Vorrei un calcio come Gattuso

29.05.2019 15:28 di Luca Ronchi   Vedi letture
Vorrei un calcio come Gattuso

I tifosi obiettivi, senza pregiudizi, sanno ormai come la penso sul calcio. vorrei zero delinquenza, massima onestà, sportività e sogno un tifo "per", non più contro. Sono un folle sognatore, ma come stiamo sconfiggendo la violenza, arriveremo anche ad educare i tifosi atalantini, io non posso fare nulla, spetta a voi farlo ogni girono con il vostro vicino di banco, al bar, in palestra, al circolo dei canottieri, allo stadio. Nel calcio dei falsi moralisti, dei finti preti, ci sono uomini, U O M I N I su cui poter fondare il calcio delle future generazioni e uno di questi è Gennaro Gattuso che, con un atto semplice, ha stupito il mondo folle del calcio. Vi lascio un bellissimo articolo tratto da Repubblica. 

La storia non si compra, sull’amore non si lucra. In un mondo in cui nessuno molla mai un centesimo, Gennaro Gattuso lascia due anni di stipendio al Milan, uno scherzetto da cinque milioni di euro mal contati. Ringhio se ne va, e bada solo a proteggere i contratti del suo staff tecnico: loro, giustamente, non ci rimetteranno, e se tutti troveranno presto una nuova squadra tanto meglio.

«La mia storia con il Milan non potrà mai essere una questione di soldi», ha detto Gattuso nel giorno dell’addio più elegante che il calcio recente ricordi.

Altro che ruvido mediano catturapalloni, altro che allenatore solo grinta: un signore, invece, di quelli ricchissimi dentro. Se la regola del "prendi i soldi e scappa", oppure prendili e resta lì senza meritarli è spesso una legge non scritta di uno sport dominato da procure, castelli finanziari (a volte di carta) e avidità, uno dei simboli dell’Italia campione del mondo nel 2006 indica che un’altra strada è possibile. Bella forza, direte voi: Gattuso è già straricco. Ma non pensiate che sia automatica questa signorilità sincera, il non accettare che si faccia mercato di un legame profondo.

Gennaro Gattuso ha giocato per tredici anni nel Milan di cui ha allenato pure i ragazzi, prima della panchina rossonera ha sgobbato in lungo e in largo, nessuno gli ha mai regalato niente. Ora se ne va dopo aver capito che aria tirasse, dopo una stagione eccellente dentro un Milan sempre nella bufera, dopo avere insegnato calcio ai giovani (l’età media dei milanisti è molto bassa) e un mucchio di altre cose a tutti.

Prigioniero di una certa retorica narrativa che pretende di ridurlo a una specie di macchietta, l’eroe ruvido senza paura, Gattuso ha mostrato in questi anni sfumature e raffinatezze, oltre al coraggio di dire alla versione ultrà rossonera di Salvini di starsene zitta. E mentre Antonio Conte vince una causa da 11 milioni con il Chelsea sulla giusta causa di licenziamento, mentre Mourinho per andarsene dal Manchester United ha preteso 15 milioni di sterline e Ventura non ha mollato neppure un giorno di stipendio azzurro dopo il disastro mondiale, il gesto di Gattuso sembra provenire da un altro mondo e da un altro tempo. Quello di chi non è sul mercato quando il mercato confonde prezzo e valore. Come quando Cristiano Lucarelli non volle lasciare il suo Livorno a nessun prezzo, e ci scrisse pure un libro dal titolo eloquente e raro: Tenetevi il miliardo,

a quell’epoca c’era ancora la vecchia lira.

Un conto, poi, è rinunciare ai soldi ancora da guadagnare, un altro è fare aeroplanini di carta con il proprio denaro, quello di un contratto già in essere: soldi tuoi, a suo tempo pattuiti e liberamente ottenuti. Piuttosto che farsi pagare gli alimenti dal Milan, il buon Gennaro dice: tenetevi tutto, il resto è mancia. Infatti lui è quello che ha fondato in Calabria una onlus per aiutare i ragazzi più sfortunati, e invece di comprarsi una Rolls si è preso un allevamento di cozze. Fortunata la squadra che lo prenderà adesso, fortunati i suoi nuovi giocatori e anche i tifosi: perché è bello avere accanto uno così, basta lasciarlo dire (e fare) e qualcosa si impara sempre da Gennaro Gattuso detto Ringhio, campione del mondo dello stare al mondo.