L'analisi obiettiva e condivisibile di Mario Sconcerti

16.05.2019 03:54 di Luca Ronchi   Vedi letture
L'analisi obiettiva e condivisibile di Mario Sconcerti

Non è stata una bella partita, ma come fai a dirlo a quelli che erano in campo, alle decine di migliaia che sono arrivati da Bergamo. La Lazio ha avuto più qualità, cioè la fortuna di poter mettere in campo a fine partita uno come Milinkovic che salta più in alto di tutti e vince da solo. Anche questa è differenza. Mi spiace per l’Atalanta, mi spiace davvero, anche chi scrive ha diritto a un sentimento. Ma l’Atalanta è stata sotto la sua linea, è stata meno ordinata, più confusa perché quasi soltanto muscolare. Ha messo non tutto nella gara, ha messo troppo. Si è impedita di ragionare. Non ho mai visto per cinque minuti una linea sul campo resistere, sempre in tanti dietro al pallone, all’avversario, inseguendo un’azione che poteva da sola risolvere questo grande ingorgo psicologico che era una finale. Non ha meritato di perdere l’Atalanta, ma ha fatto qualcosa in più per vincere le Lazio. È stata più in partita, con più ordine, un soffio di calcio diverso.

L’Atalanta non è mai stata libera di muoversi, era preoccupata di essere agonistica, quasi non fosse calcio ma un tiro alla fune. Ha avuto meno testa, ha giocato d’impeto, cioè il modo più facile e soprattutto la terra più fertile della Lazio. Non c’è stata una grande differenza, ma la Lazio non ha rubato niente, è stata l’Atalanta a perdersi per strada. Niente Zapata, poco Ilicic, poco anche Gomez. Una linea di centrocampo inversa, dove i mediani si spostavano in obliquo, non paralleli, dovendo seguire a uomo avversari sbilenchi, non simmetrici come Leiva, Parolo lo stesso Luis Alberto. Questo toglieva riferimenti a tutto il gioco dell’Atalanta, non c’era mai un filo logico, c’erano solo colpi e rincorse, come se lottare, dare tutto se stessi fosse il punto d’arrivo. Non è così, non poteva esserlo. Doveva esserci una conseguenza che portava al gol.

L’Atalanta ha perso la sua spontaneità in mezzo alla pioggia, al piccolo fraseggio della Lazio che sa ancora di vecchio mestiere, una premiata ditta che costruisce buone cose sempre senza la pretesa siano mai le migliori. Credo sia anche giusto il risultato per lo sfondo stagionale delle squadre. L’Atalanta ha fatto tanto, il suo vero premio deve essere l’arrivo in Champions. È quella la sua fase storica. Stasera era una splendida notte ma solo statistica. La Lazio vale di più di quanto mostrato in campionato. La Coppa come tante altre volte la esonera dalla vera coscienza di se stessa. È sua la consolazione che le altre squadre cercano senza riuscire a trovarla.