Il TAS può ridare giustizia al Milan, ma il bidone cinese molli la presa. Fair Play a corrente alternata con retroscena. Accecati dal tifo, a Bergamo sono gli unici che non hanno capito.

28.06.2018 15:57 di Luca Ronchi  articolo letto 2547 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Il TAS può ridare giustizia al Milan, ma il bidone cinese molli la presa. Fair Play a corrente alternata con retroscena. Accecati dal tifo, a Bergamo sono gli unici che non hanno capito.

Capisco gli sciacalli dei tifosi che oltre al numero di maglia di Gomez o del loro idolo boccia, non vanno, ma sui social sono tutti allenatori, presidente, economisti con un 18 preso in economia domestica all'università di Topolandia. MA se anche  i giornalisti locali si mettano a scrivere falsità,  gufare, esultare come se senza il Milan l'Atalanta vincerà l'Europa League,  è grave. Vi riporto un'analisi obiettiva che va oltre il tifo e il burocratese folle usato dall'Uefa per comunicare la squalifica di un anno ai rossoneri.

RETROSCENA- E spunta pure un retroscena clamoroso. Io odio i complotti, ma se una società avverte l'Uefa che con la nuova proprietà gli servono 3 anni per un progetto a breve e media scadenza e questo viene inizialmente approvato poi rifiutato, con  il Milan disposto a  pagare la multa non concessa per misteriosi motivi,  allora la sensazione  che ci sia un complotto italiano o europeo in atto, è forte. Già ai tempi di Calciopoli i rossoneri furono gli unici a pagare in campo e fuori, quando vennero puniti economicamente sul mercato, non potendo chiudere l'affare Ibrahimovic già fatto, finito poi all'Inter. Insomma, sul fronte istituzionale, il Milan ha sempre subito legnate, forse per via del suo ex presidente Berlusconi, non proprio amatissimo dai giudici. 

FAIR PLAY INGIUSTO, MA MISTER LI ADESSO LASCI

Il verdetto Uefa che ha punito il Milan rivela alla perfezione la natura della farraginosa macchina del fair play: è incomprensibile e ingiusta. Per sciogliere il nodo se il club era stato escluso per un anno oppure per due c’è voluta mezz’ora, tanto era involuto, fuorviante e astruso il comunicato di Nyon. Ma servirebbe ancora più tempo per capire le motivazioni. Per capire, cioè, perché al Milan sia stato applicato un metro di giudizio discutibile (la proprietà e la continuità aziendale del club), anziché uno più certo (i bilanci del medesimo). Premesso che nel mirino del fair play erano finiti gli anni antecedenti a quelli di Mister Li. E premesso che certamente il Milan meritava una sanzione per lo sbilancio contestato, c’è qui da sottolineare un aspetto che è emerso chiaramente nel corso del lungo procedimento: i giudici sono stati ispirati soprattutto dalla volontà di dare un esempio. Hanno voluto colpire con il Milan le proprietà che a loro giudizio sono opache. Entrando così su un terreno che sa di soggettività. Che ha, anzi, per essere più chiari, l’acre e insopportabile sapore del giustizialismo. Oltretutto a corrente alternata. Come dimostra il caso Psg, a cui è stato concesso di aggirare le norme sulla capitalizzazione con relativa tranquillità. Ora perché riesca il ricorso al Tas è indispensabile che si apra presto una stagione nuova al Milan. In realtà non servirebbe solo per il Tas, ma anche per rilanciare uno dei club più vincenti del mondo. Detto che a Li secondo il nostro codice civile non potrebbe essere contestato alcunché, c’è bisogno adesso di voltare pagina. L’azionista cinese è totalmente concentrato sulla vendita per cercare di strappare le condizioni migliori. Atteggiamento legittimo ma, in questo momento, quello che va bene per lui non va bene per il Milan. Mister Li superando l’ostacolo dei 32 milioni da rimborsare a Elliott ha guadagnato qualche mese. Può negoziare fino a ottobre, fino alla madre di tutte le scadenze. Ma in questo lasso di tempo c’è il Tas. E c’è anche il mercato. Vale a dire le pietre angolari su cui dovrebbe poggiare la prossima stagione. Prospettiva che, pare di capire, a Li interessa poco. Talmente poco da scaricare sul management tutto il peso di questa complicatissima fase. Se invece il futuro prossimo del Milan sta a cuore a uno dei possibili acquirenti, diciamo che entrare nel club salvando l’ammissione in Europa e rafforzando la squadra sarebbe la strada più breve per conquistare i tifosi. Che, alla fine, dovrebbe essere il motivo principale per cui si fa il presidente.