Razzismo e violenza, le solite parole al vento sentite da 30 anni. Pene esemplari? Chi le ha mai viste?

28.04.2019 05:13 di Luca Ronchi   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
Razzismo e violenza, le solite parole al vento sentite da 30 anni. Pene esemplari? Chi le ha mai viste?

RAZZISMO E VIOLENTI
GOVERNO E FIGC DIVISI

La politica e il calcio discutono da mesi di come arginare il razzismo da stadio – con le solite formule, ormai ripetitive: sospensione delle partite, identificazione dei colpevoli, maggiore presa di coscienza degli arbitri –, ma il vero interrogativo che traspare dal dibattito su chi tra il funzionario del Viminale e l’ispettore federale debba assumersi la responsabilità di interrompere le gare e mandare le squadre negli spogliatoi, è un altro, e quasi filosofico: chi deve garantire l’ordine pubblico negli stadi italiani?

È l’unico tema su cui Giancarlo Giorgetti e Gabriele Gravina sono (ancora) distanti. In questi mesi il confronto tra il sottosegretario con delega allo Sport e il presidente Figc è stato proficuo su molti argomenti sensibili, dalle politiche di sostegno ai vivai all’introduzione del semiprofessionismo (o qualcosa di simile), dall’azione congiunta contro la violenza sugli arbitri al comune impegno per una riforma della giustizia sportiva e delle norme per il rilascio delle licenze nazionali. Invece, su come si debba agire negli stadi, in primis per prevenire fatti violenti e garantire la sicurezza degli spettatori, ma anche per tutelare la dignità degli attori in campo e isolare gli autori di condotte discriminatorie e razziste, le posizioni restano distanti, in certi casi addirittura contrastanti. Archiviata con fatica (e molti malumori) l’introduzione nella legge di Bilancio del contributo delle società di calcio alle spese per l’ordine pubblico durante le partite, fortemente voluta dal ministro Salvini, il dibattito si è progressivamente spostato sulla condotta dei tifosi sugli spalti, sconfinando recentemente anche sul comportamento dei giocatori in campo, con Giorgetti a chiedere ciclicamente «pene esemplari» e a bacchettare perfino Kessie e Bakayoko (invasione di campo che ha indispettito il Milan), e Gravina a rintuzzare ogni volta sottolineando che «le norme sono state già inasprite e più di questo non possiamo fare». Un dialogo a distanza – cui sovente si è aggiunto il contributo un po’ fuori dagli schemi di Salvini – in cui ieri Giorgetti è intervenuto con maggiore profondità, inviando dei messaggi molto chiari al governo del calcio (pur senza mai nominare la Figc). Il richiamo all’applicazione delle regole, «perché il mondo del calcio, e dello sport in generale – ha detto il sottosegretario – è un po’ malato sotto questo profilo», pur svuotato della sua portata populista, è l’ennesima tirata d’orecchie a collaboratori, funzionari, ispettori e giudici che ogni settimana sono chiamati (gratuitamente) ad applicare sul campo la giustizia sportiva. E la riflessione sui compiti del responsabile dell’ordine pubblico – «Se decidiamo che è il Prefetto che interrompe le partite – ha precisato Giorgetti –, lo sport ha perso» –, è una risposta alle invocazioni calcistiche di un intervento del funzionario del Viminale, peraltro l’unico autorizzato in base alle Noif a decidere la sospensione di una gara. «È un delicato equilibrio – riconosce il sottosegretario – ci vorrebbero pene esemplari. Ci sono sofisticati sistemi per identificare chi si rende responsabile di questi episodi. Cominciamo ad allontanare dagli stadi quelli che vanno solo per fare casino. Bisogna copiare dall’Inghilterra». Passaggio, questo, che in verità scomoda più il Viminale che via Allegri...

Fatto sta che è tutto il calcio in queste ore ad essere chiamato in causa sul tema razzismo. Giovedì il sindaco di Milano Sala aveva tirato in ballo le responsabilità dei club: «Che fanno per combattere il fenomeno?». Il codice di giustizia sportiva gli impone di vietare l’accesso allo stadio ai tifosi violenti e razzisti, anche ritirandogli l’abbonamento. Ma chi lo fa? E soprattutto, chi è stato multato con i 200mila euro previsti nel caso in cui non si applichino queste misure?

EDITORIALE CORRIERE DELLA SERA

Ricordate il film «Ricomincio da capo» (Groundhog Day, il Giorno della Marmotta)? Il protagonista, Bill Murray, si sveglia ogni mattina e s’accorge che la giornata è uguale alla precedente: dalla canzone nella radiosveglia alle persone che incontra agli eventi cui assiste. Vivere in Italia, ogni tanto, dà questa sensazione. Ci sono cose che, inspiegabilmente, restano uguali. Ne discutiamo, ci litighiamo, fingiamo di cercare soluzioni. Ma non cambia niente.

   Gli eccessi del tifo calcistico, per esempio. Se ne scrive e se ne parla meno, da qualche tempo, non perché la situazione sia migliorata, ma perché l’indignazione stanca; e diventa frustrazione, poi rinuncia. Finché accade qualcosa: un gruppo di tifosi decide di dedicare il pre-partita all’apologia del fascismo, un altro offende i calciatori con la pelle scura, un altro viene fermato con un arsenale medioevale nell’auto, un altro traffica con la criminalità organizzata. Alcuni riescono a fare tutte queste cose insieme. Seguono denunce, invettive, prese di posizioni politiche, litigi televisivi, pensosi editoriali. Dura qualche giorno, poi tutto torna come prima.

   Molte soluzioni sono state proposte, e alcune provate, per affrontare la situazione.Non quella che ha risolto in problema in Inghilterra. Si prendono i responsabili – quasi sempre identificabili: il calcio non è il web – e li si processa per direttissima, in un locale all’interno dello stadio. Le pene non saranno quelle italiane (esagerate, lente, incerte), ma quelle britanniche (proporzionate, rapide, certe). Per esempio: chi vomita insulti razzisti passerà tre settimane in un centro di prima accoglienza a dare una mano. Chi viene trovato con mazze e catene aiuterà i carcerati, tutti i giorni per un mese. Chi tratta una tragedia come una moda, inneggiando al fascismo, trascorrerà quaranta giorni in un centro per anziani a cambiare i pannoloni. Ma lo farà davvero. Così si renderà utile, e magari capirà come funziona il mondo.

   Sono convinto che polizia e carabinieri sarebbero d’accordo. La magistratura, pure. Ma ci sarà mai un partito di governo capace di introdurre norme come queste? No, purtroppo. Lega e Cinque Stelle, Partito democratico e Forza Italia, sinistra destra e centro: quando si tratta di calcio, in Italia è sempre il Giorno della Marmotta.