Cornelius:"Atalanta, vedrai Non sono solo alto e grosso" Il danese di 1.93 m: "Voglio conquistare l’ Italia Io e Petagna siamo diversi, Papu è pazzesco"

 di Luca Ronchi  articolo letto 1829 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Cornelius:"Atalanta, vedrai Non sono solo alto e grosso" Il danese di 1.93 m: "Voglio conquistare l’ Italia  Io e Petagna siamo diversi, Papu è pazzesco"

Il testone biondo spicca tra i tanti bestioni che scendono dal pullman davanti al campo di Steinach, e spicca ancora quando durante la partitella il pallone piove in area. Andreas Cornelius è il gigante venuto dal nord per vestire il nerazzurro dell’Atalanta. Sembra lo spot della Danimarca: altissimo (193 centimetri), biondissimo, grossissimo. Gli manca solo il martello e poi sarebbe un perfetto Thor, anche se forse preferirebbe un paragone con un personaggio del Trono di Spade, la sua serie tv preferita. L’accostamento calcistico più efficace è invece con Dzeko: legnosetto un po’ lo sembra, ma in area travolge e segna. I due ultimi trofei del Copenaghen li ha firmati lui: un gol nella sfida per il titolo contro il Nordsjaelland, due per la Coppa nazionale contro il Brondby. Le amichevoli estive contano poco, ma Cornelius ha già cominciato a timbrare.

Prima domanda classica: duri gli allenamenti in Italia, eh?

«E’ un po’ diverso da come ero abituato: il carico è maggiore, ci sono più allenamenti e più lunghi, ti stanchi di più. Ero abituato a una sola seduta al giorno, magari con lavori più intensi ed esplosivi. E’ un modo diverso, mi devo adattare, ma il mio corpo risponde bene, non penso sarà un problema».

E Gasperini è uno che picchia parecchio.

«Ho già imparato molto, abbiamo lavorato su come ricevere palla. Qui all’Atalanta la punta centrale è utilizzata come perno avanzato della manovra: mi piace, ma devo abituarmi a movimenti e schemi diversi».

Come si descriverebbe come attaccante?

«Sono grosso, potente, mi muovo bene nonostante la stazza, e sono bravo in area di rigore: è la mia qualità migliore, sia sui palloni aerei, sia a terra. Del resto ho sempre giocato da attaccante, fin da quando ero piccolo».

Quando ha iniziato?

«A 5 anni, e non ho mai praticato altri sport, anche se mio padre ha giocato a pallamano a discreti livelli. Ora lavora con i computer, ma non ci ho mai capito molto, mentre mia madre insegna sociologia».

Qualcuno è convinto che Cornelius e Petagna siano in concorrenza.

«Beh, all’aspetto siamo simili, non c’è dubbio. Non siamo lo stesso tipo di giocatore, ma sono qui da troppo poco per dare un giudizio su di lui».

Chi l’ha impressionata di questa Atalanta?

«Il livello è alto e al top c’è il Papu Gomez. Ho visto qualche partita dell’anno scorso, ha fatto cose pazzesche. Lui è la stella di questa squadra».

Con Toloi, Masiello e Caldara sta imparando che tipo di difensori si troverà di fronte in Italia.

«Sono abituato a difensori fisici, la differenza è che qui si gioca spesso a 3 dietro quindi i difensori possono essere più aggressivi: se non trovi il giusto spazio ne hai sempre uno alle calcagna. È un’altra cosa a cui mi devo abituare».

E’ già abituato invece alle coppe europee, a differenza di quasi tutti i suoi compagni: oltre 30 presenze tra Champions ed Europa League, preliminari compresi. Qualcuno le ha chiesto suggerimenti?

«No, nessuno. Ma se dovessi dire qualcosa, il mio consiglio sarebbe di dare agli avversari europei qualcosa che non fanno nel loro campionato».

L’Atalanta lo fa già in Italia… Lei ha un modello cui si ispira?

«No, voglio essere me stesso. Ovviamente guardo i grandi attaccanti, ma non ho un idolo. Non avevo poster in cameretta. Non ho mai guardato tanto calcio quando ero piccolo e per la verità neanche adesso. Quando torno a casa preferisco staccare un po’. Gioco ai videogiochi, mangio bene, mi godo la vita. E guardo il Trono di Spade, troppo bello».

Social?

«Non ho account ufficiali».

Quindi l’hashtag #AC11 non è opera sua.

«No, e non sono nemmeno fissato con il numero di maglia. Accetterò quello che riterranno adatto a me». (Il Gasp, poco più in là, ha già suggerito il 9: «E’ libero, perfetto per un centravanti come lui»).

I modelli potrebbero essere Rasmussen, Sorensen e Hansen, grandi cannonieri danesi dell’Atalanta del passato.

«Potrei seguirne l’esempio, ma è passato tanto tempo. A essere onesti, non li conoscevo».

Con chi ha legato di più?

«Con chi parla inglese, per ora. Sono in stanza con Hateboer, sto imparando l’italiano. Non riesco a parlarlo se non con frasi semplici, però sul campo capisco più o meno tutto. Ma spero di impararlo. Mi piacerebbe rimanere in Italia per tanto tempo: prima devo dimostrare di essere bravo abbastanza per meritarmi un posto qui».