Proiettile e minacce a Conte e all'Inter, nel calcio l'odio di chi si odia.

17.11.2019 17:56 di Luca Ronchi   Vedi letture
Proiettile e minacce a Conte e all'Inter, nel calcio l'odio di chi si odia.

Ennesimo episodio agghiacciante in un mondo del calcio che, sarà pure lo specchio della società, ma non finisce mai di stupire in peggio. Un mondo intriso di odio, dove ogni individuo si sente libero di sfogare tutte le sue frustrazioni represse impunemente. Un mondo che dovrebbe essere gioia, allegria, unione, diventa l'ennesimo pretesto di divisioni, insulti, odio di persone che prima di odiare gli altri, odiano fondamentalmente loro stessi e la vita vuota con cui devono sopravvivere. E' da 11 anni (apertura del sito) che provo a portare un minimo di cultura sportiva a Bergamo, ma la situazione è sempre peggio. Se dico queste cose, sono attaccato da tutti, perchè senza il calcio sarebbero anime perse, degli ologrammi della vita senza nessun motivo per esistere in questo mondo. Povere anime, provo pena per loro e chi gli sta intorno. . 

Dalla Gazzetta, una bellissima lettera di Walter Veltroni.

L’allenatore dell’Inter, uno dei più famosi tecnici del calcio mondiale, è da venerdì sotto vigilanza. Lui e l’Inter hanno ricevuto una pallottola corredata da minacce e messaggi di odio.

Da diversi giorni una senatrice della Repubblica di 89 anni, testimone della Shoah, è sotto scorta. Due notizie assurde, lontane e diverse, ovviamente, ma unite da un virus che si sta diffondendo senza apparente reazione nelle società moderne: l’odio. Una cantante sta male? Un calciatore subisce un furto violento in casa?
I veneziani patiscono per un’alluvione? Una ragazza che fa giornalismo in televisione, dopo aver combattuto una battaglia
con il cancro, muore?

In ognuno di questi casi, e in infiniti altri, gli haters, dei pirla calzati e vestiti, partono all’attacco con il dito intriso
di fiele e di rancore, di intolleranza e di violenza. Sì, di violenza. Una minaccia non è una parola nel vento, è un atto di violenza che muta la vita di chi la riceve.
Sia chiaro, sono pochi, e bisogna stare attenti a non trasformarli nel “senso comune” al quale si finisce per adeguarsi, come fosse lo spirito del tempo. Ma quel veleno circola e ha, al fondo, l’intolleranza verso quello che è altro da sé. Che sia un’idea politica, un colore della pelle, una religione, persino
un tifo calcistico. L’altro
da sé è un ostacolo,
un fastidio, un’anomalia.
Un nemico da eliminare. Non ci si ascolta più , ci si urlano, con le vene gonfie, certezze assolute, fatte poi di cartapesta. Un allenatore non deve avere la vigilanza, un giocatore non deve essere fischiato e insultato per il colore della pelle, e, soprattutto, una donna che onora, testimoniandola, la memoria del dolore italiano, non deve avere paura di nessuno, in un paese civile.

Un tempo si diceva , come espressione dispregiativa, che la politica o la televisione stavano diventando rissosi e violenti come il calcio. Ora temo sia il contrario.Che il male della società moderna, l’odio tra gli umani, stia dilagando, a livelli sconosciuti prima, anche in quello che è e resta un gioco, il più bello del mondo. Cesare Pavese diceva «Si odiano gli altri perché si odia se stessi». L’odio fa vivere tutti male. Torniamo umani, semplicemente normali, prima che sia troppo tardi.