Raiomondi:"Studio ancora un anno da Gasperini. In certe partite avrei voluto essere in campo. Allenare l'Atalanta? Un sogno"

03.06.2018 16:06 di Luca Ronchi  articolo letto 1925 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Raiomondi:"Studio ancora un anno da Gasperini. In certe partite avrei voluto essere in campo. Allenare l'Atalanta? Un sogno"

Poche vacanze? Peggio, zero vacanze. Mentre la squadra si prepara a tornare in campo tra meno di un mese per colpa dei preliminari di Europa League, Cristian Raimondi, ex bandiera dell’Atalanta (lo chiamavano CR77) e collaboratore tecnico di Gasperini, si prepara a un inizio di estate sui libri. Secondo corso di Coverciano, patentino Uefa B: si comincia martedì.

La teoria dopo la pratica.

«È stata un’esperienza importante, accanto a uno degli allenatori più validi e in una società ben organizzata».

Cosa le ha detto Gasp?

«Di studiare molto perché il corso è impegnativo».

E dopo?

«Vedremo, ho un altro anno davanti. Potrò allenare fino in C e fare il vice in Serie A».

Contento di saltare le vacanze?

«Insomma, ma i più dispiaciuti sono sicuramente mia moglie e i 4 figli».

Cosa fa un collaboratore tecnico?

«Sta con l’allenatore, lo aiuta, studia gli avversari, si confronta, va in panchina. La scuola migliore che potessi avere».

Si sente ancora calciatore dentro?

«Ora basta: è stato un processo graduale che si è completato. Quando ho iniziato era assurdo che insegnassi calcio a chi, tre mesi prima, giocava con me. Ho lasciato la mia prima vita poco alla volta».

Mai pentito?

«Mai, anche se in certe partite avrei voluto essere in campo: negli ultimi dieci minuti a Dortmund o a Liverpool. Il mio più grande rimpianto è non aver giocato in Europa, ma è stato meglio così. Ho lasciato al momento giusto, non volevo essere un peso per i tifosi, sentirmi dire che era ora di smetterla. Non è stata un decisione facile: fisicamente stavo bene, avrei potuto continuare».

Annoiato?

«A volte, quando ero lontano da casa, magari durante le feste. E quest’anno andrà ancora peggio, si giocherà il 26 dicembre. Un errore per chi celebra il Natale dal punto di vista religioso e lo considera anche l’occasione per stare vicino alla famiglia».

Divertito?

«Molte volte. Ne ricordo in particolare due: al debutto con l’Everton e il ritorno a Liverpool. Una goduria vera e propria. L’attesa e l’entusiasmo dei nostri tifosi, l’atmosfera internazionale, la rifinitura della vigilia. E in campionato il pareggio col Milan».

Il presidente Percassi ha detto che la seconda Europa sarà meglio della prima.

«Dovremo essere bravi a ripartire da zero, a dimenticare cosa abbiamo fatto ma ricordandoci che siamo in grado di reggere il doppio impegno, anzi il triplo, visto come è andata in Coppa Italia (l’Atalanta è arrivata alle semifinali con la Juve, ndr )».

Può diventare un problema iniziare così in anticipo la preparazione?

«Non credo, sarà una novità anche per me. Ma sono sicuro che Gasperini, che è molto attento anche ai minimi dettagli, saprà modulare i programmi nel modo migliore per non compromettere la stagione. Vorrà dire che i preliminari di Europa League ci serviranno come allenamenti».

Percassi ha anche detto che l’obiettivo resta la salvezza…

«So che sembra ridicolo, ma il presidente dice una cosa giusta perché da bergamasco conosce la testa dei bergamaschi: ricordiamoci da dove arriviamo e teniamo i piedi per terra. Poi possiamo pure alzare l’asticella degli obiettivi».

Diciamo zona Champions?

«Diciamo. Oppure, più semplicemente, l’obiettivo è stare con continuità nella parte sinistra della classifica».

Il rapporto con Gasp è stato sempre buono?

«Certo: sia lui che la società sanno che per me la cosa che conta di più è l’Atalanta».

Ha capito subito la sua idea di calcio?

«All’inizio ho avuto qualche difficoltà a seguire il suo lavoro perché cambiava spesso modi e tempi delle esercitazioni. Poi ho cominciato a prendergli le misure. E ora ci capiamo al volo».

L’allenatore CR77 in che cosa deve migliorare?

«Ho ancora tanto da imparare. Vedo che Gasperini si rimette in discussione ogni giorno all’età di sessant’anni, figuriamoci se non posso farlo io che ne ho 37».

Ci sono state partenze importanti: Caldara e Spinazzola, quasi certamente ora toccherà a Cristante.

«Resteremo competitivi, il fatto di avere un gioco consolidato sicuramente aiuta ad avere continuità».

Se domani le dicessero di allenare l’Atalanta?

«Sarei l’uomo più felice del mondo. L’Atalanta è molto più di una squadra, è qualcosa di unico».

Se glielo dicessero oggi?

«Ogni cosa a tempo debito. Ma sarei pronto: se non lo fossi, sarebbe meglio che cambiassi mestiere».