Castagne out, Gosens al bivio, lo Shakle lo tenta. Ucciso il capo ultras della Lazio, scendete in piazza.

08.08.2019 07:12 di Luca Ronchi   Vedi letture
Castagne out, Gosens al bivio, lo Shakle lo tenta. Ucciso il capo ultras della Lazio, scendete in piazza.

Timothy Castagne starà fuori per circa un mese. L’operazione alla quale si sottoporrà domani a Pavia, necessaria per risolvere l’infortunio al menisco, lo costringerà a saltare l’esordio in campionato e molto probabilmente pure la seconda giornata, per poter essere pronto all'esordio in Champions. L'Atalanta torna sul mercato? Se fosse solo per l'assenza di Castagne no, ma c'è anche il terzino Gosens che potrebbe uscire dalla rosa nerazzurra. 

Il terzino  ha sul tavolo un’offerta dello Schalke da 1 milione di euro (più bonus) per l’ingaggio. A Bergamo è felice e ha voglia di Champions, ma di fronte a una proposta del genere ci sta seriamente pensando (oggi prende 300mila euro). Scenario che rafforza l’ipotesi di puntare su un nuovo esterno: sul taccuino resta l’ex Roma e Cagliari Luca Pellegrini, di proprietà della Juventus.

UN GIORNO DI SANGUE NELLA CAPITALE AGGUATO IN UN PARCO DI ROMA  UCCISO L’ULTRÀ LAZIALE DIABOLIK

Fabrizio Piscitelli era seduto su una panchina, Il killer gli ha sparato un colpo dietro l’orecchio

Questi nsono i vostri idoli, delinquenti criminali, quelli che voi difendete, osannate e per cui  vi mobilitate con manifestazioni di piazza. Ora per solidarietà, dedicategli uno striscione, un applauso, articoli di cordoglio, visto che molti giornalisti locali e nazionali, a questa gentaglia gli stende tappeti rossi. 

Il curriculum dei peggiori criminali

Colpito alle spalle, Diabolik questa volta non ha avuto scampo. Vestito come i tanti corridori che intorno alle 19 affollavano il parco, col volto coperto e una pistola calibro 7,65 nella mano, il suo assassino, col quale probabilmente aveva un appuntamento, ha agito a colpo sicuro. Lo ha sorpreso alle spalle, mentre era seduto su una panchina. Ha esploso un solo proiettile, dall’alto verso il basso, dritto alla testa del suo obiettivo, centrandolo dietro l’orecchio sinistro. Fabrizio Piscitelli, così si chiamava all’anagrafe, è morto sul colpo. Ieri, sul luogo, in pochi minuti si sono radunati decine di amici e tifosi, che hanno insultato e messo in fuga i giornalisti presenti. 

La bomba alla sede

Difficile che l’omicidio abbia un movente calcistico, anche se gli inquirenti per ora non lo escludono. Del resto, già a maggio il mondo ultras della Lazio era stato scosso dall’esplosione di una bomba carta piazzata davanti alla sede degli Irriducibili. E in quell’occasione Piscitelli, storico leader del gruppo, aveva commentato così: «Se vogliono tornare al terrorismo degli anni ‘70, a quel clima, noi siamo pronti. Anzi, io non vedo l’ora e di certo non ci tiriamo indietro. Siamo abituati a peggio, paura mai, per carità. È chi ha messo la bomba che ha dimostrato di aver paura. È un atto vigliacco, fatto di notte: avrebbero potuto ferire chi dorme nei paraggi, in strada. Sanno dove stiamo, sanno dove abito...». Parole che oggi suonano sinistramente profetiche.  Piscitelli nel 2015 fu condannato in primo grado per concorso in tentata estorsione al presidente della Lazio Claudio Lotito. La vicenda della tentata scalata al club biancoceleste nel 2006 aveva fatto molto scalpore, coinvolgendo pure l’ex centravanti Giorgio Chinaglia, icona della storia biancoceleste.

La droga

Si indaga, ovviamente, sulla lunga lista di attività illecite che hanno scandito l’esistenza di Diabolik, a volte incrociandosi con il «mestiere» di capo ultrà della Nord. Nel 2013 venne arrestato dalla Guardia di Finanza alla periferia di Roma, dopo un mese di latitanza, con l’accusa di essere il promotore di un traffico internazionale di sostante stupefacenti fra l’Italia e la Spagna, i cui proventi, secondo i magistrati della Dda di Roma, Piscitelli aveva reinvestito senza dichiarare nulla al fisco. Per questo gli erano stati confiscati beni per un valore superiore ai 2 milioni di euro, divisi tra immobili, automobili di lusso e partecipazioni societarie. E il nome di Piscitelli era spuntato anche nelle carte di Mafia Capitale, tra le persone in affari con l’ex Nar Massimo Carminati.

L’omaggio

L’omicidio di Diabolik ieri ha fatto il giro del mondo. Negli ambienti ultras, era una specie di mito. Tanti i messaggi di cordoglio sui social da parte dei tifosi laziali. «Era come un fratello, la nostra bandiera», ha detto qualcuno tra i tifosi accorsi ieri sera al Parco degli Acquedotti. «Stanno venendo tutti, si è mobilitato il mondo», ha commentato la sorella Angela. La salma sarà portata all’Istituto di medicina legale di Tor Vergata dove oggi sarà sottoposta all’esame autoptico.