Tutti contro l'Atalanta, ma ne parlano tutti benissimo. Mistero. Il Papu sotto la lente d'ingradimento, rispondono 4 esperti.

26.11.2019 14:00 di Luca Ronchi   Vedi letture
Tutti contro l'Atalanta, ma ne parlano tutti benissimo. Mistero. Il Papu sotto la lente d'ingradimento, rispondono 4 esperti.

Per i piangina, l'Atalanta è snobbata dai media nazionali, ma ogni giorno la Gazzetta gli dedica una pagina. Per i piangina, i telecronisti Sky ce l'hanno su con l'Atalanta o la gufano, ma ogni volta tutti ribadiscono il concetto che la squadra di Gasperini è la squadra che gioca il miglior calcio in Italia e nonostante i suoi tifosi, è la squadra che tutti "tifano" e prendono come esempio. 

GOMEZ ALLA SBARRA DEGLI ESPERTI

Così tanto «anima» di quell’Atalanta, martedì sera, da suscitare lo stesso dubbio della squadra, dopo quel 2-0 sulla Dinamo Zagabria che però poteva essere un 4-1, forse anche un 5-1: ma il Papu Gomez poteva fare di più? La carriera che ha avuto tra Italia e Ucraina (proprio a Kharkhiv, dove si era illuso di conoscere la Champions e dove se la giocherà fra due settimane) è corretta? Oppure ha tolto qualcosa al suo talento molto particolare, qualità totalmente sudamericane concentrate in 165 centimetri di imprevedibilità e intelligenza tattica? Le chance di mercato concrete ma non concretizzate - l’Inter, la Lazio - sono sfumate in passato perché così va il calcio, o perché non era quella la sua dimensione? E’ fuori di dubbio che il Papu a Bergamo e nell’Atalanta abbia trovato la sua: non avrebbe già deciso, una volta chiuso con il calcio, di vivere lì. Di metterle a disposizione forse la versione migliore, sicuramente la più matura, di sé. Martedì sera, non solo per quel gol meraviglioso che gli mancava da sette partite e che ha riacceso il dibattito, Gomez è stato una sintesi perfetta: del giocatore che è sempre stato - vedi 2-0 - e di quello che è diventato. Responsabilizzato, oggi pure dall’assenza di Zapata. Evoluto, anche tatticamente: seconda punta, attaccante esterno, centrocampista e in tutte tre le versioni insegna la disponibilità anche in fase difensiva. Saggio: per capacità di dosare le energie e per continuità sui 90’ è stato - esattamente come la Dea - forse il miglior Gomez della stagione. E allora: Atalanta squadra perfetta per il Papu, o poteva essere un Gomez ancora più forte e gratificato?

Il dubbio di Bergomi

Beppe Bergomi, martedì sera commentatore Sky di Atalanta-Dinamo, parte da un concetto molto chiaro: «Gomez considera l’Atalanta il suo top club, l’ha anche detto. Prendiamo quel recupero difensivo impressionante fatto a squadra in dieci perché era fuori Muriel: l’ha fatto da leader che voleva essere un esempio per tutti. Da «insostituibile», e magari avrebbe vissuto male il ruolo di possibile riserva in un grande club. E ho un altro dubbio: forse nessuno in Europa ha un gioco «particolare» come questa Atalanta e chi è allenato da Gasperini viene esaltato totalmente dal gioco che propone. Certi sprazzi, certi uno contro uno, un Papu più giovane li aveva e li avrebbe avuti anche in una grande squadra; un utilizzo così specificamente gratificante forse no».

Branchini e il “peso”

Anche Giovanni Branchini, fra i più importanti procuratori sportivi in Italia, l’altro ieri sera ha visto live il Papu: «Gomez fa parte di quella categoria di giocatori che non nascono con le stimmate dei campioni ma lo diventano per gradi, guadagnandosi la carriera passo dopo passo. Poteva arrivarci prima? A Catania faceva grandi cose, ma forse non aveva ancora la completezza e la continuità che a volte i campioni dimenticano e anche la complementarietà con la propria squadra che ha raggiunto con l’Atalanta. Aggiungo una valutazione “storica”: il Papu ha quasi 32 anni, dunque ha iniziato in un momento in cui c’era una specie di coprifuoco per i piccoletti come lui. E il suo ruolo era anche un po’ bistrattato dai tecnici».

Maran vede un leader

Uno dei tecnici che lo ha accompagnato ai tempi del Catania, Rolando Maran, ha affrontato Gomez da poco, con il Cagliari: «Il suo rendimento lo conosco, anche se in questi sei anni si è completato molto: gli chiesi di fare più gol - e infatti li raddoppiò - ma giocava ancora molto sulla linea. E però intuii la sua duttilità il giorno che contro il Napoli, eravamo in dieci, fece praticamente la punta centrale, e bene. Quello che si percepisce con chiarezza oggi è quanto Gomez si senta, e sia, leader dell’Atalanta. Quando lo allenavo ero certo che avrebbe fatto un percorso importante: lo ha trovato a Bergamo, perché quando giochi in Champions senti di essere in una grande squadra, che non a caso oggi in Italia è al top. Così è difficile avere rimpianti».

Il parallelo di Maxi

Andare in Ucraina, ricorda Maran, «fu soprattutto un affare di mercato, un’operazione economica quanto calcistica». Ma forse ne rallentò il decollo, dice l’ex compagno Maxi Lopez: argentino come lui, al Catania come lui dal 2010 al 2012. «Ogni calciatore ha i suoi momenti, è successo anche a me quando dalla Liga finii a Mosca, e mi costò qualche anno di frenata. Andando in Ucraina il Papu si tirò un po’ fuori dal calcio che conta: se poi ha fatto ciò che ha fatto, e fa ancora, è perché è un grande calciatore, ma senza quella parentesi forse lo avrebbe fatto più a lungo. Però oggi quel calcio che conta se l’è ripreso con l’Atalanta: è il “capo” di un progetto che cresce e che raccoglie quanto ha seminato. Proprio come lui». (Gazzetta dello Sport)