Da Barrow a Vido e Kulusevsy, la Dea apre la cassafrorte.

 di Luca Ronchi  articolo letto 3095 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Da Barrow a Vido e Kulusevsy, la Dea apre la cassafrorte.

Metti la miglior gioventù al servizio di un maestro di calcio e in poco tempo ti ritroverai in casa un tesoro inestimabile. Musa Barrow è soltanto l’ultimo diamante uscito dalla infinita miniera di talenti che è il vivaio dell’Atalanta. E onestamente, oggi, è difficile parlare di favola. Perché dietro la scalata nel grande calcio dell’attaccante del Gambia c’è tutto un percorso deciso a tavolino dal club, che ha aspettato il momento giusto per lanciare in Serie A quello che è tuttora il capocannoniere del campionato Primavera, anche se con la squadra di Massimo Brambilla non gioca da un paio di mesi: 23 gol (4 dei quali su rigore) e 7 assist in 18 presenze. La nuova stellina dell’Atalanta di Percassi è stata inserita gradualmente nel mondo nerazzurro e ora ha già conquistato i gradi del predestinato. «La cosa che impressiona di più è il mondo in cui calcia. E il fatto che riesca a prendere la porta da qualsiasi posizione». Brambilla raccontò così le prime sensazioni avute lavorando col gambiano. Che ha aspettato il suo momento per conquistare anche la Serie A.

LA SVOLTA Un percorso diverso da quello fatto nella scorsa stagione dai protagonisti della scalata all’Europa. Dopo una partenza molto sofferente, la gara della svolta arriva contro il Napoli, con Gasperini che si gioca la panchina lanciando dal primo minuto Caldara al centro della difesa e Gagliardini in mezzo al campo. Il resto è storia: Gaglia conquista tutti e pochi mesi dopo fa la valigia per Appiano Gentile, in cambio di un assegno da 28 milioni da parte dell’Inter, mentre Caldara firma per la Juve (cessione da 20 milioni) ma resta in prestito per un altro anno. Il lavoro sul vivaio premia sempre, c’è poco da fare. Caldara e Gagliardini, insieme a Conti – passato al Milan l’estate scorsa per 23 milioni più Pessina, oggi allo Spezia – sono cresciuti insieme nel settore giovanile e insieme hanno riportato la Dea in Europa 26 anni dopo. Un’Atalanta imbottita di giovani, come Kessie, classe ’96, o Grassi, Cristante e Petagna, tutti giocatori del 1995, come il portiere Gollini, non sempre protagonista ma che comunque ha dato – e continua a dare – il suo contributo. Con Gasp la carta d’identità non conta: serve lavorare, sudare, aver voglia di migliorarsi. L’occasione, prima o poi, arriva.

DI RIENTRO Barrow ha saputo aspettare, segnando con la Primavera e mettendosi in mostra negli allenamenti con la prima squadra. Così come Alessandro Bastoni e Filippo Melegoni, due ’99 lanciati titolari già nello scorso campionato da Gasperini. E in Primavera c’è ancora da «prendere»: Dejan Kulusevski è un centrocampista svedese col vizio del gol e qualità da vendere. È un 2000, forse servirà altro tempo, ma non è detto. L’altro gioiello della Primavera è Marco Carnesecchi, portiere della nazionale U18. Ma l’oro di Bergamo non finisce qui. La prossima stagione torneranno Pessina dallo Spezia e Valzania e Capone dal Pescara: un ‘97, un ’96 e un ’99, protagonisti in B e pronti al master con il maestro Gasp. Che più di tutti aspetterà Luca Vido, su cui ha già lavorato nella prima parte di questa stagione: «Sono cresciuto tanto grazie a Gasperini: mi provava vice Gomez, ecco perché ora so svariare su tutto il fronte d’attacco» ha detto Vido nell’ultima con l’U21. Col Cittadella 16 gare, due gol e prestazioni da leader. Ora serve l’ultimo step, tornare a Bergamo e conquistare la A: Vido-Barrow, a voi il futuro.