L'ennesima grande vergogna: i tifosi sdoganano il "razzismo" calcistico, istituizioni, veri tifosi e società in silenzio. Tutti complici e omertosi.

05.09.2019 11:46 di Luca Ronchi   Vedi letture
L'ennesima grande vergogna: i tifosi sdoganano il "razzismo" calcistico, istituizioni, veri tifosi e società in silenzio. Tutti complici e omertosi.

La Curva Nord ha voluto indirizzare una lettera aperta a Romelu Lukaku, oggetto di cori razzisti in occasione di Cagliari-Inter. Gli ultras nerazzurri hanno voluto ribadire al giocatore belga che”gli italiani non sono razzisti”. Secondo la Curva si tratterebbe di un “teatrino mediatico di luoghi comuni su un presunto razzismo degli ultras, orchestrato da chi vuole raccogliere i soliti e facili consensi popolari frutto dell’ignoranza”. Il comunicato parla di razzismo strumentale, che non riguarderebbe il mondo ultras.

“Ciao Romelu,

Ti scriviamo a nome della Curva Nord, si i ragazzi che ti han dato il benvenuto appena arrivato a Milano.

Ci spiace molto che tu abbia pensato che quanto accaduto a Cagliari sia stato razzismo.

Devi capire che l’Italia non è come molti altri paesi europei dove il razzismo è un VERO problema.

Capiamo che ciò è quello che possa esserti sembrato ma non è così.

In Italia usiamo certi “modi” solo per “aiutare la squadra” e cercare di rendere nervosi gli avversari non per razzismo ma per farli sbagliare.

Noi siamo una tifoseria multietnica ed abbiamo sempre accolto i giocatori provenienti da ogni dove sebbene anche noi abbiamo usato certi modi contro i giocatori avversari in passato e probabilmente lo faremo in futuro.

Non siamo razzisti allo stesso modo in cui non lo sono i tifosi del Cagliari.

Devi capire che in tutti gli stadi italiani la gente tifa per le proprie squadre ma allo stesso tempo la gente è abituata a tifare contro gli avversari non per razzismo ma per “aiutare le proprie squadre”.

Ti preghiamo di vivere questo atteggiamento dei tifosi italiani come una forma di rispetto per il fatto che temono i gol che potresti fargli non perché ti odiano o son razzisti.

Il razzismo è una cosa completamente differente e tutti i tifosi italiani lo sanno bene.

Quando dichiari che il razzismo è un problema che va combattuto in Italia, non fai altro che incentivare la repressione di tutti i tifosi inclusi i tuoi e contribuisci a sollevare un problema che qui non c’è o quantomeno non viene percepito come in altri stati.

Noi siamo molto sensibili ed inclusivi con tutti. Possiamo garantirti che tra noi ci son frequentatori di diverse razze e provenienze che condividono questo modo di provocare i giocatori avversari dell’Inter persino quando questi ultimi sono della loro stessa razza o provenienza geografica.

Ti preghiamo di aiutare a chiarire quello che realmente è il razzismo e che i tifosi italiani non sono razzisti.

La lotta al VERO razzismo deve cominciare nelle scuole non negli stadi, i tifosi son solo tifosi e agiscono in modo differente allo stadio e nella vita reale.

Stai certo che quello che dicono o fanno a un giocatore di colore avversario non è quello che direbbero o farebbero nella vita reale.

I tifosi italiani non saranno perfetti ma sebbene comprendiamo la frustrazione che ti possono creare certe espressioni, queste non sono utilizzate a fini discriminatori.

Ancora una volta …

BENVENUTO ROMELU”

(L’Urlo della Nord)

A questo comunicato farneticante, allucinante, ennesima dimostrazione che gli ultra tengono per le palle società e istutizioni dove i vostri idoli in mutande, si cagano in mano a prendere delle posizioni nette e contrarie a questi merdosi. Si firmano "Curva Nord", ma non rappresentano nemmeno la loro cameretta. In altri sport, non solo non esiste il tifo contro, ma se ti permetti di fare una cosa del genere, vieni preso per un orecchio e cacciato a vita dall'impianto sportivo. In Italia ti regalano un abbonamento in tribuna.  Quei tifosi del Cagliari ripresi mentre urlavano il loro odio, vogliamo prenderli e cacciarli a vita dagli stadi? Abbiamo i coglioni per farlo? Oppure è più facile abbracciare pluri giudicati e poi dire che non si conoscevano?

