri, Oddo e Tudor; nell’annata attuale Velazquez, Nicola e di nuovo Tudor. Nello scorso campionato si è salvata con l’affanno, oggi soffre un’altra volta di ansia da retrocessione. Il caso è interessante, al di là del dato numerico sulla girandola di tecnici. L’Udinese ha agito da pesce pilota, è stata la prima società italiana ad aprirsi alla globalizzazione, nel cuore degli Anni Novanta. Internet non era ancora così diffuso, i social neppure immaginabili, e l’Udinese si era inventata un «scouting» d’avanguardia, per l’epoca: aveva attrezzato una grande sala nella pancia dello stadio Friuli, con una cifra di televisori collegati a tutti i satelliti possibili, video su cui passavano le partite di tanti campionati, anche dei più oscuri e minori. Lì dentro comandava il peruviano Geronimo Barbadillo, ex ala dell’Avellino e dell’Udinese negli Anni Ottanta, e da lì partivano gli osservatori per valutare dal vivo il talentino adocchiato in tv. Ce n’era uno, con cognome francesizzante, che aveva fama di essere invisibile e ignoto alla concorrenza, una specie di James Bond delle tribune. Più o meno così venne piazzato il colpo Marcio Amoroso, brasiliano fortissimo, scovato con bell’anticipo tra Giappone, Guarani e Flamengo, acquistato per 7 miliardi di lire e rivenduto al Parma per quasi 70 miliardi. Ripetere oggi un affare simile è molto complicato, perché, nel nuovo mondo iper digitale, sugli Amoroso contemporanei arrivano prima e molto presto i grandi club. L’Udinese oggi deve lavorare sulle seconde o terze scelte e qualcosa rimedia, per esempio Rodrigo De Paul, pescato a costi modici nel Valencia, ma è da vedere che l’argentino venga ceduto ai prezzi di cui si parla. In più la famiglia Pozzo ha diversificato, si è comprata il Watford in Premier League. Non vogliamo dire che l’Udinese sia diventata d’impaccio, però non pare più centrale nella galassia dei Pozzo. Neppure il rifacimento dello stadio, con concessione d’uso a 99 anni, ha invertito la tendenza, messaggio da recapitare a quanti pensano che i nuovi impianti siano la medicina universale. Cinque allenatori in due stagioni di Udinese, lo spettro della Serie B dopo 24 anni filati di onorata Serie A: com’era verde la loro valle.