Ilicic:"Che fatica con Gasp, ma ora si vola. Sui social ho bloccato i profili. Fantacalcio... Cos'è? In Italia non mi piace lo stile di vita, non credo di restarci a lungo"

 di Luca Ronchi  articolo letto 1851 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Ilicic:"Che fatica con Gasp, ma ora si vola. Sui social ho bloccato i profili. Fantacalcio... Cos'è? In Italia non mi piace lo stile di vita, non credo di restarci a lungo"

Su Twitter i tifosi dell’Atalanta lo hanno appena eletto giocatore del mese. Lui però non lo sa. «Penso sia uno scherzo», dice con quell’aria sempre un po’ dinoccolata, che a Firenze gli è valsa il soprannome di «Gruccia». Josip Ilicic non è tipo da social. «Fino a 17 anni non avevo Internet», confessa senza pudore. Non gli importano gli umori della Rete. «Ho bloccato i profili – racconta -. Mi continuavano a scrivere per il fantacalcio. Ma cosa è? Non lo sopporto». Come tutti i geni, Ilicic è un po’ naif.

Dicono che la preparazione di Gasperini l’abbia sfiancata parecchio quest’estate...

«Non ci ero abituato, è stata tremenda. Oggi però raccolgo i frutti della fatica: le mie gambe vanno a mille».

Un po’ come l’Atalanta in Europa.

«Quando ho visto il girone, ho avvisato i compagni più giovani: “Per passare dobbiamo partire a razzo”. Beh, mi hanno ascoltato. Ora dobbiamo chiudere il discorso con l’Everton».

In campionato le cose vanno un po’ meno bene. Come mai?

«Soffriamo le squadre che si chiudono. E poi non sappiamo amministrare quando siamo in vantaggio. Vogliamo vincere 3 o 4-0 e finiamo per prendere gol in contropiede, come è successo con la Spal o la Samp».

C’è chi pensa che dopo l’exploit della scorsa stagione, l’Atalanta non possa tornare in Europa.

«Sbagliato. Abbiamo le qualità per giocarcela con tutti. A cominciare dall’Inter domenica prossima...».

Squadra a cui segna spesso e volentieri. Si ricorda il suo primo gol in Italia?

«Certo. Era l’Inter del dopo Triplete. Quando prima dell’inizio della partita ho visto sfilare Eto’o e compagni a centrocampo mi sembrava di sognare».

Eto’o non c’è più, ma l’Inter sembra essere tornata a far paura.

«Credo che il merito sia tutto di Spalletti. I giocatori sono più o meno quelli della scorsa stagione, ma i risultati no. Con la Fiorentina incontrammo l’Inter di Mancini quando era prima in classifica, ma non mi dava l’impressione di avere la giusta mentalità e infatti vincemmo 4-1 a San Siro e poi i nerazzurri crollarono. Quest’anno invece mi sembrano più solidi. Più squadra, ecco».

La gara di Milano sarà anche l’occasione per salutare Borja Valero. A Firenze si diceva che voi slavi faticavate a far gruppo.

«Se lei lavorasse all’estero e trovasse colleghi italiani, con chi uscirebbe dopo il lavoro? Ma in campo funzionavamo».

Ad Handanovic ha già segnato 3 volte da quando è all’Inter lo sa?

«Non li ho contati (ride ndr). Samir è un gran portiere, spesso fa la differenza. Lui, suo cugino Jasmin e Oblak sono la dimostrazione che la scuola slovena ha il suo perché tra i pali».

A proposito di Slovenia, il suo arrivo a Bergamo ha un po’ complicato le cose a Kurtic, scivolato sempre più in panchina.

«Jasmin è un mio caro amico e un gran giocatore, ma le scelte le fa l’allenatore. Chiaro, se mi avessero detto che venendo qui avrei tolto il posto a lui, non avrei accettato».

Cosa l’ha stupita dell’Atalanta?

«Il modo di lavorare coi giovani. C’è un’organizzazione fenomenale, magari fossi potuto crescere in una società così...».

Rimpianti?

«Sono arrivato in Italia tardi. Giocavo al Maribor, ma il campionato sloveno non è la stessa cosa. E quando mi sono trovato a Palermo, avevo la testa per aria. Non ero preparato alla A».

Però il suo sinistro era già piuttosto educato...

«In Slovenia cresciamo per strada, per questo dal punto di vista tecnico siamo forti in tutti gli sport. Io da ragazzino uscivo di casa e andavo al parco giochi. Una volta giocavo a calcio, un’altra a basket, un’altra a tennis. Sono diventato forte in tutto: se mi vedesse a pallacanestro, se ne accorgerebbe».

Forti sì, ma fuori dal Mondiale.

«Cosa che mi pesa tantissimo. Se fossimo andati in Russia, avrei poi lasciato la nazionale. Mi manca vivere una grande manifestazione con la maglia del mio Paese».

Ha invidia per la Slovenia del basket campione d’Europa?

«Pensavo che con Dragic avessimo raggiunto il top, poi è spuntato Doncic. A 18 anni mai visto uno così maturo».

Dicono che a quell’età lei fosse un po’ pazzarello, invece.

«Per fortuna mia mamma non sa tutto quello che ho combinato. Una volta ho fatto un tuffo da oltre 15 metri: avere la fortuna di essere qui a raccontarlo è già tanto. Se io vedessi uno dei miei figli fare una cosa del genere, mi ammazzerei».

Stia tranquillo, a Bergamo non c’è il mare.

«Città fin troppo calma. Ci sto bene, anche se a fine carriera non credo di restare in Italia».

Cosa non le piace?

«Lo stile di vita. Voi lavorate fino a quando è buio e uscite solo di sera. In Slovenia iniziamo alle 7 e alle 3 del pomeriggio siamo a casa. Così ci possiamo godere di più la giornata».

Però non avete i casoncelli e la polenta…

«Fantastica la polenta. E tutti mi parlano dei casoncelli, ma nessuno me li ha fatti ancora assaggiare». Presidente Percassi, ci pensa lei? Sarebbe un premio partita gustoso.