L’IMPRESA DI GASPERINI A ROMA: GRANDI, IMPARATE DA QUEST’ATALANTA

 di Luca Ronchi  articolo letto 2556 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
L’IMPRESA DI GASPERINI A ROMA:  GRANDI, IMPARATE DA QUEST’ATALANTA

Come andare a Roma e non vedere sorridere il Papu. L’arbitro Guida, con l’espulsione insensata di De Roon, stava per guastare l’impresa dell’Atalanta. Invece la Dea ha retto per più di un tempo anche in dieci e Gian Piero Gasperini ha infilato un’altra perla alla sua meravigliosa collana. Nella stessa settimana ha schienato Napoli e Roma in casa loro. Dell’Atalanta e del Gasp si è già detto tutto. Ma sarà bene ribadire cosa possono imparare da loro le grandi che adesso piangono.

A Napoli i terzini bergamaschi erano Castagne (gol) e Gosens; ieri erano Hateboer e Spinazzola. Hanno giocato tutti e quattro molto bene. Ieri ha riposato Masiello, che di solito guida la difesa. Perché, oltre ai tre centrali titolari, Gasp ne ha a disposizione altri tre di sicuro affidamento: Palomino, Mancini, Bastoni. Anche ieri a Roma c’è stata staffetta Petagna-Cornelius. Ora prendiamo l’Inter. Se a Icardi viene il raffreddore, non c’è un sostituto di ruolo; che manchi un centrale difensivo lo sa anche la mamma di Spalletti; tra delusioni di mercato (Dalbert) e reduci dalla luna alterna (Nagatomo, Santon), il tecnico ha dovuto abbassare Cancelo. Nel lavoro di progettazione e costruzione tecnica, i nerazzurri che si sono mossi da grandi stanno a Zingonia. Il Milan ieri ha vinto e sta crescendo grazie al buon lavoro di Gattuso. Ma Rino è il piano B, arrivato dopo il fallimento del piano A, Montella, che giocava un calcio completamente diverso. Dal possesso palleggiato all’aggressione verticale: idee agli antipodi usando gli stessi giocatori. Questa confusione tattica, legata a un mercato isterico, ha incrinato la stagione rossonera. Fin dalla prima ora di Gasp a Bergamo, invece, è stato chiaro quale calcio avrebbe predicato e ogni atomo del mondo Atalanta, dal presidente Percassi all’ultimo magazziniere, si è mosso di conseguenza. E così oggi la Dea è uno spettacolo che ruba gli occhi. Entra al San Paolo e all’Olimpico e pretende il pallone. Arriva in porta con traiettorie riconoscibili che sono ormai diventate stile.

Gasp si è smarcato dalla tradizione dell’allenatore orobico che doveva avere tre testicoli come il Colleoni e urlare: «Adess, adoss!». Grinta, corsa e trincee. Oggi Gasp è Caravaggio, parte da zolle bergamasche e porta in giro la bellezza, anche a Liverpool e Lione. È pronto per una nuova sfida in una grande? Domanda più corretta: esiste una grande che sia pronta per Gasp? Cioè capace di permettergli di produrre il suo calcio, come non successe all’Inter? Perché Gasperini non sarebbe mai arrivato a tanta bellezza se i suoi giocatori non gli avessero dato piena disponibilità al sacrificio, in partita e oltre. Ci sono pomeriggi di doppio carico in cui i nerazzurri rientrano negli spogliatoi di Zingonia barcollando, ubriachi di fatica. Per aggredire a tutto campo, in costante anticipo, serve una soglia di sofferenza altissima che Perisic e Joao Mario ignorano. Capitan Masiello non ha mai accusato: «In allenamento non si lotta più». Come Icardi ieri. Magari non tutti gli atalantini leggeranno Dostoevskij come Caldara, ma difficilmente parteciperanno alle feste di Nainggolan. Regole e disciplina fanno parte da sempre della scuola Atalanta. Le energie che sta bruciando Di Francesco per rieducare la Roma a una nuova professionalità, Gasp se le risparmia. L’ultima lezione dell’Atalanta è per le proprietà cinesi e americane: passione, amore, appartenenza. Anche qui le grandi arrancano. I Percassi, che regalano un kit dell’Atalanta a ogni neonato bergamasco, si emozionano di più per il debutto di un ragazzo del vivaio che per una vittoria. Investono in talenti, hanno uno stadio di proprietà. Con buon senso lombardo, senza eccessi, stanno progettando un futuro diverso, in cui i Donadoni e i Gagliardini per vincere non avranno più bisogno di partire.