Un anno dopo è cambiato (quasi) tutto per non cambiare niente: l'Atalanta dei "giovani vecchi" ha più esperienza, personalità, sicurezza e qualità

 di Luca Ronchi  articolo letto 2430 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
Un anno dopo è cambiato (quasi) tutto per non cambiare niente: l'Atalanta dei "giovani vecchi" ha più esperienza, personalità, sicurezza e qualità

Dal confronto con l’inizio dello scorso campionato emergono numeri simili, ma l’Atalanta è cresciuta in personalità e consapevolezza. E ha digerito gli addii eccellenti

Un anno dopo, a prima vista, sembra non sia cambiato nulla. Dopo sette giornate l’Atalanta 2017-18 ha 9 punti, esattamente come l’Atalanta 2016-17. Sono simili i bilanci dei gol fatti (12 oggi, 10 dodici mesi fa) e dei gol subiti (10-12) e perfino lo sviluppo della prima parte del campionato: sconfitta in casa di misura contro una romana al debutto (3-4 con la Lazio, 0-1 con la Roma) e in trasferta al secondo turno, vittoria a Bergamo alla terza giornata per 2-1 in rimonta e con un gol segnato nel finale e poi un risultato importante contro una grande avversaria al 7° incontro: 1-0 al Napoli nel 2016, 2-2 da 0-2 con la Juve otto giorni fa.

SOMIGLIANZE Quindi è la stessa Atalanta? Ovviamente no. Se i numeri sottolineano una certa somiglianza, lo si deve anche al sistema di gioco che si poggia sugli stessi principi che avevano portato i nerazzurri in Europa. Quindi, il baricentro resta basso come l’atteggiamento di recupero del pallone, la squadra è corta e semmai si sta abituando a cercare ancora di più l’ampiezza: lo dimostra il dato sulla larghezza della squadra e sulle giocate sulle fasce che sono leggermente aumentate. Sono aumentati anche i giocatori già finiti sul tabellino dei marcatori e, soprattutto, i tiri nello specchio della porta: 36 contro 29 vuol dire uno in più a partita.

L’ANALISI Al di là dei numeri, il segreto è nell’atteggiamento. Gli allenatori lo ripetono spesso: «Voi pensate ai moduli, noi a come vengono interpretati». Gasperini da un anno infonde il coraggio delle idee e l’idea del coraggio. Si gioca a calcio, quindi bisogna sapere cosa fare quando il pallone finisce tra i propri piedi. L’Atalanta l’ha imparato in fretta e ne ha scoperto l’utilità in due momenti precisi: a gennaio quando è sparito Gagliardini e poi a luglio quando in ritiro non c’erano più Kessie e Conti. Tre elementi fondamentali hanno lasciato l’Atalanta in pochi mesi, eppure Gasperini ha tappato agevolmente le falle e adesso, ad esempio, i tifosi nerazzurri si godono l’esplosione di Cristante e nemmeno ricordano più Gagliardini. Merito di Cristante? Certo, ma anche lui in altre squadre aveva faticato a ritrovarsi. Il gioco di Gasperini e l’atteggiamento che il tecnico chiede in campo fanno la differenza. Ilicic è un’arma tattica fondamentale in determinate situazioni perché consente di alzare il tasso tecnico anche stringendo verso il centro. L’anno scorso sulla trequarti prevaleva la fisicità di Kessie e di Kurtic, quest’anno c’è più qualità. La maggiore consapevolezza della propria forza consente anche di leggere meglio i momenti della partita, pure quelli di sofferenza come è capitato a Verona con il Chievo e a Firenze. Perché è vero che l’Atalanta ha gli stessi punti di un anno fa, ma è altrettanto vero che dopo le prime due sconfitte non ha più perso dribblando le trappole di un calendario insidioso e soprattutto ha vinto le due partite casalinghe contro avversari meno forti (Sassuolo e Crotone): il vero segnale del salto di qualità.