Mancini:"Seguiamo Gasperini per riprenderci"

13.10.2018 13:30 di Luca Ronchi  articolo letto 836 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Mancini:"Seguiamo Gasperini per riprenderci"

Gianluca Mancini esce per ultimo dalla pancia della Dacia Arena di Udine dopo il match dell’Under 21 azzurra contro il Belgio. Gli hanno dovuto suturare una ferita dopo una capocciata in area avversaria, mentre era alla ricerca del gol: eppure da vero guerriero è rimasto in campo fino alla fine, giusto per incassare un’altra amara e immeritata sconfitta. Il Mancio esce con un cerottone appiccicato vicino agli occhi da gigante buono e sei punti in più da portarsi in giro. Più di quelli che, purtroppo, ha portato a casa negli ultimi tempi tra Nazionale e Atalanta. E non c’è spazio per l’ironia: «Purtroppo è un momento un po’ così – attacca prima di salire sul pullman azzurro, che domani si sposterà da Udine a Vicenza per il secondo impegno dell’Under, stavolta contro la Tunisia –. Anche per la testa, sarebbe stato meglio non farmi questa ferita. Qui va così, all’Atalanta va così... Ma se seguiamo le indicazioni di Gasperini, allenamento dopo allenamento i risultati arriveranno, perché le prestazioni ci sono sempre state, possiamo dirlo tranquillamente. Siamo stati sfortunati, e non solo sfortunati se ripenso alla partita con la Fiorentina e all’ultima in casa contro la Sampdoria. Siamo un buon gruppo, abbiamo un ottimo allenatore: sono certo che torneremo a far punti».

La botta alla testa non ci voleva. Adesso c’è pure bisogno, visto che si è fatto male Masiello.

«Mi dispiace molto per Andrea, l’ho sentito ed è un peccato non averlo. Gli infortuni fanno parte del nostro lavoro però quando un compagno si fa male non è mai una cosa bella. Per quanto mi riguarda, io ci sono. Cerco di allenarmi sempre al massimo e di migliorare, perché so che devo migliorare. Poi sarà l’allenatore a decidere e a fare le scelte».

Tra Atalanta e Under, è sempre costretto a un «cambiamento»: difesa a tre aggressiva con il Gasp, a quattro con Di Biagio. Quanto è difficile adattarsi?

«Sicuramente non è semplice, perché si gioca in modo diverso. Di Biagio chiede altre cose rispetto a Gasperini: sta tutto nella capacità di ogni giocatore capire cosa ti chiede l’allenatore. Un po’ di difficoltà ci sono, però lavorando di reparto in allenamento ci si adatta: bastano due o tre sedute e i meccanismi li capisci. Il discorso è sempre lo stesso: bisogna allenarsi e migliorare in quello che ti chiede l’allenatore».

Da Bergamo all’azzurro, il tema non cambia: si gioca bene, ma i risultati non arrivano. Come la vive?

«Quando ho preso gol contro il Belgio, quella conclusione all’incrocio dei pali di Amuzu, mi è venuta proprio in mente questa cosa. Anche a Udine la prestazione è stata buona, ma loro hanno fatto due tiri in porta, e soltanto uno pericoloso, quello del gol, hanno segnato e hanno vinto. Noi abbiamo provato e provato ma niente, e abbiamo perso. Nell’Atalanta, uguale. E devo ammettere che la vivo in maniera un po’ strana».

La soluzione?

«Solo il lavoro. L’unico modo per migliorare è lavorarci su. Anche perché è vero che abbiamo fatto una buona prestazione, ma se il risultato non è arrivato vuol dire che se avessimo fatto meglio avremmo vinto la partita o almeno avremmo pareggiato. Perdere così fa malissimo, perché sai di aver fatto una buona partita e perdi per un tiro. Vale per la Nazionale e vale per l’Atalanta, ormai. Dunque bisogna lavorare».

Fisicamente come sta lei e come sta l’Atalanta? Soffrite la preparazione iniziata così presto?

«Abbiamo iniziato prestissimo, ci siamo radunati il 4 luglio, perché avevamo un obiettivo che purtroppo ci è sfuggito (tra l’altro Mancini segnò nella prima partita dei preliminari di Europa League, contro il Sarajevo, ndr). Però non soffriamo assolutamente dal punto di vista atletico. Con il Gasp si lavora molto dal punto di vista atletico, e per questo fisicamente stiamo molto bene: in partita si vede, finiamo sempre bene. Ci manca solo il tiro per vincere...».