Ridateci il Var in dose massicce. Invece di migliorare alcuni aspetti, siamo tornato indietro. La solita follia all'italiana

18.09.2018 16:32 di Luca Ronchi  articolo letto 1330 volte
Ridateci il Var in dose massicce. Invece di migliorare alcuni aspetti, siamo tornato indietro. La solita follia all'italiana

Vi lascio un articolo in merito alle regole del Var di quest'anno che mi trovano molto d'accordo. 

La straordinaria e inconcepibile capacità di farci del male è prerogativa di questo nostro Bel(lissimo) paese. Se per sbaglio una cosa funziona o “sembra funzionare” tendiamo inesorabilmente a soffocarla, quasi vivessimo un complesso di Edipo distorto e pallonaro. Nel caso specifico parliamo di Var, acronimo di una roba complicatissima che noi tradurremo con il termine di uso comune “moviolone in campo”.

Il moviolone in campo ce lo siamo presi l’anno passato, siamo stati i primi. Merito del fu presidente Tavecchio, che di fronte alla possibilità di sperimentare disse: “Eccomi qui, lo porto in Italia perché sarò anche un disastro in comunicazione, ma di sicuro non sono l’ultimo degli scemi”. Così fece: noi, i tedeschi e i portoghesi siamo stati pionieri e abbiamo vissuto un anno, anche tribolato, fatto di rigori dati e poi tolti, di esclamazioni come “l’arbitro va al monitor!”, di momenti scoraggianti che “non si capisce un cazzo!”, di “quanto tempo perso” e tutta un’altra serie di lamentele “tipiche” che, però, non hanno infine distolto l’attenzione da un dato di fatto: il Var (o moviolone in campo) ha fatto benissimo al calcio (su 100 decisioni prese, 90 circa sono state azzeccate, e sono 90 decisioni che l’anno precedente sarebbero state “non azzeccate” e, insomma, trattasi del cosiddetto “grasso che cola”).

Ebbene, al termine della stagione anche i più scettici si sono convinti: il Var funziona. Gli arbitri lo hanno gestito “a modo loro” (tanto all’inizio, un po’ meno alla fine) ma anche loro hanno più o meno digerito il nuovo sistema. Siam tutti talmente soddisfatti che pensiamo cose tipo: “Che bello, siamo fuori dal Medioevo pallonaro!”. Noi italiani esclusi dal Mondiale, in particolare, ce la tiriamo molto: “Non ci siamo qualificati, ma quanto a Var possiamo dar lezione al mondo intero”. In effetti in terra russa i nostri rappresentanti spopolano e anche la rassegna trae gran giovamento da tutto l’ambaradan.

Per questioni di “apprendimento rapido” da parte degli arbitri si decide di utilizzare una tipologia di Var ridotta che definiremo “Var light”. Il Var light interviene solo in casi estremi, ridà un pizzico di quell’autonomia perduta al fischietto in campo, ma comunque ha una sua logica. E infatti al Mondiale va (quasi) tutto bene.

I capi del calcio, una manica di esperti con barbe lunghissime dispersi tra la Scozia, il Galles, l’Inghilterra e l’Irlanda (i componenti della cosiddetta IFAB, l'International Football Association Board) decidono che il Var light sarà utilizzato da tutti quanti, anche dall’Italia che invece si era abituata al Var in dosi massicce.

La cosa teoricamente non dovrebbe causare grossi problemi (al Mondiale ha funzionato bene!), solo che – torniamo all’inizio – qui siamo in Italia e in Italia ogni cambiamento diventa occasione per far sì che il furbetto di turno tragga il suo giovamento. Nel caso specifico (ormai siamo alla quarta giornata archiviata) ci siamo semplicemente accorti che la corporazione arbitrale italiana ha colto la palla al balzo per rimpossessarsi della sua ancestrale autonomia e trasformare il Var-light in un più definitivo “addio Var”.

In queste prime giornate di campionato ti dicono “tranquilli, c’è il silent check!” o “tranquilli, stanno controllando tutto” o “tranquilli, qui il Var non è intervenuto perché è giusto così”, ma la sensazione (che in certi casi sfiora la prova) è che gli arbitri abbiano deciso di dichiarare guerra alla macchina, una sorta di ribellione umanoide per difendere la propria autonomia e dare una mazzata a un modello che ci ha visto pionieri e, ora, ci ha trasformato in “assassini del sistema”.

Dopo l’anno passato a fungere da cavie, potevamo fare due cose: 1) Migliorare i difetti del Var (ce n’erano eccome) e cavalcare il fatto di essere stati i primi a testare la procedura. 2) Far finta di nulla e restituire il Var al negozio con la formula del soddisfatti o rimborsati.

Abbiamo deciso per l’opzione 2 e anche se tutti quanti vi diranno “Non è vero, non è così, è solo che il Var ora è diverso”, il dato di fatto è che oggi i giuocatori commettono falli da espulsione e nessuno dice nulla, altri toccano il pallone con la mano in area e “va bene così”, altri ancora si ritrovano ad utilizzare la tecnologia ma solo se sono proprio obbligati dall’evidenza (“dottò, il ragazzo avrebbe sputazzato in faccia al suo avversario, che facciamo? Andiamo di Var?”. “Eh, se proprio dobbiamo…”) e così via.

E niente, siamo straordinari: l’anno passato ci lamentavamo perché si perdevano persino due o tre minuti per prendere una decisione corretta, ora invece siamo tornati a non perdere più neppure un secondo (e infatti i recuperi non sono più di 6 o 7 minuti, ma di 3 o 4) per registrare però decisioni da avanspettacolo e in nome di una meravigliosa e di nuovo intoccabile “autonomia arbitrale”. Triplice fischio. (Biasin)