Gasperini stregato dal calcio inglese:"Velocità, ritmo, qualità e tecnica. Facciamo ancora troppi errori, bisogna essere più precisi. Il mercato da noi è un baraccone"

04.08.2019 11:00 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
Gasperini stregato dal calcio inglese:"Velocità, ritmo, qualità e tecnica. Facciamo ancora troppi errori, bisogna essere più precisi. Il mercato da noi è un baraccone"

In questa settimana di tournée oltremanica, Gian Piero Gasperini ha visto il futuro. E l’Atalanta con lui. Nella celebrazione che fa del modello inglese, il tecnico racchiude tante cose insieme. Il patrimonio di conoscenze raccolte: serviranno presto, in un cammino nuovo come quello della Champions. Un avvertimento con cui avvolge un filo di inquietudine: per essere all’altezza di un certo calcio serve migliorare. «Alla velocità e al ritmo, oggi loro hanno aggiunto anche tecnica di alto livello». E poi un po’ di impotenza mescolata ad invidia: il nostro mercato è un «baraccone», rispetto al loro. Non ci meraviglieremo se un giorno Gasp deciderà di andarsi a misurare personalmente con il mondo Premier. Per ora lo prende ad esempio: per l’Atalanta è stato uno specchio importante.

Che immagine ci ha visto dentro, Gasperini?

«Partite con squadre così forti ti fanno pensare: spero ci siano servite a imparare. A volte mi viene il dubbio che si possa insinuare un po’ di presunzione: vedo il rischio che la nostra squadra possa essere sopravvalutata. Dire che è difficile migliorare l’Atalanta sarebbe pericoloso: cercare di migliorare sempre è un dovere».

Migliorare in cosa?

«Bisogna avvicinarsi a questo tipo di calcio. Qui abbiamo incontrato tre squadre che ci hanno attaccato sempre con sette giocatori: in Italia lo fa forse solo il Napoli, qualche volta. Una velocità che da noi troviamo poco, ma che in Champions troveremo tanto».

E anche con squadre più avanti a livello di condizione?

«Potendo, avrei preferito questa tournée una settimana dopo. Abbiamo dovuto interrompere la preparazione, la riprenderemo dalla prossima settimana: prima del campionato abbiamo ancora tre settimane di lavoro, c’è tempo. E comunque quello che mi è piaciuto e non mi è piaciuto non è dipeso solo dalla condizione: è un discorso più globale».

Facciamolo: una cosa che le è piaciuta di questa Atalanta?

«In questo momento siamo più impegnati nella fase difensiva, ma quando la squadra riesce a sviluppare il suo gioco mette in difficoltà, crea problemi anche a squadre forti».

E cosa non le è piaciuto?

«Abbiamo sbagliato troppo tecnicamente. Noi giochiamo un calcio propositivo, decidiamo di non arroccarci: contro certe squadre non funziona perché non vedi mai la palla».

Però?

«Però una scelta così pretende più precisione: per alzare il tiro devi essere bravo a sbagliare poco. Poi magari non segni, ma crei i presupposti per farlo. Anche contro il Leicester c’erano tutte le condizioni per essere pericolosi, ma lo siamo stati poco. Per attaccare con tanti giocatori, come fanno loro e come vogliamo fare noi, devi avere qualità. Bisogna alzare il livello tecnico, altrimenti il nostro calcio non regge».

Alzare il livello tecnico significa rinforzare la rosa?

«La società conosce le mie idee, farà quello che potrà. Essendo in Champions ci vorrebbero 4,5 o 6 giocatori nuovi ».

E se lo farà solo ad agosto inoltrato sarà un problema?

«In A sono state sballate totalmente le date, il nostro mercato da tre mesi è un baraccone: tutti parlano e nessuno fa niente. Gli inglesi, che ragionano per il calcio e non per il cinema, iniziano la Premier nello stesso giorno in cui chiudono il mercato: sono più essenziali di noi che ci troviamo a chiudere tutti gli affari negli ultimi 15 giorni. Una cosa che non aiuta la costruzione di una rosa».

Dunque è preoccupato?

«Non ho detto questo. È chiaro che se nelle passate estati hai sempre preso dieci giocatori, l’anno che vai in Champions ti aspetti che ne arrivino almeno quattro o cinque. Ma non è un problema solo dell’Atalanta».

Sulla vostra barca per ora sono saliti in due: come ha visto Muriel?

«Dovrà migliorare la condizione, così fa fatica a giocare 90’: ci lavoreremo».

E questo Malinovsky che abbiamo visto quasi solo da trequartista?

«Oggi lo considero più un’alternativa a Gomez. Lui ha qualità, personalità e sicurezza tecnica, ma deve completare l’inserimento. In questo momento può giocare lì perché non ha ancora i valori dei nostri centrocampisti dal punto di vista atletico: magari fra un paio di mesi potrò portarlo più indietro, ma perché farlo ora? Arretrandolo adesso lo metterei solo in difficoltà e gli toglierei le sue qualità migliori».