Le curve italiane? Lo specchio della società. Chi sono gli ultras? Cosa sono le curve? Non generalizziamo un fenomeno sociale complesso. Un'analisi sociologica sul tifo organizzato, tra politica e violenza. La prima fu la Fossa dei Leoni del Milan.

 di Luca Ronchi  articolo letto 1130 volte
Fonte: di Pierluigi Spagnolo (SportWeek)
Le curve italiane? Lo specchio della società. Chi sono gli ultras? Cosa sono le curve? Non generalizziamo un fenomeno sociale complesso. Un'analisi sociologica sul tifo organizzato, tra politica e violenza.  La prima fu la Fossa dei Leoni del Milan.

Gli ultras, accusano spesso i giornalisti e l'opinione pubblica di parlare "senza sapere". Cosa bisogna sapere per giudicare atti di teppismo, resta un mistero, ma se andiamo oltre a questo aspetto da condannare senza "se" senza "ma", il fenomeno sociale ultras, è un mondo variegato su cui molti scrittori e giornalisti hanno scritto libri che ho letto con molto interesse, aggiungendoci pure una tesi universitaria, prestata da una mia amica, che analizzava a livello sociopolitico ed economico, la nascita dei primi gruppi ultras e la loro espansione. Oltre ai libri, ho partecipato attivamente per anni anch'io ad un gruppo ultras, con riunioni, organizzazione, coreografie, manifestazioni. Bellissimo, tutto bellissimo se non fosse per il cancro violento, criminale, camorristico che si è impossessato delle curve negli ultimi 20 anni.

Vi riporto uno stralcio di un libro scritto da Pierluigi Spagnolo, profondo conoscitore del mondo dell curve. 

"Ogni domenica la curva di uno stadio si trasforma da luogo fisico in luogo sociale, palcoscenico di conflitti e di aggregazioni comunitarie", sosteneva Valerio Marchi, il sociologo-ultrà scomparso nel 2006, per anni animatore della curva della Roma, il massimo esperto del mondo ultras italiano. È un luogo in grado di attrarre individui di classi diverse.

La curva è forse l'unico ambito in cui il tornitore e il giovane avvocato, il disoccupato e lo studente vivano la loro passione, gomito a gomito", è la tesi di Enrico Brizzi, scrittore italiano tra i più amati dal pubblico, per anni frequentatore della curva del Bologna. Ma chi sono gli ultras degli stadi? Cosa sono le curve? Un magma incandescente di violenza, affari turpi e derive razzistoidi, come la vergogna antisemita degli adesivi con l'immagine di Anna Frank con la maglia della Roma, attaccati da alcuni ultras laziali potrebbe indurre a pensare? Non solo, non sempre. Anzi. Generalizzare, come in tutti gli ambiti dell'analisi di un fenomeno sociale complesso, è sempre un errore. E l'errore più grande, adesso, sarebbe proprio quello di fare di tutti i laziali un fascio. O di tutti gli ultras dei criminali.

La curva di uno stadio non è la rappresentazione della peggio gioventù, non è la discarica in cui si mescolano rifiuti della società, anime violente, vite ai margini e bassi istinti. C'è anche quello, ma non solo quello. Le curve non sono un mondo a sé, ma uno spaccato fedele di quello che c'è fuori dallo stadio, una riproduzione in scala, una rappresentazione piuttosto precisa della realtà che si ritrova al di là dei cancelli di un settore ospiti. È un luogo di aggregazione spontaneo e trasversale. Ci ritrovi tutto, senza distinzioni. Politica, tendenze, mode, linguaggi. Slanci positivi ed errori clamorosi. Sui gradoni si incontrano l'insegnante e il cassaintegrato, il figlio del magistrato e il ragazzo che vive di espedienti, il salutista e il tossico. Perché nelle curve c'è tutto, senza quelle distinzioni sociali e di censo che si registrano in altri luoghi di aggregazione. Purtroppo c'è la violenza, nella misura in cui la si ritrova nelle strade. C'è l’odioso razzismo, nella stessa quantità riscontrabile nella vita quotidiana. Magari accentuata e agghindata con i panni della rivalità e del campanilismo. Ci sono alcol e droghe, come nelle discoteche e nelle zone della movida delle grandi città.

D'altronde, dall'omicidio di Alatri ai recenti pestaggi di Roma, i dati dimostrano tragicamente che in Italia si muore o si rimane feriti ogni anno più per le risse in discoteca che per gli scontri allo stadio. C'è l'estremismo politico, nelle curve, come nelle piazze e nelle università.

