La combricola del Gasp: sogni conti a posto. Contratti a progetto e ingaggi scandalosi. E su Gollini il parere di chi se ne intende.

27.04.2019 05:45 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
La combricola del Gasp: sogni conti a posto. Contratti a progetto e ingaggi scandalosi. E su Gollini il parere di chi se ne intende.

Aver reso «normale» l’eccezionalità è forse il merito più grande di Gasperini in versione Colleoni e dei suoi guerrieri instancabili, anzi indiavolati. Ieri l’Atalanta ha centrato la finale di Coppa Italia, è in piena lotta in campionato per un posto in Champions eppure sembra quasi tutto «normale». Perché questa squadra ormai da tre anni ha lanciato un’intera città, la passionale Bergamo, in una nuova dimensione. Questo nuovo traguardo, 23 anni dopo la finale persa proprio con la Fiorentina e a 56 anni dal trionfo del 1963 con la tripletta di Domenghini al Torino, certifica il volo nerazzurro. Negli anni Novanta c’erano le sette sorelle, oggi i risultati di questo ciclo, di quest’Atalanta, probabilmente la più bella e forte di sempre, quella che ha già infilato una serie di record cancellando la storica del 1947-48, proiettano la Dea idealmente nel ristretto circolo delle grandi. Qualcosa in più di una società di provincia, di sicuro un laboratorio calcistico ma anche un modello imprenditoriale. «I conti a posto prima di tutto» è il mantra di Antonio Percassi e di suo figlio Luca, l’attento a.d, che in quasi dieci anni, mattone su mattone, sono riusciti a dare solidità e forza al club. Un dato su tutti: pochi giorni fa, per il terzo anno di fila il bilancio è stato chiuso in utile (24,4 milioni di euro) e presto inizierà la ristrutturazione del nuovo stadio, di proprietà.

Gasperini, invece, dal suo canto ha veicolato a Bergamo uno tsunami di gol ed emozioni, a Zingonia ha tirato su giovani di talento e generato le condizioni per realizzare plusvalenze d’oro. Grazie a lui i bagni di folla a Orio al Serio, come quello di lunedì notte dopo la vittoria di Napoli, sono diventati quasi un appuntamento fisso. L’intensità, il bel gioco, l’attaccare in maniera spettacolare quanto ossessiva, sono il marchio di fabbrica della banda Gasp che alla finale del 15 maggio all’Olimpico è arrivata con pieno merito dando anche il primo scossone stagionale alla Juventus (che aveva già tremato in campionato, salvata solo da Ronaldo), insinuando i primi dubbi sulla tenuta dei bianconeri.

E c’è la sensazione che il bello debba ancora arrivare: in campionato l’Atalanta è in corsa per la Champions League e parlare «solo» di Europa League in questo momento suona come rinunciatario. La vacanza in Europa del 2017 è stata (troppo) divertente ed esaltante, il ricordo dell’amara Copenaghen dell’ultima estate va cancellato prima possibile e l’Atalanta vuole a tutti i costi tornare su quella giostra esaltante. Nuovo stadio, finale di Coppa Italia, due strade apertissime per l’Europa: il 2019 rischia di essere davvero un anno incancellabile nella storia della Dea.

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Prevedere una parte dell’ingaggio «mobile» è ragionevole ma riguarderà sempre una porzione molto limitata. Nessuno prende Ronaldo scrivendo nel contratto «se fai meno di 10 gol a stagione ti pago la metà». In più sport e calcio non sono scienze esatte: il caso ha una fortissima influenza. Non considero per nulla scandalose queste cifre. Esagerate, semmai, ma è uno dei frutti dell’economia di mercato e nessuno ha inventato di meglio, in un contesto di libertà e democrazia. Continuo a non capire perché in questi casi venga taciuta costantemente l’evidenza che a 10 milioni netti di guadagno corrispondono quasi altrettanto in tasse, buone per le nostre pensioni, ospedali, scuole, strade. Non solo: dubito che i soldini portati a casa vadano a finire sotto materassi. Serviranno semmai ad acquistare case, motoscafi, auto. Che poi significano lavoro, sempre per tutti noi. Pensierino finale: sono comunque troppi quei soldi? È l’interesse generato da noi appassionati a giustificarli, in ultima analisi. Se nessuno si astiene per protesta, si avalla di fatto.

GOLLINI- Mi capita spesso di vedere e parlare di portieri con Malizia (i vecchi tifosi nerazzurri se lo ricorderanno bene) e Ivan Pelizzoli, uno dei migliori portieri passati da Bergamo e anche in Italia. Con loro mi piace parlare di portieri, da Berisha, a Gollini, fino a Donnarumma e Perin. 

Bene, i giudizi di Malizia sono trancianti, mi ha bocciato nell'ordine: Scuffet (e finora ha avuto ragione lui), Donnarumma, Perin e addirittura il Buffon degli ultimi 6-7 anni. Sono rimasto allibito, ma chi sono io per valutare un portiere meglio di lui? La penso in modo totalmente diverso, però, massimo rispetto.  Mentre stravede per Neur del Bayern e Cortuois del Real all'estero, i migliori a coprire la porta. Pelizzoli invece è più sulle mie posizioni anche se, mi ha  fatto notare delle cose che nessun tifoso potrebbe mai vedere e valutare nei giudizi su un portiere, ma sono dettagli che ti fanno scegliere un portiere rispetto ad un altro, ti fanno capire che spesso, io in primis, esprimiamo giudizi su un giocatore in modo molto superficiale.  Mi parlavano entrambe di difetti sulla posizione dei piedi e nel coprire la porta in certe situazioni che mai mi sarei sognato di vedere. 

Entrambe non mi hanno assolutamente parlato male di Sportiello, anzi, secondo loro per l'Atalanta andava benissimo, stesso discorso per Berisha, massacrato un po' ingiustamente, mentre tutte e due mi hanno parlato molto molto bene di Gollini e lo dicevano già un anno e mezzo fa, quando era arrivato a Bergamo. Su una cosa siamo d'accordo tuti e tre:  Cragno come portiere per l'Atalanta se dovesse entrare in Champions (la Roma in pole). Io dico pure Perin, Malizia permettendo :).