Il boccia di nuovo alla sbarra. Per gli ultras però è accanimento. Due pesi due misure. Si vada fino in fondo, minacce mafiose gravissime.

08.03.2019 13:43 di Luca Ronchi  articolo letto 2965 volte
Il boccia di nuovo alla sbarra. Per gli ultras però è accanimento. Due pesi due misure. Si vada fino in fondo, minacce mafiose gravissime.

Cosa vi avevo detto? Per i fatti di Firenze è da una settimana che ne parlano tutti, gente che non sa nemmeno come è fatto un pallone, si scopre tifosissimo atalantino, per strumentalizzare la vicenda ancora alla ricerca della verità, per tornaconti personali elettorali. Però, quando un delinquente criminale di primo livello come il vostro idolo boccia che si permette di minacciare, insultare, fare il mafiosetto di fronte all'ex capo della Digos Giovanni Di Biase con frasi gravissime, ecco che i benaltristi parlano di "accanimento", di "lasciar perdere", di "Povero boccia a cui è stata tolta la libertà". 

Gli è andata di culo fino ad oggi che non ha mai fatto un minuto di galera nonostante tutte le sue porcate che ha combinato da delinquente di professione. Assalti ultras, minacce, aggressioni a giornalisti, agenti della Polizia, a poveri cittadini colpevoli di averlo ripreso mentre stava imbrattando dei muri in Borgo Santa Caterina. 

Qualsiasi persona normale, sarebbe finita in galera senza appello, lui no, è più protetto del presidente della Repubblica.  

I FATTI GRAVISSIMI

Claudio Galimberti, capo ultrà dell’Atalanta, per tutti il «Bocia», è finito un’altra volta in Tribunale. Questa volta l’accusa a suo carico è di minacce aggravate e la «vittima» è l’ex capo della Digos Giovanni Di Biase: a lui Galimberti, presentatosi in questura per un Daspo con obbligo di firma, si sarebbe rivolto con queste frasi: «Io vado in carcere, ma ti faccio una testa così». E ancora, rincarando la dose: «Avrei voglia di darti una testata, ti voglio da solo». Poi concluse con una frase riferita ai circa duecento tifosi che lo avevano accompagnato fino in via Noli e che lo aspettavano fuori: «Qui non succede niente, se vuoi». Di Biase lo querelò per minacce, affidandosi all’avvocato Michelle Vavassori.

Per ora l'udienza è rinviata, ha un culo sfacciato, ma la giustizia, se pur lentissima, prima o poi arriva inesorabile. Qualche tifoso sui social ha preso le distanze:"Questo con l'Atalanta non c'entra nulla. I veri tifosi sono altri". Bravi, prendete le distanze da chi sfrutta l'Atalanta per interessi personali, la infanga mettendo in cattiva luce una città, una tifoseria e una squadra di cui Bergamo deve andarne fiera.

A DIFFERENZA DEL SILENZIO ASSORDANTE DI GIORNALI, TV, PERCASSI, POLITICI, Io esprimo la massima solidarietà a Giovanni Di Biase. Siamo in attesa di sapere i nomi di quei 30 teppisti che hanno assaltato il pullman dei tifosi della Juve e il mini van dei rmanisti. Non ce lo dite questo? Serve un'interrogazione parlamentare?