Zapata:"Abbiamo fatto la storia, ma ora sogno di vincere in nerazzurro. Io, Ilicic e Gomez siamo completi: tra i top in circolazione"

02.06.2019 11:45 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
Zapata:"Abbiamo fatto la storia, ma ora sogno  di vincere in nerazzurro. Io, Ilicic e Gomez siamo completi: tra i top in circolazione"

Iniziando a leggere, probabilmente qualcuno andrà subito a cercare il mercato, magari aspettandosi la classica «bomba». E la troverebbe, senza però volare in Liga o in Premier: «Sogno di alzare un trofeo in nerazzurro». Tranquilli, le notizie arrivano comunque. Basta proseguire. E parlano dell’uomo e del calciatore: «A Bergamo ci hanno accolto benissimo, io e la mia famiglia abbiamo tutto». Insomma, non potrebbe chiedere di più. Poche parole, che valgono anche per il campo. Strepitoso, leggendario se fosse arrivata la Coppa Italia: «Che delusione il k.o. in finale con la Lazio, ma siamo ripartiti alla grande». Il resto è storia: terzo posto in Serie A e prima Champions da quando la Dea esiste. Il top per puntare, da protagonista, alla Coppa America in Brasile: «Inizio duro, se me l’avessero detto allora non ci avrei creduto». Invece, è tutto vero. Duván Zapata è un mix di orgoglio e gioia, un gigante al centro del mondo che si racconta. Non necessariamente per i 28 gol in 48 presenze segnati quest’anno con l’Atalanta, in ogni competizione. Lo fa, semplicemente, perché è felice.

Zapata, tutto va per il meglio.

«Che spettacolo con l’Atalanta, adesso testa alla Colombia: vogliamo un’altra Copa dopo quella del 2001. Diana, Dayton e Dantzel, mio papà e Alessandro Poma (amico e testimone di nozze, ndr) mi raggiungeranno. Voglio sbloccarmi in nazionale e, magari, festeggiare tutti insieme alla fine».

Impossibile, per il c.t. Queiroz, non scommettere su di lei.

«La convocazione è una rivincita dopo l’esclusione da Russia 2018, esserci era un obiettivo al quale tenevo tantissimo. Fu una bella botta, ormai è acqua passata. Oggi sono qui con la Selección, è ciò che conta».

Brasile favorito. Poi voi, Argentina e Uruguay: è d’accordo?

«Sono tutte forti, le qualificazioni sudamericane sono le più difficili al mondo. Noi siamo fiduciosi e ce la giocheremo, consci delle nostre qualità e sapendo che tutto è aperto. Ricordate la Seleçao al Mondiale 2014? Giocava in casa, come ora, e fece fatica. Quindi i pronostici lasciano il tempo che trovano».

A Bergamo li avete clamorosamente ribaltati.

«Quanta fatica in avvio, lo dico onestamente: dovevo adattarmi a un nuovo ambiente e a un metodo di lavoro diverso. Testa bassa e lavorare. Parecchio sudore senza mollare di un centimetro, anche se mai avrei immaginato di poter chiudere così. A livello personale e di squadra».

La data della svolta?

«Atalanta-Napoli 1-2, 3 dicembre 2018. Dopo quella di Bologna, seconda rete in campionato, contro i miei ex compagni. Da lì ho recuperato le settimane in bianco, ma non è stato un caso: ero entrato nei meccanismi da un po’, stavo bene ed ero sicuro che le cose sarebbero cambiate presto».

Tra tutti i gol, quale sceglie?

«Quelli alla Juventus sono speciali, prendo il momentaneo 1-1 nel pareggio dell’andata: stop e sinistro dal limite. Dai, niente male…».

A posteriori, il terzo posto vale più della Coppa Italia?

«Ha un significato enorme, perché è l’ultimo step di un progetto iniziato ormai tre anni fa. Detto ciò, a Roma avrei vinto volentieri... Una delusione vera, per fortuna abbiamo ricominciato subito a correre. E oggi il popolo di Bergamo merita la Champions».

Girone soft o sotto a chi tocca?

«Anfield, Bernabeu e Camp Nou sono stadi speciali, ma non ci penso. Aspetto il sorteggio. Ce la giocheremo, a prescindere dall’avversario».

Quanto c’è di Gasperini in questa Dea delle meraviglie?

«Molto, questo percorso iniziò con lui nel 2016. È fondamentale andare avanti assieme, il suo rinnovo è una notizia importante per chiunque».

Gomez, Ilicic e Zapata sono...

«Amici, prima di tutto. E in campo formiano un attacco completo, tra i top in circolazione. Non lo dico io, parlano i numeri e i gol».

Con Diana, sua moglie, ne avete realizzato uno speciale.

«La Fundación, progetto lanciato nel novembre 2018 a Cali. Grazie a Dio si stanno avvicinando tante persone, sia in Europa che in Sudamerica. Vogliamo aiutare chi è in difficoltà, soprattutto i più piccoli. Era il nostro sogno».

Quello nel calcio, invece?

«Vincere con l’Atalanta e la nazionale. Sarebbe il massimo».

Eppure, in ottica mercato, il suo nome circola.

«Penso alla Dea, voglio restare. Qui sto benissimo e con i miei compagni abbiamo raggiunto un obiettivo storico. Tanto lavoro, che felicità...».

Gigante in campo, timido fuori: corretto?

«Sì, ma davanti alla porta proprio non lo sono! (ride, ndr). Scherzi a parte, ho un carattere tranquillo e mi considero un ragazzo semplice, che ama stare a casa e godersi la famiglia».

Duvàn è così, un gigante felice al centro del mondo.