Il doppio ex Caniggia:"Il Papu è il mio erede. Atalanta da Europa. Quando doni stava per ammazzare il cane di Vavassori..."

 di Luca Ronchi  articolo letto 1523 volte
Il doppio ex Caniggia:"Il Papu è il mio erede. Atalanta da Europa. Quando doni stava per ammazzare il cane di Vavassori..."

Uno dei match più interessanti del turno pasquale è senz'altro Roma-Atalanta. I ragazzi di Spalletti da una parte, quelli di Gasperini dall'altra in una sfida frizzante, visto il modo di giocare delle due squadre. Uno dei doppi ex più famosi è Claudio Caniggia, che in Italia ha giocato pure con la maglia del Verona. L'ultima sua parentesi nel nostro paese è stata a Bergamo, nella stagione 99/00, ma adesso in un'Atalanta in cui aveva già giocato agli inizi degli anni novanta:"La seguo sempre, l'ultima partita che ho visto - racconta a la Gazzetta dello Sport - è stata quella di San Siro con l’Inter, un incidente di percorso. Sta facendo un campionato spettacolare. Mi hanno stupito soprattutto Conti e Caldara, giocano in modo naturale, hanno dimostrato di avere una forte personalità".

E poi c'è un connazionale fortissimo che sembra venuto da un altro pianeta, che si chiama Papu Gomez: "E' imprevedibile, forte nell’uno contro uno. Può fare l’ala come me, la seconda punta o il trequartista. Certo, fisicamente ci assomigliamo poco".

E intanto Caniggia sfoglia l'album dei ricordi, ricordando ciò che gli è rimasto in neroazzurro: "Tanti amici e grandi partite: le due vittorie contro la Juve per esempio, con un mio gol decisivo (l’8 ottobre 1989 a Torino, ndr). Oppure quella contro il Milan e la Samp di Vialli e Mancini. Quello era davvero il campionato più bello del mondo, ora il livello è calato molto. Molti di noi faticherebbero a giocare oggi".

E poi ci sono le sfide alla "Fast e Furious con Cristiano Doni: "Vero, è capitato una volta, credo nel 1999, dopo il mio ritorno all’Atalanta. Sto andando al campo, Cristiano mi sorpassa. Suono il clacson, scatta la sfida. Io avevo una Mercedes 290, lui non ricordo. Lo sorpasso, entro a Zingonia, parcheggio vicino a Vavassori, appena sceso da una Panda con il cane. Arriva Doni e tira sotto il cane, per poco non l’ammazza. Il mister urla come un matto, sembra l’uomo delle caverne, poi dice: “Vado dal veterinario, allenatevi da soli". 

E gli aneddoti sulla corsa non finiscono qui: "Con Mondonico si faceva un lavoro leggero il lunedì mattina, poi ci lasciava liberi due giorni. Qualche volta ne approfittavo per andare a Montecarlo: ripartivo il mercoledì alle 6.30, in Porsche a 240 all’ora. Una volta la polizia mi ha inseguito per 50 chilometri fino a Ventimiglia senza prendermi, ha avvertito un’altra pattuglia che mi ha fermato e multato".

Un Caniggia che ha visto correre da vicino pure Francesco Totti, ieri come oggi ancora in giallorosso: "Quando veniva ad allenarsi con noi si intuiva già che avrebbe fatto una carriera fantastica, Per questo non capisco il senso di farlo giocare pochi minuti. Lui merita un altro finale, non deve farsi compatire. Bisogna saper scegliere il momento di chiudere". 

Possibilità per la Roma di vincere lo scudetto: "Impossibile, la Juve è troppo forte, troppo solida".