Mancini:"Quanta fatica con Gasperini, ma ora sono cresciuto. L'esame Papu Dance? malissimo"

28.05.2018 16:28 di Luca Ronchi  articolo letto 2345 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Mancini:"Quanta fatica con Gasperini, ma ora sono cresciuto. L'esame Papu Dance? malissimo"

Ai quadri di fine anno nessuna sorpresa: promosso. Per qualità, personalità e prospettive future, l’Atalanta può sorridere. La prima stagione in Serie A di Gianluca Mancini è stata tutta un crescendo: di minuti, di fiducia, di prestazioni. Anche perché il «battesimo» con la Dea pare sia stato da dimenticare: «La Papu Dance è andata male – sorridere Mancini, che domani con l’U21 tornerà in campo per sfidare la Francia a Besançon —. Quasi come se non mi fossi presentato. Cioè, è durata pochissimo e il Papu mi ha bocciato subito. Come ballerino non sono proprio un granché…».

Fortuna che l’Atalanta l’ha ingaggiata per altro. Il bilancio della sua prima stagione in A?

«Sicuramente positivo, non mi aspettavo di giocare così tanto nella seconda parte di stagione perché davanti a me avevo compagni molto forti. Però sono soddisfatto per essermi riuscito a ritagliare uno spazio importante per me e per la squadra. E per questo devo ringraziare Gasperini per la fiducia».

A proposito di Gasperini, si dice sia un maestro e soprattutto la fortuna di molti giovani.

«Il mister è molto bravo e preparato, con noi giovani sa aspettare il momento giusto per farci entrare nella mentalità della squadra. Il primo anno di A è sempre complicato, cambiano tante cose. Ma il mister riesce a prepararti fisicamente, mentalmente e tatticamente. Ringrazio lui e i miei compagni per i consigli e per come hanno saputo guidarmi in campo».

Per molti è l’erede di Caldara. Com’è stato il vostro rapporto?

«Con Mattia è nata subito una bella amicizia, anche fuori dal campo ci frequentiamo con le rispettive compagne. Il rapporto è ottimo, ho cercato di rubare i suoi segreti, studiando i suoi pregi. Però l’etichetta di erede di Caldara mi piace fino a un certo punto: non è detto che il posto sarà sicuramente mio, dovrò conquistarmelo sul campo e far vedere che me lo merito. La maglia da titolare in futuro non è assolutamente sicura».

A volte vice Toloi, altre vice Caldara: dove si trova meglio nella difesa a 3?

«Ho ricoperto tutti i ruoli. Non è un problema, decide il mister quando e dove gioco».

Anche perché il prossimo anno ci saranno ancora tante partite per l’Atalanta.

«Ed è un motivo di orgoglio per noi giocatori ma anche per società e tifosi essere riusciti a tornare in Europa. Bisogna farsi trovare pronti sempre, mentalmente e fisicamente, per affrontare un’altra stagione molto impegnativa».

Una stagione che porterà all’Europeo U21 in Italia.

«Vestire la maglia della Nazionale è un motivo di orgoglio, così come fare un Europeo. Avere la possibilità di giocarlo addirittura in casa è il massimo. Noi pensiamo a fare bene sempre, anche se queste sono solo amichevoli le affrontiamo come gare vere, per dimostrare al mister di meritarci il posto».

E torniamo a Caldara: come lui, lei sembra essere diventato il pilastro della difesa dell’U21?

«Ma non credo di essere un pilastro di questa squadra. Siamo tanti difensori, tutti bravi e cerchiamo di mettere in difficoltà il mister nelle scelte. Lui fa le sue valutazioni ma pilastri non ce ne sono, siamo tutti importarti per la squadra».

Torniamo alla A: chi l’ha messa maggiormente in difficoltà e un qualcosa che l’ha sorpresa.

«Higuain è straordinario, un campione incredibile. Mi ha messo in grossa difficoltà però è un’esperienza che mi è servita per crescere. Sbagliando si impara e si migliora, purtroppo contro di lui di errori ne ho commessi più di uno, ma mi servirà per il futuro. Quest’anno ho avuto modo di capire sulla mia pelle quanto sia enorme la differenza tra Serie A e B. In A ogni squadra ha tanti campioni e le difficoltà sono tantissime. Mi ha molto sorpreso il modo di lavorare sulla prevenzione agli infortuni, sull’alimentazione, sul riuscire ad avere tutto sotto controllo. Se non sei al cento per cento anche fuori dal campo, fai fatica dopo».

Ha tanti tatuaggi. Ce n’è uno a cui è legato particolarmente?

«Sono molto legato al 23 (ce l’ha sia piccolo sull’anulare, come fosse una fede, sia sul tricipite sinistro, ndr ): è il giorno in cui mi sono fidanzato e poi è il numero di maglia di quello che è stato per tanti anni il mio idolo, Marco Materazzi. Giocatore fantastico, di grande personalità e carisma. Sarebbe un sogno poter ripetere anche soltanto la metà della sua carriera. Ma sono ancora molto giovane e ho tanto da migliorare e dimostrare». I presupposti per una carriera da protagonista, intanto, ci sono tutti.