Massimo Carrera:"Atalanta? Se mi chiamano perchè no... Gasperini e Atalanta modelli in tutto il mondo."

11.09.2018 13:36 di Luca Ronchi  articolo letto 2618 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Massimo Carrera:"Atalanta? Se mi chiamano perchè no... Gasperini e Atalanta modelli in tutto il mondo."

L’Otkrytie Arena, casa Spartak, e Zingonia distano quasi 3000 chilometri. E se a questo si aggiungono fuso orario e impegni ufficiali, diventa particolarmente complicato seguire con regolarità la Serie A. Che sia in tv o allo stadio. Non un problema per Massimo Carrera, che riesce comunque a non perdersi una partita della «sua» Atalanta: «Sono un tifoso, mi diverto sempre quando la vedo giocare». Un gran complimento da chi ha disputato ben 242 gare in maglia Dea: «Ho casa vicino a Zingonia, è il mio posto in Italia. Sono uno di famiglia, il legame con città, club e tifoseria resterà per sempre». Dal 2016 la panchina dello Spartak Mosca è una sua esclusiva con campionato, Supercoppa e titolo di «allenatore dell’anno» nel 2017: «Finora un bel percorso, mi aspetto molto anche da questa stagione». Iniziata, però, con il k.o. nei preliminari europei: «Avevamo tutto per superare il Paok e giocarcela ai playoff contro il Benfica».

Proprio come Gasperini e i suoi in Europa League.

«Non meritavano assolutamente di uscire».

Carrera, partenza simile per Spartak e Atalanta.

«Purtroppo il calcio è così, se non segni rischi di pagare. Dispiace per come siano arrivate queste due eliminazioni, c’è stata molta sfortuna. Ma siamo solo all’inizio, sia noi sia loro punteremo a grandi obiettivi».

Sembra entusiasta di questa Atalanta.

«Mi impressiona il loro collettivo. Ci sono tanti uomini di livello, ma nessuno pensa a sé. Hanno un gioco collaudato e spettacolare, indipendentemente dagli interpreti. Qui si vede la mano dell’allenatore».

Del quale ha un’idea positiva.

«Come non averla. Mi aspetto che Gasperini porti avanti la stessa filosofia vincente degli ultimi due anni: grandi risultati valorizzando i tanti giovani».

Con scommesse vinte anche nel suo ruolo.

«Caldara è molto forte. Tempo fa la Juve ha investito su di lui e oggi è al Milan, non è un caso. Stesso discorso per Mancini, Bergamo è la piazza ideale per diventare grande».

Il segreto di questo club?

«Ce ne sono tanti. Il campo è solo l’ultimo step di un progetto che parte da lontano grazie alla proprietà solida. L’Atalanta è un modello per tutti».

Largo ai giovani, ma il c.t. Mancini ha lanciato l’allarme.

«Manca il talento. E i pochi che abbiamo faticano a trovar spazio. Situazione simile con Conte. Ci trovavamo in difficoltà, spesso guardavamo gare con solo 2 italiani su 22 in campo. Potete immaginare quanto sia arduo il compito di Roberto».

Cosa fare per uscirne?

«Discorso complesso, mi limito a fare un esempio: qui c’è l’obbligo dei 5 calciatori russi e questo, volente o nolente, aiuta la crescita dei giovani. Non so se possa essere una soluzione per l’Italia, ma il Mondiale della Russia è stato positivo. Forse anche per questo».

In Serie A la Juve corre sola?

«È la più forte e per le altre sarà dura, ma è presto. Lo scudetto va conquistato sul campo».

L’Atalanta dove può arrivare?

«Gasperini ha una rosa ampia, con tante alternative tutte di qualità. Bisogna puntare ancora all’Europa League».

E il suo Spartak?

«Siamo secondi a 2 punti dallo Zenit, ora più forte con Marchisio. Le favorite sono le solite. E aggiungo il Krasnodar. Noi, ovvio, punteremo al titolo».

Lei, invece, a cosa punta?

«Rispetto al 2016 ho più esperienza, ma pure più stressato... Non si smette mai di imparare, vale lo stesso per me. L’obiettivo è vincere qui».

Nessuna nostalgia dell’Italia?

«Sto bene a Mosca, tra qualche mese potremmo discutere il rinnovo in scadenza a maggio 2019. Questo è un top club, organizzato e con ambizione. Ora non penso al ritorno».

Nemmeno se chiamassero da Bergamo?

«Non potrei mai rifiutare. Facciamo così: ancora un paio d’anni qui, poi ne parliamo».