Sia chiaro, pure voi che spendete fiumi di parole per insultare il giornalista, l'arbitro, l'allenatore avversario, perchè non avete le palle per andare contro a questi criminali? Fate i fenomeni sui social prendendovela con chi scrive, con chi esprime un opinione, poi vi cagate addosso come conigli davanti a questi delinquenti. Siete omertosi e anche assai sfigati.

Esaltate i vari Boccia, Diabolik, Lucci, Jenni la Carogna, identificandovi in loro, quando sono solo dei delinquenti, criminali e pure assassini che in uno stadio non dovrebbero MAI PIù METTERE PIEDE, per il bene del vero tifo civile, passionale, fatto di amicizie e colori. Quando vi entrerà in testa questo concetto, bambinoni (fa rima con coglioni), che non siete altro? Sono contro l'Atalanta perchè odio i delinquenti? Allora pensatelo pure, ma siete delle capre insulse, meritate l'estinzione fisica. 

PERDE LO STATO (Commento della Gazzetta dello Sport)

Il calcio in Italia è quello sport che si gioca tra due squadre, undici contro undici, e alla fine l’ultrà vince. È stato così per anni. È così anche oggi. Niente di nuovo, dunque? Non proprio. Gli insulti a Lukaku e le grottesche difese arrivate da Cagliari fanno parte di un armamentario già visto. Come pure la documentazione negazionista di chi avrebbe dovuto certificare allo stadio la quantità di insulti razzisti piovuti dalla curva e che, invece, come al solito, guarda caso, ha messo nero su bianco che non aveva sentito niente. Che non era successo niente. Troncare e sopire. Se arriverà una sanzione è solo perché dopo il clamore mediatico non se ne poteva fare a meno. Fin qui, purtroppo, nulla di nuovo.

Il comunicato della curva nerazzurra in difesa di quella del Cagliari, invece, qualcosa di nuovo dice. Dice intanto che la saldatura tra ultrà è molto profonda. Si era già capito dalle diffuse celebrazioni di Diabolik in molti stadi di molte città, ma certo le righe della Curva Nord nerazzurra ne hanno evidenziato la plastica potenza. In quelle righe viene in sostanza ribadito il concetto che in quello spazio chiamato stadio gli ultrà riconoscono e rispettano soltanto i loro codici. Non altri. Quello che per tutti è un insulto razzista per loro non lo è. È un modo per disturbare e innervosire gli avversari. Lo hanno sempre fatto e continueranno a farlo. Un manifesto programmatico firmato dagli ultrà dell’Inter, ma è come se lo avessero sottoscritto gli ultrà di qualsiasi altra squadra.

Il comunicato dice poi un’altra cosa. Che anche l’Inter s’è arresa agli ultrà. L’ha fatto restando in silenzio, senza difendere Lukaku, lasciandolo solo. In contraddizione aperta con le battaglie sociali sempre sostenute da questo gloriosissimo club, che già nel nome, Internazionale, ha iscritta la propria vocazione multiculturale, aperta, accogliente, moderna.

Tuttavia buttare la croce addosso alle società, come se l’origine di tutti i mali del pallone nasca dal rapporto incestuoso tra club e ultrà (che pure esiste sia chiaro) è sbrigativo, superficiale, perfino omissivo. Quando in uno stadio i codici della convivenza civile vengono sostituiti da altri codici, non è cosa che riguarda soltanto le società di calcio. Riguarda lo Stato. Come riguarda lo Stato se compaiono striscioni offensivi, razzisti, antisemiti. Al punto in cui siamo arrivati c’è bisogno innanzitutto del Viminale, poi degli steward. Restituire gli stadi alle famiglie è un obiettivo al cui conseguimento dobbiamo concorrere tutti. Consapevoli che non sarà facile.