Percassi a tutto campo:"Champions un sogno che si realizza. Un tetto agli abbonati. Mercato triste? La tristezza è stata nostra sentire quelle cose"

06.06.2019 12:33 di Luca Ronchi   Vedi letture
Percassi a tutto campo:"Champions un sogno che si realizza. Un tetto agli abbonati. Mercato triste? La tristezza è stata nostra sentire quelle cose"

E poi alla fine gli scappa, perché va bene tenere i piedi per terra ma la pancia sta più in alto, e a volte parla da sola. «La Champions League ci farà un bene che solo il Cielo lo sa...», dice Antonio Percassi in un sussulto che ha molto di liberatorio. Non c’è nulla di profano in quel tuffo di pancia, semmai c’è qualcosa di sacro nell’annuncio del suo prossimo pellegrinaggio alla Madonna di Medjugorje: «Io e mio figlio Luca andiamo tutti gli anni, stiamo un paio di giorni: una volta abbiamo incrociato anche Mancini, e siamo diventati amici. Andiamo perché dobbiamo pregare: di salvarci ancora...».

Presidente, le ricorderemmo che giocherete in Champions League

«Siamo andati oltre il sogno, è stata una meravigliosa follia e siamo ancora sotto shock. Io ogni tanto voglio riguardare la classifica: davvero siamo arrivati terzi? Noi siamo l’Atalanta, siamo dei gran bei muratori, veniamo a lavorare a Milano alle cinque del mattino...».

Atalanta terza, ma spesso giocando meglio di prima e seconda: l’Ajax italiana?

«Io questo non posso dirlo: mi darebbero del montato. L’Ajax? Forse per come abbiamo giocato certe partite: il 4-1 all’Inter, il 3-0 alla Juve, due gare stratosferiche».

Quando si è detto: ma sì, pensiamo alla Champions?

«Io ho sempre sperato solo nell’Europa League: anche all’ultima di campionato, vinceva il Sassuolo e vincevano tutte le altre, mi sono detto ancora: “Non siamo da Champions”. A novembre, quando Gasperini chiese a tutti di indicare su un tabellone l’obiettivo stagionale, avrei scritto come Ilicic: salvezza. Dopo la sconfitta con il Cagliari, eravamo quart’ultimi, quando il mister mi disse “Si lotta per salvarsi” gli avevo risposto: “Ma va benissimo”. Da quel giorno è stato più sereno. E dopo la partita con il Chievo, quella della sua straordinaria intuizione di Gomez trequartista, ancora di più».

Gasp ha detto anche: «Senza il Copenaghen, oggi non saremmo qui».

«Esperienza utile, come perdere immeritatamente la finale di Coppa Italia: vincerla poteva significare avere un calo da euforia. Il venerdì ho visto la squadra stordita, il sabato l’ho scossa: “Ehi, domani a Torino c’è la partita del secolo”».

E domenica scorsa erano in 18.000 a camminare per festeggiare. E ringraziare

«Non riuscivo ad arrivare sul palco: famiglie, un’infinità di bambini tutti con maglietta nerazzurra, donne anziane innamorate dell’Atalanta. Tifosi straordinari: quest’anno anche a livello comportamentale. E certe cose del passato non devono più capitare».

Prevede un tetto per gli abbonamenti?

«Sui 25.000, direi 20.000».

E il sogno della Champions da giocare a Bergamo.

«E’ venuto fuori un casino, colpa mia: però anche arrivare terzi era un sogno... Roberto Spagnolo, il direttore operativo, mi ha detto: “Ma sei matto a dire ‘ste cose? Non si riesce”. Io invece dico: proviamoci. Chi lavora allo stadio mi insulta, io li provoco per farli stare lì ancora dalle 5 del mattino alle 10 di sera: gli daremo un premio. E loro sono scatenati, come se dovessero giocare loro la Champions: lavorano la domenica, di notte. Servono requisiti per chiedere una deroga, lo so. E io inviterò la Uefa - spero a fine giugno - a vedere la nuova curva da 9.300 tifosi già in stato avanzato, il centro di Zingonia: 40 milioni più altri 40 per uno stadio gioiello. E gli spiegherò che non li stampiamo, i soldi...».

