Toloi:"Il Mondiale passa dall'Atalanta. Il gol? Arriverà"

 di Luca Ronchi  articolo letto 1363 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Toloi:"Il Mondiale passa dall'Atalanta. Il gol? Arriverà"

Forse l’Atalanta è tornata Dea. La vittoria in casa col Verona, terza consecutiva Coppa compresa e seconda in campionato (senza subire gol), potrebbe fare da spartiacque nella stagione nerazzurra. Che riporta nel solco di quella passata come confermano i numeri: alla 10ª giornata, un punto in meno rispetto al 2016-17 (15 contro 16), 4 gol fatti in più (17) e gli stessi subiti (13). E che soprattutto certifica il recupero di Rafael Toloi. Una colonna della difesa che l’anno scorso in campionato, al netto dell’infortunio, ha giocato per 90’ 31 partite su 32. «Sì, due vittorie casalinghe che hanno dato un po’ di fiato alla classifica», ha confermato il 27enne centrale brasiliano. «Fondamentale per noi anche non aver preso gol. Ora (domani, ndr ) ci aspetta una partita dura in trasferta, l’Udinese è forte».

In 5 trasferte stagionali, compresa quella a Lione in Europa League, 2 sconfitte e 2 pari.

«Per stare in alto è necessario prendere punti fuori, mister Gasperini continua a ripeterlo. Bisogna iniziare da Udine».

L’anno scorso la difesa dell’Atalanta è stata quella che ha segnato di più nei cinque maggiori campionati d’Europa. Lei però in Serie A è a secco da un po’ (settembre 2015).

«Davvero… non me lo so spiegare, mi manca tanto il gol e mi propongo spesso in avanti. Tra l’altro sono stato il difensore più prolifico della storia della mia prima squadra, il Goiás. Però mercoledì ci sono andato vicinissimo col Verona, Nicolas ha fatto una grande parata».

Non è che il calcio brasiliano è molto meno tattico di quello italiano, con più spazio all’iniziativa individuale e alla fantasia?

«Sì. Anche se la mia prima squadra in Brasile giocava a tre dietro ma con uno fisso, tipo libero, che non usciva mai in pressione. Ma sono uno che si adatta bene. I primi sei mesi in prestito alla Roma – dove i titolari erano Benatia e Castan, allora la miglior coppia difensiva d’Europa – ho fatto 5 buone presenze che mi hanno spalancato le porte per il ritorno in Italia. Primo anno all’Atalanta abbastanza bene con Reja, poi sotto Gasperini sono cresciuto tanto, ha un modo di giocare che sposa le mie migliori caratteristiche: l’anticipo, l’uscita».

Restando sul Brasile, un pensierino al Mondiale di Russia?

«Approdare in nazionale è il sogno di tutti. Ma non è facile anche perché la Seleçao gioca a due dietro (a quattro, con due terzini, ndr ). Ma se nell’Atalanta gioco come l’anno scorso, io rimango fiducioso».

Nella scelta di venire in Italia ha influito la possibilità di confrontarsi con grandi campioni in modo da completarsi, anche in ottica nazionale?

«Sì, qui c’è visibilità. Ma è stata una scelta difficile. Per molti fu un errore lasciare il San Paolo, non certo una piazza piccola, per l’Atalanta. Ma oggi credo sia stata la cosa giusta.

Dunque, i tre più forti attaccanti che ha affrontato qui da noi?

«Higuain, Mertens, Belotti, Immobile… impossibile restare dentro i tre nomi».

Finora avete gia affrontato Napoli e Juve, l’Inter fra meno di un mese. Per lo scudetto sarà lotta a tre?

«Quest’anno c’è più equilibrio, allargherei a quattro o cinque inserendo le romane».

Con la bacchetta magica in mano, cosa regalerebbe al calcio brasiliano di quello italiano, e viceversa?

«Al Brasile servirebbe l’approfondimento tattico che si fa qui. All’Italia... ci penso ma non mi viene in mente niente».

Cosa c’è dopo calcio e famiglia?

«La pesca. Altro che mare e sole. Sono nato in una fattoria del Mato Grosso, al confine con la Bolivia. Non c’era molto da fare se non andare sul fiume. Quando passo sul Brembo butto sempre l’occhio giù e spesso vedo gente che pesca. Prima o poi mi ci fermo anch’io».