Veni Vidi Vido, dall'Azzurro al Nerazzurro:"All'Atalanta si migliora ogni giorno. La mia fortuna? Inzaghi..."

 di Luca Ronchi  articolo letto 1564 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Veni Vidi Vido, dall'Azzurro al Nerazzurro:"All'Atalanta si migliora ogni giorno. La mia fortuna? Inzaghi..."

Una crescita quotidiana e costante, che gli ha permesso di aggiornare il proprio stato al primo anno di Serie A. In appena due mesi Luca Vido è passato da «scommessa» a «promessa», fugando molti dubbi e portando con sé una certezza: il futuro sarà suo. Il gol nell’amichevole tra Pescara e U21 di giovedì è stato l’ultimo segnale di maturità. All’Atalanta come nell’Under 21, Vido in punta di piedi sta scalando le gerarchie, dimostrando di poter presto diventare un giocatore decisivo. Come ai tempi delle giovanili del Milan, dove giocava spesso sotto età nel club e nelle Under italiane, lasciando sempre il segno. Luca sembra crescere giorno dopo giorno a Bergamo in questa prima parte di stagione. Debutto e gol in U21 e debutto in A, in attesa di quello in Europa League: «In effetti sento di essere cresciuto molto grazie all’Atalanta, sin dal primo giorno di ritiro. Ambiente e società sono l’ideale per un giovane che ha voglia di emergere. E a me piace lavorare e mettermi in mostra».

Forse le difficoltà iniziali erano legate al cambio di categoria.

«Certo, ci vuole sempre un po’ di tempo per adattarsi ai nuovi carichi di lavoro. Però uno spogliatoio di A lo avevo già conosciuto al Milan, dove era evidente la diversità fisica e tecnica rispetto ai compagni. Ora sono cresciuto, fisicamente e mentalmente. E ho anche una consapevolezza diversa: so di potermela giocare».

Gasperini la sta inserendo gradualmente. Cosa ha provato il giorno del debutto in A?

«Non vedevo l’ora, aspettavo da tanto tempo quel momento. Ero emozionato ovviamente, però sia il mister sia i compagni mi hanno trasmesso tranquillità e fiducia. Poi è vero che la partita era chiusa (5-1 col Crotone, Vido è entrato sul 4-1, ndr ), però in A non puoi permetterti mai di fare errori».

Vice Petagna, alternativa a Gomez, volendo trequartista dietro i due o terzo attaccante in linea. Essere un jolly offensivo è più un limite o un pregio?

«Credo che saper fare più ruoli sia un punto di forza. Poi certo, non faccio tutto bene come il Papu, non ho lo stesso impatto che garantisce Petagna, però cerco di dare il meglio in qualsiasi ruolo. E se proprio dovessi scegliere, preferirei fare il trequartista, creare superiorità tra le linee e mandare in gol i compagni».

E invece con la Papu Dance come se l’è cavata?

«Mi sono impegnato, ma il risultato non è stato un granché. Direi che in campo sta andando decisamente meglio...».

Come cambiano le «consegne» tra Atalanta e Under? Quanto è differente il 4-4-2 di Di Biagio dal sistema di Gasperini?

«In Nazionale c’è tanto attacco alla profondità, mentre a Bergamo cerchiamo più l’imbucata palla a terra o appoggiandosi sugli esterni. E sulla fasce l’Atalanta ha giocatori fenomenali. In Under con le due punte si cerca di sfruttare il lavoro del compagno di reparto, approfittando degli spazi che si creano col suo movimento. Anche col Pescara è andata più o meno così: Cutrone è bravissimo a portarsi dietro due difensori».

Col Pescara ha segnato, bissando il gol dell’ultima amichevole contro il Marocco. Cosa ha provato quel giorno?

«Ero entrato da poco, ma volevo tantissimo la prima rete in Under 21. Ho recuperato palla, seguito l’azione e poi chiusa in rete. È stato emozionante. Credo però che ogni gol abbia un sapore diverso dall’altro, ma hanno tutti lo stesso valore».

Un po’ come pensava un suo ex allenatore al Milan, Pippo Inzaghi: in allenamento o in Champions, segnare è sempre meraviglioso.

«È stato decisivo per la mia crescita: mi ha insegnato a muovermi sulla linee del fuorigioco, ad attaccare la porta in maniera diversa a seconda della posizione della palla, a studiare i difensori avversari. Dispiace averlo avuto come allenatore quando ero ancora molto giovane. Mi piacerebbe incontrarlo di nuovo in futuro, con maggiore maturità, per rubargli qualche altro segreto». Non resta che aspettare il primo gol in A, quello che, per dirla alla Vido, «chiuderebbe un cerchio da sogno».