Il Gasp: meglio un girone con City, Ajax e Real che con Zenit, Benfica e Salisburgo

«D’accordo con lui. Ma se nei grandi stadi andiamo dopo, va bene lo stesso».

Presto avrà un appuntamento con il Psg

«Dobbiamo parlare di un loro store sugli Champs Elysées e magari di un’amichevole estiva: se poi ci scappano discorsi di mercato...».

Quanto ha rischiato di perdere Gasperini?

«Chiedete a lui, ma ero abbastanza sicuro di convincerlo. Alla fine l’ho visto contento, ora dovremo accontentarlo: non sarà una passeggiata».

Riparlerà di «mercato triste» come l’estate scorsa?...

«Al telefono gli dissi che la tristezza era la nostra nell’ascoltare certe cose, visto quanto avevamo speso. Vorrei risentirgli dire che è triste e che finisca di nuovo come quest’anno».

Come si attrezza l’Atalanta per farla stare in un’altra dimensione?

«Ora arriva il difficile: continuità intelligente, nel rinforzare la squadra. Non dobbiamo stravolgere il nostro metodo: restiamo una provinciale, il primo obiettivo è la salvezza. Per quello mi interessava tanto Verona-Cittadella: è lì che dobbiamo guardare, il Verona è sempre stata una nostra grande rivale, come il Brescia».

Significa anche un limite al monte ingaggi?

«Oltre certi tetti non si può andare, non possiamo permetterci di perdere certi equilibri: se ti monti la testa, fai il male della società. I nostri abbonamenti di una stagione non valgono un incasso di Inter e Milan per una sola partita: non puoi competere. Punteremo sui premi in base ai risultati: con i manager delle nostre aziende funziona».

Gasperini vi ha chiesto più rapidità negli acquisti

«E’ anche per garantire velocità su certe risposte che Luca si è messo in prima linea sul mercato. Da 30-32 milioni di fatturato, siamo passati a una previsione di 180-200: è la nostra azienda più complicata e la famiglia deve essere presente. Anche 24 ore su 24: vedo Luca che parla e risponde al telefono fino a mezzanotte».

Ci dà un identikit dei nuovi acquisti?

«Un paio di giocatori d’esperienza, altri con prospettive di crescita. Un esempio: Tonali ci piace, ma c’è la coda. L’Ajax è da copiare per il coraggio di buttare dentro ragazzi senza problemi: non guardano l’età, in quello sono formidabili».

Giovani dell’Atalanta da buttare dentro?

«Piccoli, Kulusevski. Ma ce ne sono altri 4-5 con un grande potenziale. Barrow? Ha sbagliato un paio di partite e si è bloccato: pensate che per lui abbiamo rifiutato 21 milioni, porca miseria, Luca mi rimprovera ancora... Sui conti, per fortuna, è un martello: è lui che mette in riga me».

Ma sul settore giovanile è lei che mette in riga tutti.

«E’ il nostro orgoglio, a cominciare dalla Primavera: peccato che poi debba affrontare le fasi finali senza tanti nazionali, quest’anno sette».

Il più a rischio cessione tra Gomez, Ilicic e Zapata?

«Spero nessuno, ma l’offerta migliore potrebbe arrivare per Zapata: lui ha detto che resta, poi i procuratori fanno il loro mestiere. Come De Laurentiis, che parla di Inglese alle sue cifre... Ma intanto sta facendo salire il valore di Duvàn».

Che lei venderebbe per...?

«Non per 40 milioni, a un’offerta fra i 50 e i 60 ci pensiamo: forse non si potrebbe dire no. Ma prima devo dare un’alternativa a Gasperini: bisogna farsi trovare preparati e con i conti in ordine, sempre. Ora che siamo in Champions ancora di più».