Luca Percassi:"Ora l'Europa conosce l'Atalanta. I sedicesimi valgono 1mln e mezzo, ma abbiamo speso molto. Sorteggio? Quello che capita, non importa"

 di Luca Ronchi  articolo letto 1976 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Luca Percassi:"Ora l'Europa conosce l'Atalanta. I sedicesimi valgono 1mln e mezzo, ma abbiamo speso molto. Sorteggio? Quello che capita, non importa"

Lui che in Inghilterra ci ha giocato, può capire meglio cosa vuol dire batterli, anzi umiliarli, a casa loro. Luca Percassi, amministratore delegato ed ex difensore dell’Atalanta, ripensa ai due anni con le riserve del Chelsea (tra il ’98 e il 2000) e forse trova un motivo supplementare per esaltarsi.

Una specie di vendetta a distanza?

«Perché?».

Con Vialli aveva giocato pochissimo in prima squadra…

«Ma no, è stata comunque un’esperienza importante che mi ha permesso di studiare l’inglese in modo non scolastico, sul campo. Il calcio mi ha dato molto, il settore giovanile dell’Atalanta mi ha insegnato l’applicazione, il rispetto, il dovere di ascoltare l’allenatore. Gli inglesi a non mollare mai».

Come ha ritrovato il calcio inglese?

«Resta affascinante, anche se l’Everton non ha fatto una gran figura. Rispetto ai miei tempi credo sia un po’ cambiato, almeno non tutti mangiano cioccolato e bevono Coca Cola prima della partita come faceva Terry».

S’immaginava ai sedicesimi con una giornata d’anticipo?

«No. Il giorno del sorteggio si pensava al peggio».

Rassegnati?

«Rassegnati no, ma sapevamo quanto sarebbe stato complicato. È stata una qualificazione strameritata, costruita partita dopo partita. La squadra ha avuto un impatto straordinario proprio al debutto con l’Everton e non si è fermata più».

La prima italiana a vincere a Goodison Park.

«E ancora più bello è stato conquistare questo traguardo con tanti tifosi al seguito. I dirigenti dell’Everton ci hanno fatto i complimenti per l’entusiasmo della nostra gente».

Cominciano ad accorgersi dell’Atalanta…

«L’Europa non ci fa più paura e ci rispetta. Ricorda cosa aveva detto Fekir di Gomez prima della partita di Lione?».

Aveva detto di non conoscerlo...

«Esatto: ora molte squadre europee, anche le più forti, sanno che ci siamo anche noi. E ci temono, perché i risultati danno visibilità. Per esempio, il Liverpool ci ha ospitato nella sua Academy per la rifinitura della vigilia: non è una cosa che accade molto spesso, hanno fatto un’eccezione per l’Atalanta».

Quanto valgono i sedicesimi in termini economici?

«Circa un milione e mezzo , ma abbiamo speso molto».

Possibilità per il primo posto?

«Ce la giochiamo nello scontro diretto con il Lione. Dopo questo 5-1 avremo la tranquillità per centrare un altro obiettivo importante».

Che avversario chiede al sorteggio?

«Una qualunque, non importa. Come non ci eravamo fasciati la testa quando abbiamo saputo di Lione ed Everton, così non facciamo i fenomeni adesso».

Il Milan non aveva creduto in Cristante dopo averlo fatto debuttare in Champions.

«Ha avuto una crescita esponenziale da quando è arrivato da noi. È diventato un centrocampista moderno, che ha tecnica, forza, senso del gol».

È in prestito dal Benfica, ma il suo futuro è all’Atalanta.

«Lo riscatteremo per una cifra vicina ai 5 milioni. È troppo importante, sono sicuro che anche da lui ripartirà la ricostruzione del nostro calcio».

Ha fatto dimenticare in fretta Gagliardini.

«Mi piacerebbe vederli insieme in Nazionale. Hanno caratteristiche che si completano: Cristante più offensivo, l’altro fa benissimo la diga».

Si aspettano i gol di Petagna.

«Discorso vecchio: non segna molto, è vero. Ma è bravo a far giocare bene la squadra con i suoi movimenti».

E poi c’è la concorrenza di Cornelius.

«Con l’Everton hanno dimostrato di poter stare insieme, sono simili fisicamente ma con caratteristiche tecniche diverse: uno dà la profondità, l’altro è attaccante d’area. A Gasperini va bene così».

A proposito, cosa le piace di più del suo gioco?

«Che la squadra ha un’identità forte, che si muove a memoria, che rispetto all’anno scorso è più matura: sa di essere forte».

Un rimpianto: non giocare a Bergamo l’Europa League...

«Verissimo, purtroppo ci sono norme Uefa da rispettare, per esempio tutti i posti devono essere seduti. Il nostro stadio non li ha. Goodison Park sì, ma per gli altri servizi non è all’altezza. Penso agli spogliatoi, non vecchi: di più. Un paradosso».

Sarà abbattuto: 300 milioni di investimento. Voi avete fatto un’altra scelta: ristrutturare.

«Ci hanno chiesto informazioni, sembravano interessati al progetto».

La priorità resta la salvezza?

«Direi di sì. L’esperienza europea è dura, ma esaltante. Questo è un anno da vivere intensamente. Godiamocelo».