E già negli anni Settanta e Ottanta sono state ritenute "una valvola di sfogo" dell'aggressività dei giovani italiani, che senza gli stadi avrebbero riversato nelle piazze e nella politica radicale la loro passione e la loro irruenza. E allora qualcuno aveva teorizzato che era meglio canalizzare questi impulsi in un luogo certo e in momenti periodici ben definiti, quali sono quelli delle partite.

Gli slogan beceri degli ultras sono gli stessi che si trovano realizzati con la vernice spray, sui muri delle nostre città. Perché ci sono coloro che odiano, come sui social e nel traffico. E gli estremisti di destra? E le curve in mano ai neofascisti? Sarebbero 85, sulle 382 tifoserie censite di recente in Italia, secondo l'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, le curve con connotazioni di destra o destra radicale (Lazio, Inter, Verona, Ascoli, Triestina, le più famose). Una cinquantina invece quelle "rosse" o legate alla sinistra estrema (Livorno, Ternana, Perugia, Pisa, Cosenza, tra le altre). Ben 231 quelle in cui non si possono riconoscere tendenze politiche (Sampdoria e Parma, per fare due esempi).

Le curve sono un luogo sociale che ha cambiato colore e pelle nel corso dei decenni, come la società italiana, di cui sono lo specchio fedele.

E la curva resta, nonostante gli eccessi e gli errori, il luogo di aggregazione trasversale più frequentato dagli italiani. Popolato e vissuto, settimanalmente, da centinaia di migliaia di tifosi. "Gli ultras restano la sottocultura giovanile più viva e longeva", sostiene ancora Brizzi. Nati come effetto del clima culturale del 1968 e poi divenuti movimento strutturato nel corso dei turbolenti anni Settanta, intrecciandosi con l'estremismo politico, i primi gruppi ultras italiani si sono formati in gran parte con un orientamento di sinistra: dalla Fossa dei Leoni del Milan, alla Fossa dei Grifoni del Genoa, dai Fedayn della Roma ai primi ultras juventini, dagli ultras del Bologna a quelli della Fiorentina. In origine erano "rosse" persino le famigerate Brigate Gialloblù del Verona, fondate nel 1971 da due ragazzi dei collettivi studenteschi e poi diventate la quintessenza delle tifoserie "nere".

Facevano eccezione, già negli anni Settanta, la curva della Lazio e quella dell'Inter, già con una forte connotazione di destra o addirittura neofascista, e poche altre realtà minori. Ma allora, ci si chiede: quando prendono il sopravvento i gruppi di estrema destra, quando entrano nelle curve? Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Guarda caso, con il mutamento dello scenario politico italiano. Le curve, facile detonatore dei mutamenti sociali, sono le prime a sperimentare l'esplosione del fenomeno leghista (solo al Nord, ovviamente) e la crescita delle destre post fasciste, dopo Tangentopoli e il crollo del sistema politico. Quando vira a destra una parte consistente della gioventù italiana, svoltano a destra anche una parte rilevante delle curve.

Non è un caso che oggi, pur senza simbologia esplicita, molta simpatia negli ambienti delle curve li raccolga anche un movimento percepito come anti-sistema come i Cinquestelle. Perché è retorico e fantasioso sperare che le curve e il tifo radicale restino impermeabili ai fenomeni più grandi che attraversano l’Italia e non solo l’Italia. Le curve li riproducono in piccolo, con le stesse logiche, gli stessi pregi, gli stessi eccessi. Anche, purtroppo, con la violenza, il razzismo, gli affari loschi. Tutti aspetti negativi che vengono accentuati, perché il calcio resta una grande vetrina, che tutto amplifica. Non una pattumiera, le curve degli stadi. Ma una cartina di tornasole, che si limita a rendere più esplicito, più grossolanamente visibile, quello che c'è già nella nostra società. Quindi anche il razzismo e la violenza.

A tutti noi coinvolti nel calcio (dirigenti, giornalisti, giocatori, tifosi da tribuna e tifosi da curva) però rimane un compito: fare il possibile perché di razzismo e violenza ce ne sia il meno possibile e che quando qualcuno sbaglia venga individuato ed espulso. Isolare i “cattivi” fa bene a tutti, il rischio di diventare (o soltanto) sembrare complici è molto alto, soprattutto nelle curve.   

CURVE DI SINISTRA: Ancona, Cosenza, Empoli, Livorno, Perugia, Pisa Trnana

CURVE TENDENZIALMENTE A SINSITRA: Alessandria, Atalanta, Bologna, Fiorentina, Genoa, Spal, Torino

MISTE: Milan, Napoli, Parma, Samp e tutte le altre

TENDENTI A DESTRA: Bari, Cagliari, Catania, Foggia, Frosinone, Juventus, Latina, Palermo, udinese 

FORTEMENTE DI DIESTRA: Ascoli, Inter, Lazio, Verona, Triestina, Roma, Lucchese