Il miglior spot per il Var sono le partite senza Var

16.02.2018 14:19 di Luca Ronchi  articolo letto 807 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Il miglior spot per il Var sono le partite senza Var

IL RIMPIANTO DEGLI ARBITRI ORFANI DI VAR

Il miglior spot per la Var sono le partite senza Var. Siamo usciti da una «tre giorni» di intense sfide europee e per noi italiani vedere gli (inutili) addizionali piazzati nei pressi della porta è stato un ritorno al passato (recente) con annessi rimpianti: quanto c’è mancato quel televisore designato nell’aria dall’arbitro, preludio all’aiuto tecnologico onnicomprensivo di suspense per una decisione in arrivo? Molto, diciamo la verità. E la nostalgia è aumentata, ne siamo convinti, nei direttori di gara abituati da mesi a confrontarsi con un collega, sapendo di avere a disposizione un paracadute mica da ridere negli episodi più controversi. Gli arbitri italiani (Rocchi in primis), tedeschi e portoghesi hanno provato questo brivido: ritornare a dirigere alla «vecchia maniera». E la differenza in peggio l’hanno sperimentata sulla propria pelle. L’Uefa è un passo indietro rispetto alla Fifa e non sappiamo quando aprirà alla sperimentazione della Var in Champions, Europa League e poi all’Europeo. Ma la «tre giorni» di Coppe ha dimostrato indirettamente le potenzialità della Var: una volta aperta la strada non si può davvero tornare indietro. Semmai si dovrà lavorare per migliorare e rendere più efficace il protocollo Ifab, ancora troppo ingessato in alcune passaggi.
Si sa, una cosa la si apprezza meglio quando ci viene tolta. In Italia, dopo l’iniziale simpatia verso la tecnologia in aiuto degli arbitri (con qualche importante eccezione), si è passati rapidamente alla critica, mettendo in risalto gli errori fatti (pochi), dimenticando i vantaggi (molti) e soprattutto una semplice verità: le sviste commesse sono da attribuire agli uomini, non certo alla Var. E ci saranno sempre, sia perché nel regolamento rimangono troppe zone grigie (quindi interpretabili), sia perché l’infallibilità non è di questo mondo. Ma senza tecnologia il rischio di avere un risultato falsato è davvero alto in un calcio passato al setaccio da 10/15 telecamere. Facciamo un piccolo test e prendiamo in esame tre partite, due di Champions e una di Europa League. In Juve-Tottenham il primo gol di Higuain arriva in fuorigioco; in Real-Psg il rigore dato agli spagnoli è viziato da un offside di Kroos; in Borussia-Atalanta manca un netto rigore su Ilicic. Tre errori oggettivi che la Var avrebbe evitato in modo facile facile. E mettiamoci pure due probabili passeggiate ai monitor per rivedere il fallo su Chiellini prima del 2-1 di Kane e il braccio in area di Ramos sul tiro di Rabiot. Gli arbitri erano il tedesco Brych e il nostro Rocchi. Due che nel proprio campionato hanno a che fare con la tecnologia. E che per un attimo l’hanno maledettamente rimpianta.