Il legale del Milan:"Di solito l'Uefa concede la fiducia, con il Milan non l'ha fatto. Rossoneri puniti alla prima violazione" Alla faccia degli ignoranti

18.07.2018 15:32 di Luca Ronchi  articolo letto 2468 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Il legale del Milan:"Di solito l'Uefa concede la fiducia, con il Milan non l'ha fatto. Rossoneri puniti alla prima violazione" Alla faccia degli ignoranti

Le capre non lo sanno, loro vanno dietro alla bandiera del tifo a testa bassa come degli ignoranti che, oltre al Giornalino della Curva, non riescono a leggere. A loro basta fare le vittime, piangere, chiedere giustizia quando si tratta della loro squadra e giocatori, gridare al complotto, ma chiedere immediatamente la ghigliottina se c'è qualcosa che non va in altri club. Delle serpi infami. A me frega nulla del Milan, Juve, Inter, Roma, Fiorente Colognola, ma da osservatore obiettivo senza etichette, leggo, mi informo e mi faccio una mia opinione senza lasciarmi influenzare da nessun tifo. 

ECCO LE PAROLE DEL LEGALE DEL MILAN

con quali aspettative il Milan si presenta domani al Tas di Losanna? Quanti e quali margini ha per annullare o modificare la sentenza dell’Uefa? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Civale, presidente dell’Associazione italiana avvocati dello sport, specializzato in diritto ed economia dello sport e arbitrati internazionali.

Avvocato, riavvolgiamo il nastro: come arriva il Milan fin qui?

«Stando a quanto si apprende dagli organi di stampa circa le motivazioni che hanno spinto l’Uefa prima a negare al Milan il settlement agreement, poi a escluderlo dalle competizioni europee, sono intervenute tre condizioni sfavorevoli, diciamo così. La prima è incontestata e incontestabile: nel triennio dal 2015 al 2017 il Milan non ha rispettato l’equilibrio imposto dalle norme sul financial fair play tra costi e ricavi, il cosiddetto break even. Questo è un dato di fatto».

Le altre due?

«Ha aggravato la situazione la poca credibilità dei tre business plan prodotti in pochi mesi, in particolare per la sensibile riduzione delle previsioni sui ricavi dal mercato asiatico. Peraltro, stando sempre a quanto leggo, c’è un passaggio nella sentenza dell’Uefa anche sull’assenza di documenti a supporto delle tesi sui redditi dalla Cina. L’altra condizione riguarda il cambio di proprietà, che già allora si appalesava. L’Uefa si aspettava dall’ormai vecchia proprietà qualche garanzia in più sul fatto che chiunque fosse arrivato dopo, avrebbe mantenuto gli impegni presi».

Ora però il cambio di proprietà c’è stato: possibile che il Tas non si fidi delle capacità del Fondo Elliot?

«Non è questione di fiducia, ma di prove. Ben venga la dichiarazione pubblica di Singer che garantisce sulla continuità aziendale del Milan, ma servono nuove prove per convincere il Tas e l’Uefa che la sanzione comminata è eccessiva. C’è un solo precedente favorevole in questo senso, il Partizan Belgrado che l’anno scorso fu prima escluso dalle coppe per debiti pregressi poi dinanzi al Tas trovò l’accordo con l’Uefa per sospendere e rimodulare la sanzione».

Il Milan lamenta una disparità di trattamento rispetto ad altri club...

«Ma non perché ad altri sia stato concesso il settlement agreement, le violazioni non sono tutte uguali. Piuttosto, ci si può appellare ad un’altra cosa».

Quale?

«In molti casi l’Uefa ha dato fiducia ai club, concedendo il settlement. Poi, a seguito di un’ulteriore violazione dell’accordo, lo ha sospeso, aprendo un procedimento e irrogando una sanzione. Nel caso del Milan, invece, si è passati direttamente dalla prima e unica violazione alla sanzione. In questo senso, sì, il Milan può lamentarsi di essere stato trattato peggio di altri».