Ilicic, consigli per l'Europa:"Atalanta seguimi, so come si fa. L'Atalanta mi è sempre piaciuta per la città, stadio e Kurtic mi ha parlato sempre bene"

 di Luca Ronchi  articolo letto 2041 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Ilicic, consigli per l'Europa:"Atalanta seguimi, so come si fa. L'Atalanta mi è sempre piaciuta per la città, stadio e Kurtic mi ha parlato sempre bene"

«Sinceramente? Sto a pezzi. Ma meglio così». I capelli scolpiti in un preciso taglio a spazzola e gli occhi attenti nascondono la fatica di un mese esatto di Atalanta nelle gambe. Eppure Josip Ilicic non è per niente pentito della scelta compiuta a inizio luglio, quell’imprevedibile cambio di direzione - proprio come quelli che lo contraddistinguono in campo - che lo ho fatto deviare: niente Sampdoria, come sembrava ormai assodato, ha lasciato Firenze in direzione Bergamo. «Sulla vicenda del mio trasferimento non voglio tornare troppo, sono cose che possono capitare nel calcio: dico solo che finché non c’è la firma non si è concluso niente».

È stata una decisione difficile?

«In realtà no, quando mi è arrivata la chiamata dall’Atalanta non ci ho pensato neanche un secondo. Conoscevo la piazza, perché Kurtic me ne ha parlato spesso, conoscevo già Gasperini, ero stato anche in città, e ho deciso: vado là, perché oltre a giocare l’Europa League l’Atalanta è una società che mi è sempre piaciuta, per la tifoseria, per lo stadio».

Chi è stato il primo a chiamarla dopo che ha firmato?

«È stata una cosa un po’ particolare, perché tutti pensavano che sarei andato alla Samp. Quindi quando è uscita la notizia non ci credeva nessuno. Poi però mi sono sentito con Kurtic e piano piano gli altri. E tutti a chiedermi “ma davvero?”. Eh sì, davvero».

Con il suo connazionale Kurtic si sentiva spesso?

«Durante l’anno sì, e mi ha parlato spesso dell’Atalanta. Della società, dell’organizzazione, del centro sportivo: sono tutti aspetti determinanti un calciatore. Se c’è un ambiente positivo in cui lavorare è tutto più facile».

E qui si lavora tanto. Gasperini, che ha già avuto al Palermo, è come se lo ricordava?

«In realtà, lui arrivò a Palermo a campionato iniziato, dopo tre giornate, ed entrare così in corsa non è facile. Non abbiamo fatto la preparazione con lui, però giocammo molto bene, e io mi sono trovato benissimo. Purtroppo, a Palermo cambiando spesso allenatore era difficile crescere come giocatore».

Ora sta «assaggiando» la sua preparazione.

«Che è molto diversa a quella cui ero abituato, che era più tecnica. Però preferisco sia così, perché so che servirà quando dovremo giocare ogni tre giorni. Quest’anno c’è l’Europa League: trasferte, viaggi, pochi allenamenti. Serve una preparazione così pesante: meglio soffrire un po’ adesso ma star bene tutto l’anno».

Cosa serve per evitare trappole «europee» come successo al Sassuolo l’anno scorso?

«Se non sei preparato fisicamente e mentalmente, una stagione così è massacrante, perché non tempo di recuperare tra una partita e l’altra. E la rosa deve essere ampia, tutti devono sempre essere pronti».

Ben venga la concorrenza, dunque.

«Certo. Nessuno può giocare 45-50 partite. Meglio ci sia qualcuno che deve giocare al tuo posto quando sei stanco piuttosto che avere il pensiero di dover tornare in campo tre giorni dopo una partita che ti ha stremato. È uno dei problemi che abbiamo avuto alla Fiorentina, non avere ricambi».

In viola lei negli ultimi anni ha praticato un calcio un po’ diverso da quello dell’Atalanta.

«Sì, più di possesso. Ma ciò non significa che io non sappia giocare anche in un altro modo. Anzi, qui penso di poter segnare di più, perché rubi palla e attacchi la porta. Con la Fiorentina c’erano partite che non riuscivo mai a tirare...».

Il gol in amichevole al Borussia - anticipo alto di Freuler e lei solo davanti alla porta - ne è la dimostrazione.

«Esatto. Se pressi di squadra anche il Barcellona sbaglia».

In viola ha giocato contro questa Atalanta: ora che ne fa parte, ha capito qual è il suo segreto?

«Io so che a giocarci contro non mi divertivo: sempre uno addosso, appena stoppi la palla arriva l’anticipo o il fallo... Difficilissimo giocare così. Loro andavano troppo forte rispetto a noi, in più hanno aggiunto qualità. E arrivare quarti è un risultato pazzesco: io ci sono riuscito con la Fiorentina e so quanto bisogna soffrire. Devi tenere sempre un livello superiore, vincere sempre con chi ti sta dietro. Ora ne faccio parte anch’io, e su questo tipo di gioco bisogna prepararsi molto».

Potrebbe essere utile anche per il Mondiale. La sua Slovenia ora è seconda nel gruppo F.

«Sfide decisive saranno quella con la Slovacchia seconda a settembre e con la Scozia a ottobre. Gli slovacchi li abbiamo battuti a casa nostra con una grande partita e soffrendo un po’ perché hanno una grande nazionale. Se giochiamo da squadra come sappiamo, possiamo farcela. Giocare un Mondiale o un Europeo mi manca. È un’esperienza che vorrei fare. Poi potrei dire di aver fatto tutto quello che volevo con la nazionale» .