Arrigo Sacchi: Sarri e Gasperini ai raggi X

20.11.2019 12:08 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
Arrigo Sacchi: Sarri e Gasperini ai raggi X

Gli stili sono diversi, e anche le idee da cui nascono e il modo di tradurli sul campo, eppure c’è un filo sottile, quasi invisibile, che li lega e basta una parola per spiegarlo: divertimento. Gian Piero Gasperini e Maurizio Sarri partono da concetti calcistici che sono distanti: uno gioca uomo-contro-uomo, «a sistema puro», l’altro privilegia la difesa «di reparto»; uno cerca subito la verticalizzazione, l’altro ama una manovra più rotonda basata sull’insistito possesso del pallone. Ma l’obiettivo che hanno, pur essendo differenti, è la comune ricerca dello spettacolo, del gol: per loro conta farne uno in più dell’avversario, e non subirne uno in meno. La sfida di domani tra Atalanta e Juventus si specchia nelle filosofie di questi due allenatori che sono, probabilmente, le punte dell’iceberg tecnico italiano. Ci sono dieci parole, dieci concetti che li caratterizzano. Li abbiamo esaminati con Arrigo Sacchi che, del lavoro dei due, si è sempre dichiarato grande estimatore.

Il pressing

«L’Atalanta, il pressing, lo fa meglio della Juve - esordisce Sacchi - Dipende dal fatto che i giocatori sono insieme da molti anni, mentre gli juventini devono ancora metabolizzare le idee di Sarri. Mi piace il modo in cui pressa Gasperini: lo fa con tutta la squadra, ma anche individualmente. Sarri, invece, sia con l’Empoli sia con il Napoli, privilegiava il movimento sincronizzato di tutti i reparti. Alla Juve i giocatori devono essere bravi a mettersi alle spalle tutto quello che hanno vinto e a dimostrarsi disponibili a imparare qualcosa di nuovo. Per ora, a parte qualche partita, non si è ancora visto lo stile di Sarri. Ma sono convinto che arriverà, e allora i bianconeri potranno aspirare anche a vincere in Europa».

Il dominio

«L’Atalanta è una squadra arrembante, spavalda, simpatica per la sfrontatezza che mostra contro l’avversario. Corrono, attaccano, scattano, recuperano: e fanno tutto a mille all’ora. La Juve, secondo le direttive di Sarri, è più compassata: Maurizio ama dominare attraverso un lungo possesso del pallone fino a che non si apre un varco nella difesa nemica e allora sì che lui la infilza. Diciamo che, per certi versi, quello che si è ammirato quando allenava l’Empoli e il Napoli, è molto simile a ciò che fa Guardiola».

L’aggressività

«Sia l’Atalanta sia la Juve sono squadre che ti mettono con le spalle al muro e non ti consentono di muoverti. Loro pensano soltanto a fare il loro gioco, non si preoccupano di quello che possono combinare gli avversari. Contro il Napoli, anche se non per tutta la partita, e contro l’Inter ho visto una Juve sintonizzata su questa lunghezza d’onda. I bianconeri, però, devono insistere e continuare a inseguire questo modello».

Il coraggio

«Avete mai visto una squadra di Gasperini o una squadra di Sarri sulla difensiva? Io mai. Sono allenatori che credono nel progetto, convinti della bontà delle loro idee. Ho ammirato l’Empoli di Sarri che, pur essendo inferiore tecnicamente, ha dominato il campo a San Siro contro il Milan, e ho applaudito la spavalderia dell’Atalanta che, anche se poi ha perso, se l’è sempre giocata a testa alta contro chiunque».

La fatica

«Qui è necessario fare una premessa. Gasperini e Sarri sono allenatori molto europei. Chiedono tantissimo ai loro ragazzi durante gli allenamenti, li vogliono in perfette condizioni fisiche perché il loro modo di giocare richiede una notevole efficienza sotto questo aspetto. Non puoi fare pressing se non sei al massimo dal punto di vista atletico, e non puoi essere al massimo atleticamente se non lavori come un matto durante la settimana. Gasperini e Sarri stanno molte ore sul campo, studiano, sperimentano, provano e riprovano. E così facendo trovano le soluzioni giuste che poi propongono ai loro giocatori. Allenano l’ottimismo dei loro ragazzi, li rendono protagonisti seguendo il filo del gioco, spiegano loro qual è la strada migliore per arrivare al gioco e, dunque, al gol».

La difesa alta

«Gasperini e Sarri partono da concetti diversi. Gasperini difende uomo-contro-uomo, ma non lo fa come accadeva una volta in Italia quando si era prudente, paurosi, incapaci di uscire dall’area di rigore. Lui ha una mentalità davvero europea, gli interessa segnare un gol più dell’avversario e non si preoccupa se ne subisce uno: sa che, prima o poi, una rete la farà. Il suo concetto parte dal vecchio WM, che prevede una lotta massacrante a tutto campo contro gli avversari. Sarri, invece, ha interiorizzato una parte della classica lezione italiana: usa il gruppo, cioè la squadra, sia in fase offensiva sia in fase difensiva. Difende con i reparti e non con i singoli. Quando lo fanno bene, le sue squadre sembrano delle fisarmoniche, si aprono e si chiudono con perfetto sincronismo».

