Cristante:"Atalanta piazza ideale per crescere"

 di Luca Ronchi  articolo letto 1114 volte
Fonte: Corriere della Sera
Cristante:"Atalanta piazza ideale per crescere"

«Dopo il 7-1 contro l’Inter serviva un segnale forte, che abbiamo dato con il Pescara, per continuare a sognare l’Europa. E per farlo dovremo dare il massimo anche contro il Genoa perché sarà una gara tosta. Contro gli abruzzesi penso di aver fatto una buona partita, con un calo normale nel secondo tempo visto che era da un po’ che non partivo titolare. Sono contento del mio contributo all’Atalanta: quando sono stato chiamato in causa ho dato sempre il massimo». Bryan Cristante, 22 anni, arrivato a Bergamo a gennaio, in punta di piedi, si sta ritagliando maggior spazio. Il centrocampista risponde con frasi brevi, tono di voce basso. Riflessivo. Ragioniere anche fuori dal campo come quando ha tra i piedi la regia del gioco.

In un anno Benfica, Palermo, Pescara e ora Atalanta. Perché qui potrebbe essere la svolta?
«I primi tre club presentavano difficoltà oggettive. Nel Benfica era difficile affermarsi perché si tratta di un top club europeo e, con il cambio dell’allenatore, la scorsa stagione, ho avuto poco spazio. Palermo e Pescara avevano delle difficoltà di squadra e per il singolo era difficile emergere. L’Atalanta ha tutte le caratteristiche per permettermi di fare bene. La società è solida, il gruppo è super e l’allenatore ha esperienza e sa lavorare con i giovani. Sono qui in prestito per sei mesi, prorogabili a giugno per un anno. Spero di rimanere».

Cosa ha di particolare il mister?
«È un maestro di calcio e ci fa lavorare. La sua presenza è stata molto importante al momento di decidere se venire qui o meno. Il nostro segreto è l’allenamento, durissimo. Siamo tutti giovani, ci piace scherzare, ma a Zingonia tutti diamo il 100%. Chi mi impressiona di più dei ragazzi? Caldara, ogni domenica deve marcare bomber di razza, ma è sempre tranquillo».

Ha mai lavorato così duramente?
«Al primo anno di Benfica gli allenamenti con Jorge Jesus erano, se possibile, ancora più intensi».

A proposito di Benfica, come si vive il calcio in Portogallo? 
«Addirittura in modo più spasmodico rispetto all’Italia. La gente riempie ancora gli stadi, vive quasi esclusivamente per questo sport. Poi, il Benfica è una religione, ci sono sempre almeno 50 mila persone alle partite».

Tornando a Gasperini, cosa le sta insegnando nello specifico?
«A essere più aggressivo in fase di non possesso».

A livello tattico? 
«Fin da piccolo ho sempre giocato a centrocampo, a due o a tre. Dove Gasperini mi ha schierato contro il Pescara è il mio ruolo ideale».

Lei si è trasferito a 19 anni in Portogallo e in passato ha consigliato ai giovani di andarsene all’estero. 
«E lo confermo pure ora, trasferirsi lontano dall’Italia fa crescere. E non sto parlando solo a livello calcistico. Cavarsela in un altro Paese a 19 anni è formativo».

E perché ha deciso di rientrare in Italia?
«Volevo rimettermi in gioco e qui era più semplice trovare società disponibili per il prestito».

È passato da club blasonati alla provincia. 
«Magari qualcuno potrebbe storcere il naso, ma per me non è un passo indietro. Anzi. Sono tutte esperienze che ci stanno per crescere».

A sedici anni ha esordito in Champions con il Milan. Per molti era il nuovo talento del calcio italiano. Le è mai pesata questa etichetta?
«Non ci ho mai pensato e non ho mai sentito la pressione. Probabilmente pesava più ad altri».

Chi è il suo modello? 
«Ho avuto la fortuna, quando ero al Milan, di allenarmi con giocatori pazzeschi, da Inzaghi a Gattuso passando per Thiago Silva. Ho cercato di prendere da tutti qualcosa, ma non ho un modello. Quando ero piccolo stravedevo per Lampard».

Al Milan ha conosciuto il suo compare Petagna, che ha ritrovato a Bergamo. Curiosità: qual è la cosa che meno sopporta del suo amico? 
(ride, ndr). «Quando mi fa aspettare perché ha delle interviste: non ha la patente e tocca a me riaccompagnarlo a casa a Milano».