Valo, un ultras duro e puro dice cose sacrosante, ma...

10.07.2018 13:36 di Luca Ronchi  articolo letto 2659 volte
Valo, un ultras duro e puro dice cose sacrosante, ma...

Ci sono ultras e ultras anche all'interno del gruppo dei duri e puri. Ci sono i delinquenti e quelli con la testa che portano avanti con  grande passione, la loro fede nei confronti dell'Atalanta e della maglia, andando oltre le polemiche o le indiscrezioni di mercato. A questi interessa la società Atalanta, mentre gli uomini passano, i colori restano come i tifosi.

Ho sempre apprezzato e rispettato Valo, per quello che dice e come lo dice e lo dimostra il post che ha scritto su Facebook, con molta lucidità e razionalità, un post che condivido, ma... 

«Giusto per ribadire il concetto in modo un po’ più dettagliato: il calciomercato non l’ho mai sopportato – esordisce il ragazzo della Nord -. Nomi che vanno, nomi che vengono… Giocatori e procuratori che alla prima stagione positiva dopo diverse stagioni anonime puntano i piedi come bambini viziati e dimenticano il privilegio di fare il mestiere più bello del mondo indossando una gloriosa maglia. Sono situazioni che mi nauseano ma che ormai in questo calcio malato e privo di valori come senso di appartenenza e riconoscenza fanno parte del gioco, per cui cerco di turarmi il naso, di non curarmene ed andare avanti per la mia strada tenendomi stretta quella passione che ormai è rimasta viva solo sugli spalti, soprattutto nei settori più popolari, dove si vive alla vecchia maniera, si gioisce, si impreca e si soffre lontano dai lustrini di catering, sponsor e marketing».

Il richiamo ai tifosi atalantini. «Credevo però – continua il Valo – che questi atteggiamenti non intaccassero mai il nostro essere tifosi sopra ogni cosa, quell’amare la maglia e i colori indifferentemente da chi li indossa, dalla categoria e dall’avversario… Ma ultimamente anche questa certezza è venuta un po’ meno. Sarà che i social hanno la facoltà di amplificare quelle che una volta erano e restavano chiacchiere da bar, che ognuno può erigersi ad esperto di calcio, di mercato e di bilancio, ma più leggo alcuni articoli e commenti e più mi rendo conto di vivere la mia passione in un modo diverso da chi scrive. Io non dimentico quando giravamo l’Italia in massa da ultimi in classifica per i nostri colori e vado fiero della nostra storia, che ci ha portati a Lione ma anche a Portogruaro, che ci ha visti affrontare il Borussia ma anche il Gubbio. A me sinceramente non interessa quello che dicono Sartori o Gasperini su chi è arrivato, su chi arriverà o su chi se ne andrà. Perché il mio compito è sostenere chi indossa quella maglia indifferentemente dal fatto che si chiami Cristante o Traore, Caldara o Varnier, che giochi in nazionale o che arrivi dal Gandosso».

 

 

Prima la maglia, sempre. «Se non è chiaro a TUTTI questo concetto – conclude il Valo -, tradiamo la nostra indole: la maglia e i colori vengono prima di qualsiasi nome e chi la indossa con impegno e sudore merita sostegno incondizionato. Punto! Se poi perdiamo un campione e arriva un brocco che ci mette voglia e rabbia allora dobbiamo compensare noi la carenza e dare ancora più sostegno perché questo è quello che siamo sempre stati e che dobbiamo continuare ad essere. Abbiamo applaudito ed acclamato gente che aveva due prisme al posto dei piedi perché onorava la maglia con corsa, impegno e sudore, e deve continuare ad essere così! Se due stagioni in Europa bastano per farci dimenticare chi siamo e da dove arriviamo allora probabilmente non abbiamo capito un cazzo… Noi non siamo quelli che sbavano per i nomi scritti sulle spalle, noi siamo l’Atalanta e vogliamo Uomini prima che campioni! Il salto di qualità cominciamo a farlo sugli spalti riscoprendo il valore che ci ha reso grandi: umiltà! SOLO ATALANTA».

Perfetto Valo, da ex tifoso talebano, ragionavo pure io come te, ma poi con gli anni, cominci a guardare anche ad altre cose: al sogno di un top player, alla voglia di vincere che  non lo fai con i soli portatori d'acqua, ma con i campioni. Il tifoso medio che rappresenta il 90% dei tifosi italiani, vuole pane e circo, vuole i CR7, non i Migliaccio. La stessa società sa benissimo che acquistare un nome di grido, aumenta il brand, il marketing, l'indotto che gira intorno alla squadra. E' inutile fare i romantici, il calcio è si sport, ma pure una delle aziende più ricche d'Italia e tutti ci vogliono mangiare il più possibile: Presidenti, giocatori, dirigenti, tifosi e giornalisti.