Colantuono."L'Atalanta è tutto. Ruggeri e Percassi grandi presidneti"

23.03.2019 17:06 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
Colantuono."L'Atalanta è tutto. Ruggeri e Percassi grandi presidneti"

«Per me è tutto». Lo ribadisce spesso, vuole essere sicuro che il suo sentimento per la Dea venga sottolineato a dovere. E a furia di ripeterlo, impossibile non dedicargli l’attacco. Stefano Colantuono è innamorato dell’Atalanta, definita «amica, moglie, compagna e amante». Ne parla con entusiasmo, parecchio. E la considerazione, seppur scherzosa, scatta: «Mister, un qualcosa che non andò dovrà pur esserci…». Nulla da fare: «Non trovo anche un solo aspetto negativo. A Bergamo ho passato 7 anni, lì è nato mio figlio Lorenzo. Città, club e tifoseria sono nel mio cuore». C’è da credergli. Fanno impressione 281 match ufficiali da allenatore, soprattutto nel calcio moderno. Con la Dea dal 2005 al 2007 (promozione dalla B e ottavo posto in Serie A, la società rinunciò all’Intertoto) e dal 2010 a marzo 2015 (risalita e categoria mantenuta per 3 stagioni consecutive). Davanti a lui solo Mondonico (299 panchine), ma considerando il campionato le posizioni si scambiano con un +7 in favore del tecnico romano (177 a 170).

Colantuono, sono numeri niente male.

«Quasi 20 anni da allenatore, 7 passati con gli stessi colori. È l’esperienza più importante in assoluto, fatico a trovare un momento da dimenticare. Questa è la mia vera squadra».

Della quale, insieme a Gasperini, ha scritto la storia recente.

«Periodi diversi, mi piace pensare che il nostro gruppo sia riuscito a consolidare la categoria. Prima era un continuo saliscendi: 2-3 anni in A, poi in B e così via… Difficile aprire un ciclo. Noi l’abbiamo fatto dando stabilità, Gian Piero ha alzato l’asticella stravolgendo gli obiettivi. Oggi l’Atalanta è uno dei primi 6-7 club in Italia».

Ha lavorato con due presidenti speciali: differenze?

«Ruggeri (scomparso nel 2013, ndr) era straordinario, lungimiranti e con idee chiare. Come Percassi, che ha dato un tocco in più creando un progetto unico, lavorando con umiltà. Grazie a lui la società è riconosciuta ovunque in Europa e non solo per il settore giovanile, ma anche per una prima squadra molto forte e per una struttura incredibile alle spalle».

Passiamo al campo: dietro alla Juve, che bagarre.

«Per lo scudetto è fatta, dietro sono tutte vicine a giocarsi i posti che contano. Non riesco a fare una distinzione tra corsa per la Champions e per l’Europa League. Le favorite? Eh, bella domanda... L’Inter si è ripresa dopo il derby, il Milan è sempre lì e la Lazio è ripartita, la Roma vive di alti e bassi. E occhio ad Atalanta, Torino e Sampdoria che non mollano».

Coppa Italia in bacheca nel 1962-1963: bis possibile?

«No comment per scaramanzia, ma faccio il tifo. Sarebbe un successo speciale, che tutti a Bergamo meriterebbero. Il percorso non è finito: positivo il 3-3 di Firenze, ma c’è ancora un ritorno da giocare».

Primato di vittorie in campionato nei primi 100 match e quota massima di punti in un anno solare: il Gasp l’ha superata.

«Sul serio? Non ricordavo certi numeri, posso solo esserne felice. Se Gian Piero va alla grande, viaggia pure l’Atalanta. E poi i record fanno piacere, ci mancherebbe, ma il bello è riuscire a batterli prima o dopo».

Nell’estate 2021 lo stadio nuovo sarà pronto.

«L’ennesimo successo della famiglia Percassi. Da quel momento si potrà lottare stabilmente per la Champions».

Lei da dove ripartirà?

«Dopo la fine con la Salernitana a dicembre, mi sono preso un periodo per riposare. Studio e attendo l’occasione. Non chiudo all’estero, ma non esiste un calcio competitivo come il nostro. Priorità all’Italia».

E la Dea?

«Un’amica, ma anche moglie, compagna e amante».