Il gruppo
«Questo concetto è simile nella filosofia di Gasperini e in quella di Sarri. Il gruppo conta di più del singolo, il singolo deve mettere le sue qualità a disposizione del collettivo, liberandosi da quell’innato egoismo che tutti i grandi campioni hanno. E’ fondamentale, questa idea, perché consente alla squadra di avere il meglio da ognuno dei giocatori e non inibisce la fantasia dell’individuo. L’Atalanta ha ottimi elementi, con una tecnica decisamente al di sopra della media, però nessuno di loro pensa di poter risolvere le cose da solo, tutti ragionano in funzione del gruppo. E lo stesso accade con Sarri: se Ronaldo non sta bene, è giusto che anche lui possa essere sostituito. Non è strano: il calcio è un gioco di squadra».

La collaborazione

«Quando guardate l’Atalanta e la Juventus date un’occhiata alla lunghezza delle squadre: scoprirete che sono sempre molto corte e molte strette. Alla base di ciò c’è un ragionamento che condividono sia Gasperini sia Sarri: se stiamo vicini, possiamo aiutarci più facilmente. Esempio classico: un passaggio di tre metri è più semplice di un lancio di trenta o quaranta metri, o no? Ecco allora che l’Atalanta e la Juve cercano sempre di non sfilacciarsi, di restare compatte, di non dare spazi nei quali gli avversari possono inserirsi e diventare pericolosi. Gasperini è bravissimo nel proporre i raddoppi dei marcatura, i suoi giocatori non sono mai soli, c’è sempre un compagno ad aiutare quello che è più in difficoltà. Sarri, con sagge e studiate diagonali difensive, cerca di mantenere sempre la superiorità numerica nella zona in cui c’è il pallone. Questi concetti, che magari sembrano semplici da spiegare, prevedono un lungo lavoro e una disponibilità non comune dei giocatori».

La velocità

«Nel calcio moderno la velocità di esecuzione è tutto. Anzi: la velocità di pensiero, prima ancora dell’esecuzione. Devi sapere che cosa fare prima che ti arrivi il pallone. E per saperlo bisogna avere qualcuno che te lo ha spiegato. Gasperini e Sarri, in questo, sono autentici maestri. Non lasciano nulla al caso, lavorano sui dettagli, sulle piccole cose, su tutte quelle situazioni che si possono verificare sul campo. Negli allenamenti simulano la partita. L’Atalanta e la Juve, anche se i bianconeri non ancora al meglio e non sempre, cercano di giocare a due tocchi, in velocità. Una squadra veloce non è una squadra che ha dei centometristi, ma una squadra che fa viaggiare rapidamente il pallone, sia in orizzontale sia in verticale. Il fraseggio che Sarri ha mostrato a Empoli e a Napoli, e che adesso tenta di riproporre alla Juve, è un esempio di velocità di pensiero e di esecuzione. E lo stesso si può dire per le manovre dell’Atalanta: giocatori sempre ben posizionati e pronti a ricevere il passaggio sapendo già quello che dovranno fare un secondo dopo. Questo significa essere attivi, positivi, ottimisti».

La certezza

«I moduli sono importanti, nel calcio, ma non sono tutto. Si può con uno schema o con un altro. L’importante è ciò che sta alla base del disegno tattico. Ho avuto un grande maestro di vita e di calcio: era il bibliotecario di Fusignano, il signor Alfredo. Un giorno mi venne a mancare il libero e non c’erano soldi per comprarlo. Lui mi disse: “Non preoccuparti, prendi la maglia numero 6, dalla a uno dei tuoi ragazzi e lavora con lui per farlo diventare un grande libero”. Gasperini e Sarri, come bravissimi artigiani, fanno esattamente così. Alle loro squadre danno certezze, ad esempio il modo di difendere, l’Atalanta a tre e la Juve a quattro, e poi si preoccupano di insegnare ai loro giocatori come devono muoversi, che cosa devono fare se si trovano in una determinata situazione, come si devono comportare se si trovano in superiorità o in inferiorità numerica. La squadra è tranquilla perché ha le sue certezze, il modo di difendere come dicevo prima, e poi su questa base si costruisce il resto del palazzo. Gasperini e Sarri hanno creato il loro stile e lo stile è la cosa più importante in una squadra: tu vedi l’Atalanta e dici “questa sì che è una squadra di Gasperini”. Sarri, alla Juve, sta ancora lavorando per arrivare a questo traguardo, ma sono convinto che ci riuscirà. In ogni caso tutt’e due aiutano l’evoluzione del calcio italiano, per troppo tempo figlio della prudenza e dell’improvvisazione».