Tiribocchi:"Nessuna crisi, l'Atalanta andrà in Europa"

19.10.2018 12:22 di Luca Ronchi  articolo letto 1809 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Tiribocchi:"Nessuna crisi, l'Atalanta andrà in Europa"

Dal calcio alla routine quotidiana, perché è cool. Un termine spesso associato alla bella vita, dimenticando però il vero significato. Lo dice chi lo è stato davvero: «Il bomber non è questo, nemmeno un fuoriclasse che vince i titoli. Lo è chi, col cuore, trascina per una salvezza». Proprio come un Tir: «Soprannome bellissimo, adoro i mezzi pesanti». Questo è Tiribocchi, uno che in provincia ha lasciato il segno: 43 gol a Lecce, 26 a Siena, 13 a Torino, 28 con l’Atalanta (2009-2012) e 18 col Chievo (luglio 2004-gennaio 2007). Lui, doppio ex, vivrà la sfida del Bentegodi in modo particolare: «La sento molto, mi aspetto tante reti». Classe ‘78, Simone fa poi chiarezza su una lettera pubblicata a maggio in cui esternò il proprio disagio verso un mondo che non riconosce più: «Sui social girarono versioni diverse, il vero messaggio non arrivò». Addio a Verona a gennaio (era il vice di D’Anna in Primavera), oggi allena l’U19 dell’Eurocalcio senza chiudere al ritorno tra i pro: «Ma senza ansia, forse sto pagando per quella lettera...».

Domenica Chievo-Atalanta: i suoi ricordi?

«Splendidi quelli che mi legano a Bergamo, sono affezionato a club e città. Idem per Verona, eravamo una famiglia. E i tifosi, ancora oggi, con me sono splendidi».

Splendida, di certo, non è la classifica di entrambe.

«L’Atalanta ha cambiato qualcosa e sta cercando di ripartire, il Chievo ha di fronte una salvezza complicata. Entrambe sono condannate a vincere, mi aspetto 90’ con tanti gol».

Lei conosce bene D’Anna: esonero giusto?

«Tecnico preparato, magari un anno di B gli farà bene. Evidentemente c’erano dei problemi, altrimenti perché cambiare?».

Troppa pressione per il -3 di partenza?

«Partire sotto può creare motivazioni particolari. Ricordate la nostra Atalanta? Meno 6 punti nel 2011, alla fine 52 senza penalizzazione. Conta la reazione, inoltre Ventura vorrà partire con un successo».

Dall’altra parte Gasperini.

«Uno forte, le sue squadre corrono e giocano alla grande. Persona schietta, per lui è bianco o nero. Ha fatto male all’Inter, era un momento particolare. Le colpe furono di tutti».

Solo 6 punti per l’Atalanta, nonostante il gioco.

«Mentalità da big, se la gioca sempre. Finora episodi sfortunati. E Copenaghen è stata un colpo pesante, ma non è in crisi. Lotterà per l’Europa».

Attacco nel mirino: problema di singoli?

«Il mestiere delle punte è segnare, ma devono lavorare anche per la squadra. Per questo non è facile essere sempre cattivi davanti alla porta. Zapata? Un lottatore, si sbloccherà».

Intanto Pellissier non molla.

«Un grande. Se il gol al Milan lo avessero segnato altri se ne sarebbe parlato per settimane… Lui è un vero bomber».

Termine che, non solo in campo, va molto di moda.

«Ma nel calcio attuale lo sono in pochi. Non è la stella che vince titoli, né tantomeno chi fa una bella vita. Lo è chi, magari senza grandi qualità, ma col cuore, trascina a una dura salvezza o a una qualificazione in Europa. Come Immobile».

Tra i giovani ne vede qualcuno?

«Forse Cutrone, ma giocare con Suso e Higuain è più facile. Chissà cosa avrebbe fatto il Tir con compagni del genere!».

A maggio fece scalpore la lettera a suo figlio Emanuele.

«Che qualcuno modificò sui social, inserendo anche parolacce che mai scrissi. Il risultato fu aggressivo, io volevo mandare un messaggio positivo nei confronti di un mondo malato».

Qualche esempio?

«Gente che paga per giocare, agenti che fanno lo stesso per i propri assistiti, spesso ragazzini. Troppi lavorano senza merito, poi non stupiamoci quando grandi ex sono a casa».

La pubblicherebbe ancora?

«Forse mi ha chiuso le porte del calcio che conta, ma lo farei di nuovo. Pensai a mio figlio, al quale auguro di festeggiare un domani la vittoria di un altro Mondiale. Io sono per il calcio, non contro il calcio. Per fortuna ci sono anche eccezioni».

Una di queste?

«Ce l’abbiamo davanti, è proprio l’Atalanta. Un modello».