Cornelius:"Non toccate Petagna, si fa un mazzo enorme. Gasperini tecnico preparatissimo. Tifosi a Orio? In Danimarca te li sogni"

 di Luca Ronchi  articolo letto 2171 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Cornelius:"Non toccate Petagna, si fa un mazzo enorme. Gasperini tecnico preparatissimo. Tifosi a Orio? In Danimarca te li sogni"

Lo chiamano «il vichingo» e lui se la ride. «Si vede così tanto che non sono di qui?», scherza. Il mio bomber è differente, chiosano a Bergamo. Perché Andreas Cornelius, danesone biondo di 193 centimetri, viene dal freddo e non si risparmia freddure. «Mi riescono più in inglese, l’italiano lo sto ancora imparando», ammette. All’Atalanta gli hanno affiancato un insegnante e in spogliatoio le lingue straniere sono vietate. Si parla con i piedi, come piace a Gasperini.

Gasp è così diverso dagli allenatori che ha avuto in passato?

«Se discutiamo di attenzione alla tattica e ai dettagli, direi di sì. Mai trovato un tecnico così preparato. Dal punto di vista umano, assomiglia invece ai danesi: calmo fuori dal campo e scalmanato per 90’».

Si dice che il segreto dell’Atalanta siano i suoi allenamenti.

«È una grande verità. Qui si lavora duro ogni giorno, per questo ti senti migliorare settimana dopo settimana».

E in cosa è migliorato Andreas Cornelius?

«Di sicuro nei movimenti e sotto l’aspetto tattico. Per me che sono un attaccante, allenarsi contro gente come Caldara, Toloi o Masiello è una bella fortuna: ti preparano al meglio alle difficoltà che puoi incontrare la domenica».

O nelle Coppe. L’Atalanta ha confermato anche contro il Napoli di essere squadra da Coppa.

«Meraviglioso. Siamo in semifinale di Coppa Italia e i tifosi sono venuti ad accoglierci in piena notte all’aeroporto. Cose che in Danimarca te le sogni…».

In compenso a Copenaghen giocava un calcio più lineare: 4-4-2 e via di gomito per raccogliere i cross in area...

«Dovevo pensare essenzialmente a segnare. In Italia non puoi essere così limitato: sei più coinvolto nel gioco, anche se fai il centravanti. Non lavori solo per te, ma per tutta la squadra».

E allora perché Petagna viene tanto criticato?

«Mistero. Lui è perfetto per i compagni: bravo negli assist e ad aprire gli spazi. Non segna molto? Con il mazzo che si fa, sarebbe incredibile il contrario».

A proposito di gol, lei ne ha fatti già 5, giocando meno di 700’...

«Sono soddisfatto, anche se naturalmente punto a giocare di più in futuro. Credo sia un processo naturale: man mano che prenderò confidenza con la squadra, aumenterà il mio minutaggio. Non ho fretta, devo ancora imparare tanto».

In Premier non le hanno invece lasciato molto tempo.

«È un calcio diverso e io non ero a posto fisicamente, nei 6 mesi a Cardiff. In Serie A la qualità tecnica e l’organizzazione di gioco sono superiori, ma i ritmi in Inghilterra sono infernali: se non sei al 100%, soffri di più».

Parla di Europa e le si illuminano gli occhi…

«Beh, è fantastico aver superato un girone così duro con l’Atalanta: Everton e Lione sono avversarie vere».

Allora proviamoci: Atalanta vincitrice dell’Europa League, quante possibilità ci sono?

«Trentadue squadre ancora in corsa, comprese quelle scese dalla Champions, che sono temibili per definizione. Ma noi siamo tosti: dico almeno il 10%».

In Coppa Italia sono rimaste invece solo in 4

«E allora dico il 25%, per non far torti a nessuna».

Voi però dovete battere la Juve.

«I bianconeri sono fortissimi, lo sappiamo, anche se a livello di gioco mi ha impressionato più il Napoli».

Dopo sei mesi, «il vichingo» si sente un po’ più italiano?

«Amo l’Italia da quando ero piccolo e i miei genitori mi portarono in vacanza al Lago di Garda. Mi piacerebbe avere più tempo libero per girarla tutta con la mia ragazza. Per ora ci concediamo qualche serata alla scoperta di ristoranti e qualche gitarella a Milano». A Roma ci andrà domani, con la speranza di tornarci il 9 maggio, giorno della finale di Coppa Italia. Il viaggio continua.