Racconti di calcio: Magnocavallo a Frosinone in pasto ai tifosi

31.01.2011 11:26 di Luca Ronchi  articolo letto 2693 volte
Fonte: L'Eco di Bergamo
Racconti di calcio: Magnocavallo a Frosinone in pasto ai tifosi

Forse l'ultimo dei rischi che correrà l'Atalanta lunedì a Frosinone sarà perdere la partita: lasciare le penne in casa dell'ultima in classifica non sarebbe degno di una squadra che vuol vincere il campionato. I nerazzurri dovranno invece guardarsi dall'assalto alla diligenza. L'avvertimento – un po' per scherzo ma mica tanto – parte da Giorgio Magnocavallo, uno che ha cavalcato, sia da calciatore che da allenatore, in quel Far West del pallone che sono i campi del Centro-Sud.


Frosinone rappresenta un capitolo traumatico del Magno tecnico alle prime esperienze (veniva dalla Primavera del Taranto e dal Formia). «Raccontarla adesso fa ridere ma allora...». Era la stagione 1991/92, «il presidente Angelo Deodati mi chiamò sulla panchina del Frosinone, all'epoca in Interregionale, con l'intenzione di vincere il campionato – ricorda l'ex atalantino –. Una bella responsabilità. A novembre eravamo quarti, a 5-6 punti dalla vetta. Deodati mi manda a Milano a cercare un attaccante che ci garantisca il salto di qualità. "Spendi quello che c'è da spendere – dice –, basta che porti un centravanti che segna"».
Il Magno non sa che pesci pigliare e chiede una mano a Oscar Damiani, «ma lui non aveva giocatori di categoria così bassa. Ritornai a Frosinone a mani vuote. La domenica persi lo scontro diretto col Sora e apriti cielo... Il presidente si avvicina e mi invita a incontrare i tifosi: "Vai fuori dal cancello che ti vogliono parlare". Vado e un gruppetto di scalmanati mi insulta pesantemente, io rispondo male e per poco non mi aggrediscono. Intervengono i carabinieri, mi riportano nello stadio e il comandante mi fa salire sulla camionetta. "Venga con noi che la accompagniamo in albergo". Anche lì i tifosi al varco. E il comandante: "Qui sono arrabbiati con lei, per un po' non si faccia vedere". Mi scortano fino all'autostrada, da dove mi dirigo a Roma. Deodati mi aveva chiamato dalla capitale: "Vieni da me stasera"».


Magnocavallo e il presidente decidono di comune accordo che è meglio separarsi. «Ciao Frosinone, era inutile sfidare il popolo inferocito».
Vuol dire che questo è il clima che troverà l'Atalanta? «Certamente sono caldi, passionali. La gente è affezionatissima alla squadra, vanno a seguire anche gli allenamenti e c'è gran campanilismo. Si sono pure rinforzati per cercare di risalire. I nerazzurri capiranno già in prossimità dello stadio che ambiente li attende. Alla peggio gli spaccano il pullman – ride il Magno –. Basta che portino a casa i tre punti. Non è scontato, in B puoi buscarle anche dal fanalino di coda. L'Atalanta deve prenderli sul serio e giocare come se fosse una finale: così non ci sarà storia».


Però rientrare con il pullman rotto... «Quando giocavo io nell'Atalanta, al Sud ci tiravano i sassi. Ma no, oggi non è più come a quei tempi. Andavi in trasferta e avevi paura. Ad Avellino ci spegnevano la luce nel sottopasso e ci prendevano a calci nel buio». Ma dai, sembra una scena del "Gladiatore". Quasi comica la domenica da allenatore in casa del Casal di Principe: «Se cacciavi la testa fuori dalla panchina, ti arrivava un'ombrellata in testa o una secchiata d'acqua». Tanto bastò per rinfrescargli le idee e indurlo a tornare a casa: «Mai più laggiù».