Vendere e reinvestire, è un talento pure questo

09.06.2018 23:57 di Luca Ronchi  articolo letto 2212 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Vendere e reinvestire, è un talento pure questo

Negli ultimi cinque bilanci l’Atalanta ha accumulato 121 milioni di plusvalenze, ma guai a parlare di gestione speculativa. Intanto perché la lunga serie di ricche cessioni, che pare non finire mai (al 31 dicembre 2018 saranno registrate quelle di Gagliardini e Kessie, l’anno dopo quella di Cristante), è figlia di un progetto tecnico che ha valorizzato i talenti, soprattutto italiani, anche a beneficio dell’intero movimento. E poi perché non ci si è limitati ad accantonare denari ma si è proceduto con i reinvestimenti per fare crescere l’Atalanta come squadra e come club, nell’ottica dell’autofinanziamento. La proprietà Percassi ha spalle solide, tuttavia da qualche anno ha smesso di intervenire sul capitale perché si è innestato un circolo virtuoso. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza aver azzeccato il ciclo giusto con Gasperini in panchina (come toccò alla Juve con Conte). Il resto è stato un mix di accortezza, fiuto e lungimiranza. Fatto sta che l’Atalanta, nello stesso periodo in cui si è arricchita con il trading, è stata in grado di accedere per due volte di fila in Europa League investendo 40 milioni in acquisti nel 2017-18 e impegnandone 30-40 per il nuovo stadio. Nella lotta con Golia, in un sistema bloccato sul fronte delle risorse, Davide non avrebbe potuto scegliere una strategia migliore per coltivare i propri sogni.